FRATELLI COLTELLI! IL BLITZ DEI ROSICONI BERSANI & LETTA ALLA CAMERA PER ROVINARE LA FIDUCIA A RENZI: L’ABBRACCIO PIANIFICATO PER IMPALLINARE PUBBLICAMENTE IL ROTTAMATORE E INTANTO INCASSARE I POSTI DI GOVERNO

1 - APPLAUSI, LACRIME E ABBRACCI: LETTA E BERSANI RUBANO LA SCENA
Fabio Martini per "La Stampa"


La nemesi si è presentata sul palcoscenico di Montecitorio all'ora del caffè. Quasi in coppia, sono inaspettatamente ricomparsi in aula Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta e proprio loro - gli ultimi campioni (sconfitti) della politica tutta prosa e niente effetti speciali - sono riusciti a rubare la scena a Matteo Renzi, il maestro della politica-affabulazione. Grazie ad una sequenza degna dei miglior spin-doctor americani.

Nei giorni scorsi Bersani e Letta si erano parlati, si erano dati appuntamento a Montecitorio, avevano accarezzato la suggestione di una scena madre, ma la realizzazione è stata superiore al soggetto, se esisteva. 
Il piano-sequenza è durato un'ora, scandito in tre scene-madri commoventi, una più eloquente dell'altra. Tutto è iniziato verso le tre del pomeriggio.

Alla Camera è in corso l'ultima parte del dibattito per la fiducia al governo. Inatteso spunta in Transatlantico Pier Luigi Bersani, 51 giorni dopo il malore che poteva costargli caro. Si sapeva che stava meglio, ma vederlo riapparire è stato emozionante per tutti. È leggermente dimagrito, ma sorridente, spiritoso, lucidissimo. È scomparsa persino la cicatrice sul cranio che poteva restare (per gli altri) uno stigma di malattia. Affronta i cronisti che gli si affollano attorno: «Io sto bene e voi?».

Poi il primo messaggio: «Sono qui per fare il mio doppio dovere: votare la fiducia e abbracciare Enrico Letta. Ma non è ancora qui...». Indicazione chiara: la principale mission affettiva del convalescente Bersani ha il nome del premier «spodestato», non di quello in cerca di fiducia. 
A quel punto Bersani entra in aula e appena diventa visibile dai deputati presenti, da tutti gli scranni si alza un battimani corale, emozionante, quasi tutti in piedi, a lungo. Matteo Renzi si alza dalla sua poltrona, Bersani se lo ritrova alle spalle, i due si abbracciano, ma l'ex segretario non si trattiene, elegantemente si svincola, concedendosi ad altri abbracci, per lui probabilmente più graditi.

L'applauso si spegne e dopo 15 minuti va in scena il secondo piano sequenza. Poco prima in Transatlantico era ricomparso Enrico Letta che - ecco un dettaglio rivelatore - era passato davanti alla porta dell'aula dalla quale entrano i deputati di sinistra e aveva tirato dritto. Si dirige invece verso quella dalla quale entrano i deputati di centrodestra. Perché? Letta entra dall'unica che possa consentirgli di sfilare davanti ai banchi del governo, cosa che fa, ma volutamente senza gratificare di un cenno il presidente del Consiglio.

A Graziano Delrio che protende la sua mano, Letta concede qualcosa che somiglia molto da lontano ad una stretta di mano e, individuato Bersani, sale per andarlo a salutare, nonostante la seduta sia in corso. I due si abbracciano, si stringono. Stavolta l'applauso, prolungato, è circoscritto a sinistra. Ma l'abbraccio tra i due grandi sconfitti del Pd risulta commovente per tanti e spunta anche qualche luccicone.

A quel punto l'ex premier non va a sedersi fra i banchi del suo partito ma su una poltrona del comitato dei nove. 
Un'ora dopo, a fine seduta, il presidente della Camera Laura Boldrini dà il «bentornato» a Bersani, «chiamando» il terzo applauso, di nuovo corale. Anche Bersani applaude prima di alzare le braccia in segno di «resa».

Esce dall'aula e prima di andarsene deposita dichiarazioni formalmente ineccepibili, ma contenenti alcune parole-chiave - umiltà e spread - davvero insidiose: «Questo governo non ha tra le sue qualità migliori l'umiltà, ma ha bisogno di aiuto. Ha lanciato una sfida molto seria, ma gli obiettivi credo meritino un po' di definizione».

E ancora: «Per come si è svolta questa vicenda e per come il presidente del Consiglio ha interpretato questo voto di fiducia, da domani gli italiani vorranno misurare lo spread tra parole e fatti» e «non mi è piaciuto questo percorso che ha lasciato delle tracce non banali». Enrico Letta invece fugge, non dice una parola. Ma il messaggio è depositato: il segretario del Pd e il suo vice «protagonisti» della sconfitta elettorale del 25 febbraio 2013 (esattamente un anno fa), pur ammaccati, ci sono ancora.

2 - LETTA PIAZZA I SUOI AL MINISTERO DELL'ECONOMIA: GAROFOLI E PAGANI CON PADOAN
A. Bas. per "Il Messaggero"


Attilio Befera, il numero uno del Fisco italiano potrebbe presto lasciare, dopo sei anni consecutivi, il suo incarico. A giugno il suo contratto andrà a scadenza e lo sceriffo anti-evasione avrebbe già da tempo deciso di non accettare ulteriori mandati. Quella di Befera non sarà l'unica «poltrona» nella macchina statale a cambiare. In ballo ci sono centinaia di posti nell'alta burocrazia ministeriale.

Non si tratta solo dei ruoli fiduciari dei capi di gabinetto o delle segreterie tecniche, ma di tutti i direttori deiministeri, i segretari generali e i capi delle varie agenzie come, appunto, quella delle entrate guidata negli ultimi sei anni da Befera. Ottenuta la fiducia dai due rami del Parlamento è infatti ufficialmente scattato il cosiddetto meccanismo dello spoils system.

Una norma introdotta dalla riforma Bassanini della pubblica amministrazione e poi limata dalla riforma Frattini del 2002, che prevede che entro i prossimi novanta giorni MatteoRenzi e i suoi ministri dovranno decidere se confermare o sostituire i vertici burocratici della macchina amministrativa. Befera, come detto, dovrebbe lasciare il suo incarico la cui scadenza sarebbe praticamente coincisa con il termine dello spoils system. Il suo posto potrebbe essere preso dall'attuale numero due dell'Agenzia delle Entrate, Marco Di Capua, anche per dare un senso di continuità all'opera di Befera. Chi non ha perso tempo a rinnovare la nomenclatura è stato il neo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio.

Non appena arrivato ha nominato al vertice di Palazzo Chigi, nel delicatissimo ruolo di segretario generale, il city manager di Reggio Emilia Mauro Bonaretti, un suo fedelissimo con lui anche agliAffari Regionali nel governo Letta. Bonaretti ha preso il posto di Roberto Garofoli, magistrato del Consiglio di Stato che, a sorpresa, potrebbe andare a fare il capo di gabinetto di Pier Carlo Padoan dove già è arrivato da Palazzo Chigi l'ex braccio destro per le materie economiche di Enrico Letta, Fabrizio Pagani. In pratica la squadra di Letta si sarebbe così trasferita all'Economia.

Insieme all'ex numero due dell'Ocse dovranno decidere il destino di caselle delicatissime, come l'agenzia delle dogane guidata da Giuseppe Peleggi, o quella del Demanio occupata da Stefano Scalera, il cui incarico ufficialmente scade a ottobre ma che potrebbe essere sostituito già con lo spoils system. Senza contare il delicatissimo ruolo di Ragioniere Generale dello Stato. L'ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni aveva voluto su quella poltrona un uomo Bankitalia, Daniele Franco.

La Ragioneria è considerata da Renzi uno di quei baluardi del potere burocratico che spesso rema contro il governo. Non dovrebbe invece essere sostituita Maria Cannata, la signora del debito pubblico, colei che ogni anno piazza sui mercati 400 miliardi di Bot e Btp. Il problema del nuovo esecutivo, tuttavia, è che al momento nonostante la volontà di cambiare tutti gli ingranaggi della macchina statale, non ha ancora a disposizione molti uomini per poter sostituire i vecchi apparati. Tanto che, per esempio, per il dipartimento per gli affari economici di Palazzo Chigi gira il nome di un parlamentare renziano come Joram Gutgeld.

 

IL RITORNO DI BERSANI ALLA CAMERA FOTO LAPRESSE PIETRO GRASSO TRA BERSANI ED ENRICO LETTABERSANI LETTA DALEMA FRANCESCHINI IL SALUTO TRA RENZI E BERSANI bersani renzi Enrico Letta Graziano Delrio LAURA BOLDRINI FOTO LAPRESSE ATTILIO BEFERA AGENZIA DELLE ENTRATE PIER CARLO PADOANDANIELE FRANCO

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