IL “MALE OSCURO” DEL BOSS - IL PREMIO PULITZER DAVID REMNICK RACCONTA GLI ANNI NERI DELLA DEPRESSIONE DI BRUCE SPRINGSTEEN - PRIMI ’80, ESCE “NEBRASKA” MENTRE IL BOSS PENSAVA AL SUICIDIO - TRA LO PSICHIATRA E IL PALCO, LE DUE TERAPIE DI BRUCE PER COMBATTERE IL PROBLEMA DEI PROBLEMI: “PAPA’ E MAMMA SARANNO CONTENTI DI ME?” - ANDO’ A CASA DEI GENITORI IN CALIFORNIA E DISSE: “SCEGLIETE LA CASA PIÙ BELLA DEI DINTORNI: PAGO IO...”

Piero Negri per "la Stampa"

Erano i primi Anni Ottanta, era l'epoca di Nebraska , il disco più cupo e oscuro di Bruce Springsteen. «E lui coltivava pensieri suicidi», racconta Dave Marsh, il suo primo biografo. Sconfitti, si scopre, nel modo più springsteeniano che si possa immaginare, salendo in auto e viaggiando dalla Costa Est degli Usa alla California, e ritorno.

Erano gli anni in cui il Boss, nel pieno della notte, due o tre volte la settimana, sempre in auto sfiorava la casa di Freehold, New Jersey, dove vivevano i genitori, vicino alla scuola cattolica di Santa Rosa da Lima che lui aveva frequentato. Poco dopo, era il 1982, decise di andare in terapia (non ha ancora smesso): «Il mio psichiatra - racconterà durante un concerto - mi ha spiegato che stavo tornando lì per mettere a posto qualcosa che era andato storto molto tempo prima. Ammisi: "È vero, è ciò che vorrei fare". "Be', è impossibile", mi ha risposto lui».

«I miei problemi non sono mai stati ovvii come quelli di chi si droga. Erano più silenziosi, altrettanto problematici, ma meno evidenti. Tutti gli artisti, per sconfiggere quella corrente di odio per se stessi, sentono una tremenda spinta verso l'annullamento di sé che si prova sul palcoscenico. Con due effetti opposti: lì si scopre la propria identità più segreta e al tempo stesso la si abbandona. Ti liberi di te stesso per qualche ora; tutte le voci che senti nella tua testa improvvisamente tacciono. Completamente. Non hanno spazio. C'è solo una voce, la tua».

Sono alcuni dei punti più sorprendenti (e sorprendentemente veri) di un lungo saggio contenuto sul nuovo numero del settimanale americano The New Yorker . L'ha scritto il direttore David Remnick, premio Pulitzer, biografo di Muhammad Ali e Barack Obama, cronista della dissoluzione dell'impero sovietico, che si cimenta con l'eroe nazionale americano per svelarne il segreto.

Per scoprire che cosa permetta al Boss di far uscire, a 62 anni, uno degli album più riusciti di tutta la sua carriera ( Wrecking Ball ) e a portare in giro per il mondo uno show sempre più travolgente, Remnick si è imbarcato in un lungo viaggio all'interno dell'universo springsteeniano. Ha parlato con la moglie Patti Scialfa, che gli ha confidato tutta l'insoddisfazione di chi si trova, letteralmente, a essere la moglie del Boss.

Ha incontrato Jon Landau, il manager, l'uomo che scoprì quello sfortunato cantautore del New Jersey e lo trasformò nel presidente della repubblica del rock, ricevendo in cambio il denaro sufficiente per mettere insieme una collezione che comprende «Tiziano, Tintoretto, Tiepolo, Donatello, Ghiberti, Géricault, Delacroix, Corot e Courbet».

Ha chiacchierato a lungo con Steve Van Zandt, chitarrista e amico di sempre, che gli ha raccontato di quella volta in cui Springsteen gli fece ascoltare Ain't Got You , la canzone del 1987 in cui l'insoddisfazione per la propria vita emergeva più chiaramente. «Questa è la tua vita? - gli ho detto - per me sono stronzate, nessuno vuole che tu parli della tua vita. Tu devi dare logica, ragione, empatia, passione a un mondo freddo, frammentato e confuso. È il tuo dono, devi spiegare la vita agli altri, non raccontare la tua».

Alla fine del viaggio, ciò che Remnick scopre è un urlo primitivo, un inarticolato spasmo del cuore che riassume in sé tutta la musica rock: Papà! «È un unico imbarazzante grido - ha detto Springsteen - è tutta una storia di padri e di figli, tu sei là fuori nel mondo per dimostrare qualcosa a qualcuno. Ehi, meritavo più attenzioni di quelle che mi hai dato! Hai sbagliato tutto».

E racconta di quando, lui ormai ricco e famoso, si presentò a casa dei genitori trasferitisi in California con «uno scrigno di tesori» e con una sola, semplice frase: «Scegliete la casa più bella dei dintorni: pago io». «È il momento "Visto? Ve l'avevo detto!" - commenta Springsteen - che è impagabile, anche se ciò che senti davvero nel profondo non riuscirai mai a tirarlo fuori».

 

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