CARLO CONTI STORY: ‘IL MIO BABBO MORÌ QUANDO AVEVO 18 MESI. MIA MADRE NON AVEVA UNA LIRA, SPESE TUTTO IN CURE SPERIMENTALI, INUTILI. AVREBBE POTUTO GETTARSI DALLA FINESTRA CON ME IN BRACCIO. INVECE TORNATA DAL FUNERALE, TROVÒ NELLA CASSETTA DELLA POSTA…’ - SI COMMUOVE QUANDO PENSA AL MOMENTO IN CUI SI RESE CONTO DI NON AVERE AVUTO UN PADRE: ‘AVEVO 22 ANNI E GIOCAVO A TENNIS COL MIO MIGLIORE AMICO, LEONARDO PIERACCIONI’ - SANREMO, GRILLO, RENZI CHE HA SMARRITO IL TOCCO, BERLUSCONI GRANDE IMPRENDITORE

maria de filippi carlo conti

 

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera

 

Carlo Conti, perché non fa Sanremo anche quest' anno?

«Perché devo resettare la testa. Ho ascoltato tremila canzoni in tre anni.

Scegliere è durissima. Io di solito poso la testa sul cuscino e dormo. Ho passato in bianco solo tre notti, quelle prima di annunciare i concorrenti. Mi svegliavo di continuo, cantando una canzone che avevo scartato, e mi dicevo: se la canto non posso escluderla!».

carlo conti

 

Come ha scovato Gabbani?

«Quando ho ascoltato Amen ho fatto un salto sulla sedia. Con Occidentali' s Karma, pure.

Ma non pensavo potesse vincere».

 

È fiero pure del Volo?

«Certo. Hanno riportato il marchio di Sanremo nel mondo».

 

carlo conti

Baudo dice che Gabbani non resterà.

«Lui, Ermal Meta, Giovanni Caccamo possono restare. I cantanti sono come i calciatori: grandi promesse rischiano sempre di perdersi; molto dipende dalle persone che incontreranno».

 

Meglio Baudo o Mike?

carlo conti

«In ognuno di noi c' è qualcosa di loro, e anche di Corrado e Tortora. Se conduco un varietà viene fuori Pippo, ma se è un quiz torna Mike. E quando faccio la spalla ai comici spunta Arbore».

 

È vero che il suo modello erano Arbore e Boncompagni?

«A scuola ascoltavo "Alto gradimento" di nascosto nell' ultima ora, con l' orecchio poggiato sul transistor arancione».

carlo conti

 

Qual è il suo primo ricordo?

«Vorrei fosse il mio babbo; ma morì quando avevo 18 mesi, e proprio non me lo ricordo».

 

Sua mamma come reagì?

«Mi fece da madre ma soprattutto da padre.

Non aveva una lira: aveva speso tutto in cure sperimentali, inutili. Avrebbe potuto gettarsi dalla finestra con me in braccio».

 

Invece?

«Tornata a casa dal funerale, trovò nella cassetta della posta 500 lire. Si convinse che le avesse messe santa Rita. Trovò nella fede la forza di continuare».

 

Anche lei crede?

«Profondamente».

fiorello carlo conti

 

Come immagina l' aldilà?

«Un posto in cui chi si è comportato bene può aiutare le persone rimaste sulla terra».

 

Lei pensa di essere aiutato?

«Certo. Dal mio babbo e ora anche da mamma, che mi ha lasciato dopo quarant' anni di vita insieme. Non avrei potuto fare quello che ho fatto senza di loro».

 

Che mestiere faceva sua mamma?

CARLO CONTI

«Durante la guerra aveva preso un diploma da ostetrica. Portava me a dormire dalla zia e andava a fare assistenza notturna in ospedale. La zia stava a San Frediano, il quartiere popolare di Firenze, oltre l' Arno: ricordo l' alluvione del '66, l' odore di fango e cherosene. Per arrotondare mamma faceva la donna di servizio. La famiglia che l' aveva assunta andava in vacanza a Castiglioncello e a San Martino di Castrozza, e portavano pure me».

 

gabriel garko carlo conti

Una donna forte.

«E dura, se necessario. Un giorno trovai un pacchetto di Muratti Ambassador sul frigo. Mi disse: "Prima che lo facciano gli amici, ho pensato di farti provare io". Mentre accendevo, aggiunse: "Sappi però che il tuo babbo con il fumo c' è morto". Cominciai a tossire. È stata la prima e ultima sigaretta della vita».

 

carlo conti

Come si chiamava?

«Lolette. Il nonno, livornese come Mascagni e suo grande amico, era andato con lui a vedere un' operetta: la protagonista si chiamava Colette. Tornò a casa e disse alla nonna che aveva trovato il nome per la prossima figlia. L' impiegato dell' anagrafe sbagliò a trascrivere, la C divenne L».

 

matteo renzi carlo conti

Non si è mai risposata?

«Mai. Aveva dedicato la sua vita a me. A volte penso che se fosse stato il mio babbo a crescermi sarei un uomo diverso. Non mi sono mai sentito sfortunato. Mamma mi ha trasmesso la leggerezza e l' amore per la vita, oltre all' attenzione per chi aveva meno di noi. Sa quando mi sono accorto per la prima volta di essere senza padre?».

 

Quando?

virginia raffaele e carlo conti

«Era il 1983, avevo 22 anni, e stavo giocando a tennis con il mio migliore amico: Leonardo Pieraccioni. Arrivò il suo babbo, si mise dietro di lui e cominciò a incoraggiarlo: batti meglio, forza il dritto. Venni a rete a raccogliere una pallina, mi voltai indietro, e compresi che io una figura così non l' avevo» ( qui Carlo Conti fa quel che non fa mai in tv: si commuove ).

carlo conti con la mano sul culo di madalina ghenea

 

Quando ha conosciuto Pieraccioni?

«Eravamo ragazzi. Avevo cominciato alla radio, come tutti quelli della mia generazione: Amadeus a Verona, Gerry Scotti a Milano, Fiorello in Sicilia. Ho scoperto che pure lui, come me, registrava la pubblicità della Coca-Cola e la infilava tra quella del macellaio Rossi e del pescivendolo Bianchi; così, per darsi importanza. D' inverno poi facevo il dj in discoteca, d' estate in piazza. Conducevo "Un ciak per un artista domani". Il concorrente prima di Pieraccioni era andato male. Gli dissi: "Hai un minuto per farci ridere"».

 

E lui?

syria pubblica il disco di carlo conti

«Imitò Grillo che attaccava i socialisti. Il pubblico rise. Anche Leonardo è figlio unico: siamo l' uno per l' altro il fratello che non abbiamo avuto».

 

È vero che lei ha lavorato in banca?

«Quattro anni. Un mattino, dentro un ingorgo in piazza della Libertà, decisi che non potevo passare otto ore al giorno a fare un mestiere che non mi piaceva. Entrai e dissi al direttore che mi licenziavo. A quel punto il problema era dirlo a mamma. Capì».

 

Panariello quando l' ha conosciuto?

«Nell' 86, a Vibo Valentia. Imitava Renato Zero alla perfezione. "Di dove sei?". "Toscano".

"Siamo paesani, scambiamoci i numeri"».

 

CARLO CONTI SI PUO FARE

Cosa ci faceva a Vibo Valentia?

«Conducevo Vibo Star. Se è per questo, ho fatto la Vela d' Oro di Riva del Garda e 23 finali regionali di Miss Italia. Con Pieraccioni e Panariello siamo partiti da Ponte a Egola e il prossimo 13 aprile ci esibiamo a New York».

 

charlize theron carlo conti

Com' è stata la gavetta?

rocio moralez e carlo conti

«Meravigliosa. A Grosseto c' era poca gente, pensammo: almeno si trova il parcheggio. Ci multarono, pagammo più dell' incasso. A Massa Marittima facemmo lo spettacolo per sette persone. La sera dopo a Montale, provincia di Pistoia, ce n' erano settemila».

 

Come mai?

carlo conti con il dizionario di salvatori

«A Massa si pagava, a Montale no. A Rivalta sul Mincio, vicino a Mantova, mi trovai in un' enorme pista di pattinaggio, con 50 spettatori appoggiati alla balaustra. Un bambino si staccò e venne sotto il palco: feci tutto lo spettacolo per lui. Tra i 50 c' era un consigliere d' amministrazione della Rai che mi segnalò alla tv dei ragazzi».

 

Non le dà fastidio l' insistenza sul suo colorito scuro?

«Al contrario: lo cavalco. Calimero è simpatico, intenerisce. Da bambino poi ero ancora più nero: passavo ore a pescare con la lenza che mi aveva regalato il nonno. Un giorno chiesero a mia madre se ero stato adottato. Mi offesi: "Sono fiorentino purosangue!". Pensare che mamma sognava una bambina bionda dagli occhi azzurri».

 

Perché Renzi ha smarrito il tocco?

«È stato un grande sindaco di Firenze. Poi ha avuto troppi nemici interni».

 

Berlusconi?

«Grandissimo imprenditore. L' ho incontrato una sola volta, da Vespa: lui usciva e io entravo. Mi chiese perché non ero mai andato a Mediaset. Da lì nacque la voce falsa del mio trasferimento».

 

Perché non è mai andato a Mediaset?

Panariello Conti Pieraccioni

«Me lo chiesero molti anni fa: aggiungevano uno zero al mio contratto, 100 milioni di lire diventavano un miliardo. Ma non avevo capito quel che andavo a fare. Meglio crescere poco per volta».

 

Quanto guadagna ora?

«Non sono tra i più pagati. Però faccio guadagnare. Il mio unico referente è il pubblico».

 

Cosa pensa di Grillo?

«Grande comunicatore. Ha intuito un malcontento e gli ha dato voce, riportando la gente al centro della cosa pubblica».

 

Non è populista?

«Un po' lo è: sente la pancia del Paese e se ne usa. L' importante è saper gestire le cose».

giorgio panariello carlo conti leonardo pieraccioni

 

Lei chi voterà?

«Ho spesso cambiato il mio voto. Preferisco non attribuirmi un colore. Sono un giullare tv: tutti devono guardarmi nello stesso modo, vedersi riflessi nella mia normalità».

 

È vero che da bambino giocava al presentatore con il mestolo come microfono?

«Introducevo mio cugino che sapeva la poesia di Natale a memoria. Io la poesia non la sapevo».

 

Una metafora?

«Certo. Il mio mestiere - conduttore più che presentatore - è lanciare gli altri. Saper stare un passo indietro e valorizzare la merce. Il protagonista non sei tu; risplendi della luce altrui, se sai diventare un regista in onda, dettare i tempi, cambiare la scaletta: accorciare un numero che non funziona, saltarne un altro, allungarne un altro ancora. Come un centrocampista che non tira in porta, ma fa girare la palla».

 

Come ha conosciuto Francesca, sua moglie?

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«Anni fa. Era aiuto-costumista a Domenica In. Abbiamo avuto una storia. Poi in me è prevalso l' istinto dei single. Alla fine sono tornato indietro. Lei c' era».

 

Suo figlio Matteo ha 4 anni.

«E mi chiama babbo. Appena ne compie sei andiamo tutti a vivere a Firenze».

 

L' Italia è davvero in ripresa, o è ancora di cattivo umore?

«Dipende dalle zone. Il centro di Napoli è in fermento, ma ci sono aree di degrado. Da sempre sono convinto che la forza dell' Italia sia la provincia. L' orgoglio dell' appartenenza, il gusto del lavoro ben fatto. Una volta mi criticarono perché all' Eredità dissi che il concorrente faceva lo spazzino. Ma io preferisco uno spazzino che tiene pulita la città a un operatore ecologico che passa la giornata al bar».

 

Come sarà il festival di Baglioni?

giorgio panariello con carlo conti 05b4bd5

«Grande. Claudio è un numero uno della musica italiana. E Sanremo ogni tanto deve cambiare. Chi punta più sul rock, chi sul pop, chi sulla tradizione. È la forza del festival».

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