BOWIE FOREVER – 10 ANNI SENZA DAVID BOWIE: IL “DUCA BIANCO” CI HA LASCIATO A GENNAIO 2016 A CAUSA DI UN CANCRO AL FEGATO – L’USCITA DI SCENA DELLA ROCKSTAR INGLESE È STATA UNA “MASTERCLASS”: L’8 GENNAIO, IL GIORNO DEL SUO 69ESIMO COMPLEANNO, PUBBLICÒ L’ALBUM “BLACKSTAR” (TITOLO ISPIRATO A UNA CANZONE DI ELVIS PRESLEY, NATO IL SUO STESSO GIORNO, CHE RECITA “QUANDO UN UOMO VEDE LA SUA STELLA NERA/ SA CHE IL SUO TEMPO, IL SUO TEMPO È GIUNTO”), POI, DUE GIORNI DOPO, È MORTO – IL PRODUTTORE DEL DISCO, TONY VISCONTI: "RICORDO L'EMOZIONE E LO SCONFORTO QUANDO MI DISSE CHE STAVA PER MORIRE. LA MALATTIA PERÒ LO INCORAGGIÒ A…” - VIDEO
Estratto dell’articolo di Marinella Venegoni per www.lastampa.it
L'8 gennaio 2016 David Bowie compiva 69 anni e con lui si festeggiava l'uscita di Blackstar, l'ultimo album perfetto e spaventevole, inutile negarlo: perché due giorni dopo, il 10, il Duca Bianco moriva dopo anni tribolati di cure per un cancro al fegato. […]
Con un soffio sottilissimo di ironia, aveva concepito il gesto artistico di se stesso e della propria fine, mettendo in scena con tempismo inquietante il redde rationem. Blackstar era stato anche il titolo di una canzone di Elvis Presley, che era nato il suo stesso giorno. Aveva ascoltato da ragazzo la sua canzone che cantava: «Quando un uomo vede la sua stella nera/ sa che il suo tempo, il suo tempo è giunto». Ecco, lui ci aveva azzeccato quasi perfettamente.
[…] L'altra sera su Channel 4 in Gran Bretagna e su molti schermi londinesi è andato in scena The final act, diretto da Jonathan Stiasny, che della copiosa discografia e vita live ambisce piuttosto ad esplorare periodi del cammino artistico di Bowie passati in secondo piano e non all'altezza del resto, fino alla costruzione dell'incredibile gran finale di Blackstar, con le testimonianze inedite delle persone a lui più vicine, come il suo produttore Tony Visconti, il chitarrista Earl Slick e lo stesso Duca Bianco in una intervista, più ricca documentazione fotografica.
[…] «Bowie è una specie di enigma, quasi unico nella sua abilità di cambiare direzione attraverso i decenni rimanendo sempre culturalmente e musicalmente rilevante, passando per il cinema e il teatro. Molti fans hanno raccontato di aver trovato un senso di connessione con il mondo attraverso di lui, che aveva offerto loro un esempio di vita, mentre fino ad allora si sentivano outsiders», ricorda Stiasny.
I Tin Machine durano poco, Bowie ritroverà Nile Rodgers, il partner di Let's dance: il filmato parte proprio dalla larga fama mainstream del brano nel 1983, che lo vede abbastanza a disagio, e pronto a rimettersi in discussione, con il trasferimento definitivo a New York, mentre trascura tutti i momenti più epici e rivoluzionari di un eroe che ha ridisegnato la storia della musica popolare con i suoi personaggi.
Si parla nel docu anche della sua salute, delle sfide che gli aveva inflitto il giro del Millennio, quando dopo una performance trionfale a Glastonbury, nel 2000, aveva avuto parecchi attacchi di cuore in scena: nel 2004 a Praga aveva spiegato al pubblico di doversene andare perché aveva male al petto, tre giorni dopo a un concerto in Germania collassò sul palco: e furono nove anni fuori dalle scene. Riemerse nel marzo 2013 con The Next day, il suo venticinquesimo album.
«David voleva che fosse una sorpresa totale – racconta Tony Visconti – Non sapevamo nulla nemmeno noi». Nel 2014, l'annuncio crudele del cancro al fegato. Sempre Visconti narra: «Con Blackstar penso volesse fare il disco migliore della sua carriera. Ricordo l'emozione e lo sconforto quando mi disse che stava per morire. La malattia però lo incoraggiò a scrivere e registrare più che poteva, per accumulare materiale prima che la fine fosse troppo vicina».
Intanto, alla vigilia del decennale della scomparsa, sono fiorite mille iniziative. A settembre è stato inaugurato a Londra il fornitissimo David Bowie Center, c'è in viaggio la mostra itinerante David Bowie is... . Ci sono tre libri: esce il 9 David Bowie.
Oltre lo spazio e il tempo di Paul Morley (Hoepli), David Bowie and the search for Life, Death and God di Peter Ormerod (Bloomsbury), la terza parte della carriera come percorso di rinascita in Lazarus: The Second Coming of David Bowie di Alexander Larman (Pegasus): qui un turnista racconta di quando si volle fermare durante una tappa dei Tin Machine a Brixton, nella casa della sua infanzia: «Scese dal pullman sotto la pioggia, il volto rigato di lacrime, quando risalì mi raccontò che sua madre non lo aveva mai considerato, e che pensava che il vero genio della famiglia fosse il fratello, suicida». […]
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