BEPPE SALVA SOLO SKY - EDITTO DI GRILLO: “LERNER, FAZIO E FORMIGLI SONO MACCHIETTE, VENDUTI CHE SPACCIANO COMIZI PER INFORMAZIONE, PAGATI PROFUMATAMENTE PER IL SERVIZIETTO PUBBLICO AL BERSANI, AL RENZI, AL CASINI DI TURNO” - “CONSIGLIO” AI GRILLINI: DISERTATE I “TALK SHOW CONDOTTI ABITUALMENTE DA GIORNALISTI GRADITI O NOMINATI DAI PARTITI, COME È IL CASO DELLE RETI RAI, DELLE RETI MEDIASET E DE LA7…”

Beatrice Borromeo per il "Fatto quotidiano"

Macchiette, venduti, fate smemorine!". Per convincere i grillini indisciplinati che la televisione è il peggiore dei mali, Beppe Grillo - su Facebook - fa i nomi di quei giornalisti che, dice lui, "spacciano comizi per informazione". E se ogni politico ha le sue antipatie, tra i conduttori non graditi al leader del M5S (quasi tutti) ci sono alcuni dei più popolari volti della nostra televisione.

"Lerner, Fazio, Formigli, per citare solo alcuni della truppa cammellata - scrive il comico nel suo post - sono le nuove fate smemorine il cui compito è trasformare delle zucche vuote in statisti e attaccare con qualunque mezzo e ferocia chi mette in discussione il Sistema (del quale sono i pretoriani) e proteggere il loro portafoglio". Parole, quelle di Grillo, in linea con la regola delle regole da sempre imposta ai suoi seguaci: mai in tv, mai nei talk show - quei "punti G" che i grillini hanno l'ordine (poco rispettato) di evitare.

Tanto che, in uno dei 12 comandamenti pubblicati ieri sul blog beppegrillo.it   (la "guida per dummies", cioè per gli stupidi, dedicato a chi trasgredisce con ingenuità più o meno autentica i diktat del leader) il comico genovese non lascia zone grigie: "É fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come è il caso delle reti Rai, delle reti Mediaset e de La7". Anche perché per apparire basta aspettare: Grillo sta costruendo un canale tv tutto suo, rigorosamente sul Web.

Per Corrado Formigli - che con Piazzapulita ha avuto ottimi ascolti su La7 - finire nella lista nera è "la dimostrazione che ho fatto bene il mio mestiere: sono stato attaccato da molti leader politici, Grillo è uno di loro. E quando i potenti ti insultano, significa che stai facendo il giornalista come si deve".

L'attacco di Grillo, che sembra essere sui massimi sistemi, nasce però da casi specifici: la partecipazione non autorizzata della consigliera comunale Cinque Stelle Federica Salsi a Ballarò e l‘affaire Favia, quel fuorionda che Formigli trasmise rubando lo sfogo del consigliere emiliano, tra i primi ribelli in seno al Movimento. "Prima ci davano dei grillini - dice Formigli - ora ci chiamano nemici. Noi abbiamo raccontato il fenomeno Grillo nel bene e nel male. Quel che non mi piace è avere un altro leader politico che fa liste, come avvenne con l'editto bulgaro".

Gad Lerner la prende più sul ridere, postando sul suo "blog del Bastardo" un fotomontaggio di se stesso travestito da soldato romano, corazza dorata , spada in spalla e il suo ormai consolidato sorriso sghembo. Si fa più serio poco dopo su Twitter: "Attivisti del MoVimento 5 Stelle abituatevi ai divieti. Beppe Grillo non è più il vostro megafono, d'ora in poi dovete chiamarlo capo".

Il conduttore dell'Infedele riprende poi uno stralcio dell'intervento di Grillo, quello in cui i conduttori vengono definiti "macchiette che fanno comizi politici (ma il termine antipolitici è più appropriato in quanto fanno gli interessi di gruppi politici o economici)" e "uomini di alta e autoproclamata cultura che sono pagati profumatamente per il servizietto pubblico al Bersani, al Renzi, al Casini di turno".

E lo riprende per sferrare la sua vera replica: le dichiarazioni sono "una sapiente campagna di distrazione di massa intorno alla nocività dei talk show (che alimentano il suo protagonismo) e all'utilità di un Di Pietro al Quirinale" per "far passare sotto silenzio la truffa perpetrata ai danni dei cittadini che Grillo aveva illuso promettendo l'invenzione di una politica costruita dal basso".

Perché, ricorda Lerner, "alle prossime elezioni politiche potranno avanzare online la loro candidatura esclusivamente i militanti che già si candidarono col M5S nelle elezioni amministrative degli anni scorsi. Qualche centinaio di fedelissimi. I soliti ignoti già passati al vaglio del "capo politico". Dunque "niente sorprese. Niente concorsone. Niente candidature on line. Niente ‘inviate il curriculum e vinca il migliore' ".

Ma nelle dodici tavole ci sono anche alcune novità: Grillo propone un referendum sull'euro ("devono decidere gli italiani") e chiude a Di Pietro ("con lui grande amicizia ma nessuna alleanza"). Poi cede a un'apertura sulla tv che rende il rigore chiesto ai grillini molto più conciliabile col loro ruolo politico: "Non sono vietate interviste di eletti del M5S trasmesse in televisione per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili". E anche se c'è chi obietta che così mancherà sempre il contraddittorio, la soluzione - dicono i maligni - è ottima per evitare figuracce ai ragazzi del Movimento, quasi tutti alle prime armi (se non altro in tv) e prede facili di chi fa degli attacchi mediatici un mestiere.

 

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