LA CANNES DEI GIUSTI - DOPO UNA NOTTATA PASSATA A DIGERIRE LA PRESENZA DEL MINISTRO ORNAGHI CHE HA CARINAMENTE SALUTATO I TERREMOTATI (MA ALLORA PERCHE' STAVA QUA E NON CON LORO?) E DELLA POLVERINI SUPERSTAR, PARLIAMO DI "ON THE ROAD" DI SALLES, VERSIONE MOLTO CLASSICA MA NON ENTUSIASMANTE DEL ROMANZO DI KEROUAC (LA MORALE DEL FILM E' "MEGLIO FARSI INCULARE CHE VIVERE CON MOGLIE E FIGLI"). E DELLO STUPEFACENTE "HOLY MOTORS" DI LEO CARAX, CHE HA SCATENATO I RAGAZZACCI DELLA TURBOCRITICA E AMMOSCIATO I PARRUCCONI ITALIANI…

Marco Giusti per Dagospia

Cannes 2012. Ottava giornata. Dopo una nottata passata a digerire la presenza del ministro Ornaghi che ha carinamente salutato i terremotati (ma allora perche' stava qua e non con loro?) e della Polverini in versione superstar che danno il premio Gillo Pontecorvo (aiuto!) al vecchio Gilles Jacob (ari-aiuto!), parliamo di "On The Road" di Walter Salles, versione molto classica ma non entusiasmante del romanzo di culto di Jack Kerouac e dello stupefacente "Holy Motors" di Leos Carax, visto ieri sera, che ha scatenato i ragazzacci della turbocritica e ammosciato i parrucconi italiani.

L'"On The Road" del brasiliano Walter Salles, su sceneggiatura di Jose' Rivera e di Roman Coppola (che non lo firma in quanto coproduttore) e' esattamente quello che ci aspettavamo. Attento, carino, educato, anche quando la bella Kirsten Stewart fa la sua bertolucciata acchiappando i piselli dei giovani protagonisti, Garreth Hedlund ("Tron") nei panni di Sal-Kerouac e il bonazzo Sam Riley ("Control") in quelli di Dean-Neal Cassady, non vediamo i particolari, ma alla fine un po' privo di vita, senza invenzioni particolari.

Un buon adattamento del romanzo, coprodotto da Francia e Brasile con molta attenzione e ricchezza, vendibile in tutto il mondo, coi suoi attori carini, ma dimenticabili, a parte Kristen Stewart e Kirsten Dunst e i cammei notevolissimi di Viggo Mortensen come William Burroughs e di Steve Buscemi come gay coi baffetti di "Boardwalk Empire" (gaynunsepovede').

Grande lavoro sulla musica, in gran parte costruita sul jazz del tempo e rielaborata da Charlie Haden, grande nostalgia dei critici più anziani per le macchine da scrivere Underworld, il sesso a tre, gli spinelli, le Camel, il sogno della strada, il jazz e il blues di Son House, la dedica a Dennis Hopper. Ma questi ragazzini non sono James Dean, Sal Mineo e Dennis Hopper e forse ha ragione chi ha detto (non lo dico, indovinate...) che la morale del film e' un po' "meglio farsi inculare che vivere con moglie e figli".

C'e' da pensarci, come c'e' da pensarci rispetto alla visione dell'America e dei grandi temi americani dei registi non americani come Salles (ma anche Dominick e Hillcoat). Certo Sorrentino e Contarello avrebbero puntato su eccessi di gru, battute storiche e totale autocelebrazioni registiche. Alla fine Salles e Coppola fanno un buon lavoro di riduzione e senti Kerouac, Cassady e Ginsberg e poco lo suo sguardo autoriale del regista. Ma allora perche' portarlo qua?

Totalmente diverso il francese "Holy Motors", un delirio alla Carax, ma stavolta totalmente riuscito. Il suo attore feticcio, Denis Lavant, attraversa Parigi dentro una limousine guidata dalla vecchia attrice Edith Scob, non dimentica protagonista del film di stracult "Les yeux sans visage" di Georges Franju, che verra' citato nella scena finale e che e' una delle principali fonti di ispirazioni del film.

Lavant, dentro la macchina, si trucca e si cambia diventando ben dieci personaggi diversi, tra cui una barbona, un attore con i puntini da effetti digitali, un padre di famiglia, un killer, e soprattutto il terribile Monsieur Merde, mostro dal pisello gigantesco che avevamo gia' visto nell'episodio di Carax dentro al film collettivo "Tokyo", che rapira' la bonissima Eva Mendes trasformandola in una Madonna araba e lui le si addormentera' vicino nudo e eretto in posizione statuaria.

Per ogni personaggio c'e' una vita diversa, un immaginario cinematografico diverso, una scenografia particolare, come i grandi magazzini Samaritaine in via di chiusura e di trasformazione ambientale dove Kylie Minogue cantera' una meravigliosa "Who Are We" prima di suicidarsi.

Film bizzarro, divertente, provocante, e' anche un viaggio bunueliano alla ricerca delle nostre vite e di chi abbiamo immaginato essere. E nei luoghi, ancora vivi, che vediamo cambiar vita tragicamente sotto i nostri occhi. Noi, come le macchine sacre, alle quali e' dedicato il titolo, siamo l'immagine che vogliamo dare di noi. Maschere senza volto, come la protagonista del film di Franju, o maschere per la ricomposizione virtuale degli effetti speciali, come il Gollum nudo e puntinato protagonista di una lunga bellissima scena.

Carax, che si lascia per se' la scena iniziale, ispirata a un racconto di E.T.A. Hoffman, dove un signore apre una porta all'interno della sua camera da letto e si trova davanti a un pubblico da teatro muto, ricompone il ‘900 e il suo immaginario e lo attraversa selvaggiamente alla ricerca delle sue vestigia, cinematografiche e non, dove l'umanita' i luoghi e le macchine hanno tutte una loro sacralita'.

Ovazione per Denis Lavant, che domina il film dall'inizio alla fine, ma sono fantastiche anche Eva Mendes e Kylie Minogue, che ha preso il posto di Kate Moss. Moretti non lo capira', ma e' possibile che Gaultier si battera' a lungo per questo film assolutamente da amare dedicata alla fine dell'era meccanica battuta da quella digitale.

 

POLVERINI E ORNAGHI A CANNES POLVERINI E ORNAGHI A CANNES LA FILA AL BUFFET A CANNES MARCO MULLER A CANNES IL MINISTRO ORNAGHI A CANNES ON THE ROAD DI WALTER SALLES ON THE ROAD DI WALTER SALLES ON THE ROAD on the road kristen stewart e garrett hedlund holy motors Holy Motors Holy Motors

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