IL CARROCCIO DEI VINCITORI - FIOR DI INTELLETTUALI E OPINIONISTI HANNO DATO CREDITO ALLA LEGA E AL SUO CAPO. ANCHE DA CHI OGGI FA FINTA DI AVERNE PREVISTO DA TEMPO L'INELUTTABILE DECLINO - “TRA LOMBARDIA E VENETO ABBIAMO QUASI UNA SECONDA BAVIERA” (FOLLI) - “È UN MOVIMENTO POLITICO ORMAI LONTANO DAL TEATRINO SECESSIONISTA” (ANDREA ROMANO) - “BOSSI HA AVUTO LA CAPACITÀ DI FARE CRESCERE UNA BUONA CLASSE DIRIGENTE LOCALE” (PANEBIANCO) - COSE SCRITTE SOLO NEL 2008, DOPO LA VITTORIA DI BOSSI…

Marco Travaglio per "l'Espresso"

Facile prendersela oggi con Bossi e il suo clan. Come prendersela col duce nel 1945 e con Craxi nel 1993. Sono almeno dieci anni che della Lega delle origini, quella che contribuì ad abbattere la prima Repubblica e a salvare Mani Pulite da sicuro affossamento, s'è perso persino il ricordo. Eppure fior di intellettuali e opinionisti "indipendenti" hanno fatto finta di niente sino all'ultimo. Ancora nel 2008, ultima vittoria elettorale di Bossi e Berlusconi, davano mostra di credere alle magnifiche sorti e progressive del "federalismo", ciechi e sordi dinanzi alla satrapia dell'anziano leader menomato e agli scandali della Credieuronord, dell'amico Fiorani e delle quote latte.

Stefano Folli predicava il 15 aprile 2008 sul "Sole-24 ore": "Silvio Berlusconi è il leader che riesce a rappresentare la sintesi di un Paese moderato, ma voglioso di modernità... e sempre più insofferente verso i vincoli, i freni e le incongruenze di chi diffida del cambiamento. Ma non si comprende il senso della vittoria berlusconiana... se si sottovaluta il dato politico che l'accompagna: vale a dire l'impronta nordista che l'affermazione della Lega porta con sé... La Lega è un partito leale agli accordi di coalizione, anche perché ha tutta la convenienza a esserlo.

La lealtà paga, visto che oggi tra Lombardia e Veneto abbiamo quasi una seconda Baviera, con Bossi nei panni che furono di Strauss e Stoiber. E la "questione settentrionale", anche quando significa timore della globalizzazione e inquietudine verso gli immigrati, è incarnata dalla Lega... Bossi ha citato la priorità del federalismo fiscale. Ecco un esempio di riforma, certo urgente, che tuttavia esige un alto senso di responsabilità politica per non danneggiare una parte del Paese". Sappiamo com'è poi finita, la seconda Baviera. Ma Folli è sempre lì a spiegare come va il mondo.

Un altro folgorato sulla via di Gemonio fu Andrea Romano, già direttore del samizsdat dalemiano Italianieuropei, poi editor della berlusconiana Einaudi, ora testa d'uovo della montezemoliana Italia Futura e columnist prima de "La Stampa", poi del "Riformista", infine del "Sole", lo stesso che l'altra sera pontificava in tv sull'ineluttabile fine del bossismo.

Ecco cosa scriveva sulla "Stampa" il 16 aprile 2008: "La Lega potrebbe diventare il motore riformatore del governo Berlusconi... è un movimento politico ormai lontano dalla rappresentazione zotica e valligiana... ha accantonato definitivamente il teatrino secessionista... giustamente Stefano Folli sul "Sole-24ore" rimanda all'esempio della Csu bavarese": insomma la Lega è un modello di "buona amministrazione locale", piena di "giovani preparati come il piemontese Roberto Cota" (l'attuale catastrofico governatore del Piemonte), ergo sarà "il reagente indispensabile a una vera stagione di rinnovamento". Certo, come no: vedi alla voce cerchio magico.

Se Romano citava Folli, Angelo Panebianco l'indomani sul "Corriere" citava Romano che citava Folli, in una travolgente catena di Sant'Antonio, anzi di Sant'Umberto: "Come ha osservato Andrea Romano, non si capisce la Lega Nord se non si tiene conto della capacità che Bossi ha avuto nel corso degli anni di fare crescere una classe dirigente locale, di giovani amministratori, spesso abili, e capaci di tenersi in sintonia con le domande dei loro amministrati". Tipo Belsito, per dire.

L'altro giorno, sul "Corriere", Antonio Polito rivelava di aver capito tutto da un pezzo (ovviamente all'insaputa degli eventuali lettori): "Già da tempo la Lega aveva dato segni evidenti di essersi trasformata da movimento in regime, con i tratti sovietici dell'inamovibilità del gruppo dirigente... Ma nessuno aveva immaginato che il regime fosse diventato una satrapia. Nemmeno Berlusconi".

Che strano: lo stesso Polito, direttore del "Riformista", nell'aprile 2008 invitava il centrosinistra a rifuggire da un'opposizione severa e intransigente contro il nuovo governo Berlusconi-Bossi, e ad "aprire il dialogo con l'Italia berlusconiana" e naturalmente bossiana. È grazie a simili illuminazioni che Polito ha guadagnato la prima pagina del "Corriere".

 

UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA jpegUMBERTO BOSSI UMBERTO BOSSI E ROSI MAUROROSI MAURO IN LACRIME A PORTA A PORTAAngelo Panebianco Stefano Folli ANDREA ROMANOAntonio Polito

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