carrere putin il mago del cremlino 1

“TUTTI SI SONO SBAGLIATI SULLE INTENZIONI DI PUTIN” - LO SCRITTORE EMMANUEL CARRERE PARLA DEL FILM "IL MAGO DEL CREMLINO" (TRATTO DAL ROMANZO DI GIULIANO DA EMPOLI) CHE HA SCENEGGIATO: "OGGI LE DEMOCRAZIE UN PO' NOIOSE SONO MINACCIATE DI ESTINZIONE, STRETTE TRA PUTIN E TRUMP, E CI APPAIONO COME CAPOLAVORI IN PERICOLO" – "IL POTERE? MI INTERESSA ACCOMPAGNARE MACRON A UN VERTICE E FARNE UN RITRATTO, MA HO COSTRUITO LA MIA VITA IN MODO DA SUBIRE IL MENO POSSIBILE IL POTERE E DA NON ESERCITARLO MAI. NON AVREI NEMMENO VOGLIA DI FAR PARTE DELLA GIURIA DI UN PREMIO LETTERARIO” - VIDEO

 

 

 

Vincent Trémolet De Villers per Le Figaro pubblicato da la Repubblica - Estratti

 

Emmanuel Carrère, vincitore del Prix Médicis 2025 per Kolkhoze, firma insieme a Olivier Assayas il notevole adattamento cinematografico di Il mago del Cremlino (in sala in Italia dal 12 febbraio ndr). Sullo sfondo della guerra in Ucraina e dei cambiamenti radicali nel mondo, qui torna sulle illusioni dell'anima russa, l'isolamento dei potenti e le devastazioni causate dalla hybris. 

emmanuel carrere

 

Ha partecipato all'adattamento per il cinema del "Mago del Cremlino". Perché? 

«Giuliano da Empoli e Olivier Assayas mi hanno proposto di fare il mio lavoro di sceneggiatore. Non ho esitato. Il mago del Cremlino racchiude molti temi appassionanti: la Russia, l'influenza, l'isolamento dei potenti, l'ebbrezza del successo, l'hybris. Spesso quando si scrive una sceneggiatura in due, si procede tramite scambi di email e rare riunioni.

 

Per questo film, Olivier Assayas e io abbiamo trascorso tre mesi seduti insieme in una stanza, dalla mattina alla sera, cercando di capire come raccontare questa storia. Bisognava trovare un equilibrio tra il piacere di qualcosa che assomigli comunque a un film di gangster e l'ambizione di raccontare trent'anni di storia della Russia, dalla fine dell'Unione Sovietica. Un flusso di eventi e personaggi, che abbiamo cercato di rendere comprensibile anche per lo spettatore poco informato. 

 

EMMANUEL CARRERE CON LA MADRE HELENE CARRERE D'ENCAUSSE

L'obiettivo pedagogico fa parte della singolarità del film, che è un oggetto particolare. Oscilla tra il cinema d'autore e la grande produzione americana. Ma Assayas ha familiarità con questi divari, che affronta con molta calma. Quando altri sollevano problemi, lui trova soluzioni. Non si può, per ovvie ragioni, girare in Russia? Non importa, ricostruiremo la Russia in Lettonia! E funziona! Ritroviamo la Russia evocata nel libro di da Empoli». 

 

La Russia è consustanziale alla sua opera e forse alla sua vita. Che cosa rappresenta per lei? Una passione delusa, un mistero, un tormento? 

«Non ricordo più la frase esatta ma Churchill diceva, in sostanza, che la Russia era un mistero avvolto in un segreto nascosto a sua volta in un enigma. Non è falso. Ho una teoria secondo cui non solo tutti i cliché sulla Russia sono veri, ma un giudizio sulla Russia che non fosse un cliché avrebbe tutte le probabilità di essere falso. 

 

Kolkhoze - Emmanuel Carrere

L'immensità e la monotonia degli spazi che conferiscono ai paesaggi una dimensione metafisica; l'energia selvaggia e imprevedibile che fa sì che, quando inizia una serata, non si sappia mai come andrà a finire; la febbre sensuale e l'inquietudine mistica che mettono i piaceri e le preghiere sempre sull'orlo del baratro; e quella mitologia fumosa di una terza Roma eletta dagli dei e allo stesso tempo maledetta.

 

Negli anni ‘90, gli stranieri che avevano il gusto dell'avventura, e ne ho conosciuti molti, andarono a cercare in questo Far West del Grande Est un cocktail esplosivo di alcolici forti, soldi facili, feste senza limiti, creazione artistica audace, degrado senza tabù. Quelli che hanno vissuto questa esperienza la ricordano come gli anni più rock'n'roll della loro vita.

 

Accanto a questa furiosa vitalità, le nostre democrazie liberali, pacificate e molli, sembravano insipide. Tutto è cambiato, direi a partire dal 2010.  Le democrazie un po' noiose sono minacciate di estinzione, strette tra Putin e Trump e ci appaiono come capolavori in pericolo. Di sicuro, ci sentiamo un po' meno intelligenti». 

 

VLADIMIR PUTIN

In Kolkhoze si percepisce una sorta di senso di colpa. Si è sbagliato sul regime di Putin? 

«Con poche eccezioni, tutti si sono sbagliati sulle intenzioni di Putin, su quella volontà imperiale e predatoria mescolata a metodi mafiosi. Prima dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, molti non vedevano ciò che era necessario vedere.

 

Non ne traggo un senso di colpa, rifletto su ciò che ci ha accecato. Ho conosciuto bene la Russia solo negli anni Duemila.

 

Una Russia non turistica o letteraria, ma aspra e un po' squallida. La Russia che amavo non era quella di Putin, del ritorno degli zar o di Stalin. Era la folle libertà e l'energia inquieta e feconda che mi interessavano. 

 

Tutto era contraddittorio, ambiguo, paradossale. Un personaggio controverso come Limonov è stato un oppositore coraggioso di Putin, ha pagato questo coraggio con la prigione, ma allo stesso tempo era praticamente d'accordo con lui su tutto, tranne che lo trovava troppo debole... Guardate Navalny: non era un buon socialdemocratico, ma alla fine ha incarnato l'opposizione con straordinaria grandezza». 

emmanuel carrere al salone del libro di torino 4

 

 

Il Mago del Cremlino lascia il teatro e il suo ruolo di osservatore per diventare attore della Storia. Come scrittore, anche lei ha provato questa tentazione? 

«Mai. Mi interessa accompagnare Macron a un vertice e farne un ritratto, ma è più una curiosità entomologica che un fascino intimo... Ho costruito la mia vita in modo da subire il meno possibile il potere e da non esercitarlo mai.  Senza parlare di essere consigliere di un principe, non avrei nemmeno voglia di far parte della giuria di un premio letterario». 

 

Quindi non ha rimpianti per non aver vinto il premio Goncourt? 

«È la quarta volta che non vinco. La prima volta è stata nel 1988! Allora ottenni alcuni voti, questa volta zero. Zero non è male, no? Bella performance». 

 

Forse un privilegio... 

«Forse. Non so cosa significhi, ma significa qualcosa». 

 

il mago del cremlino

È indifferente alla grandeur istituzionale? 

«Non le disprezzo affatto, ma non mi attraggono». 

 

Si ha l'impressione che lei sia attratto dai margini più radicali e allo stesso tempo voglia conservare una centralità, una rispettabilità. Una tensione è reale? 

«Non è così fastidiosa. Da bambino amavo le avventure di Sherlock Holmes. Holmes è il personaggio più deviato che ci sia: asociale, depresso, tossicodipendente... Il dottor Watson, è invece un uomo di buon senso, un po' conformista. Non mi vedo affatto come il dottor Jekyll e Mister Hyde, ma come Holmes e Watson allo stesso tempo. È la stessa relazione che descrivo nel Regno tra San Paolo, il folle furioso e San Luca, il suo biografo pacifico e contemplativo. Mi sento entrambi». 

emmanuel carrere al salone del libro di torino 6il mago del cremlinojude law in versione putin il mago del cremlino jude law interpreta vladimir putin in il mago del cremlinoil mago del cremlino cover

 

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