maccio capatonda italiano medio

1. PRIMA SCOPARE E POI STRONCARE: IL FILM-BOOM DI MACCIO CAPATONDA FATTO A PEZZI SU “INTERNAZIONALE”. L’IRA DEI FAN: “SCATENIAMO L’INFERNO CONTRO QUESTI RADICAL CHIC!” 2. CHRISTIAN RAIMO: “IL FILM È PARECCHIO BRUTTO. MAL PENSATO, MAL SCRITTO, MAL DIRETTO, MAL INTERPRETATO. UN’IDEA BUONA PER UNO SKETCH NON REGGE UN FILM DI UN’ORA E MEZZA”

VIDEO - MACCIO CAPATONDA: “SOSSOLDI”, UN FILM CHE BADA A SPESE

 

VIDEO - MACCIO CAPATONDA: “ITALIANO MEDIO” (IL FINTO-TRAILER ORIGINALE, NATO ANNI PRIMA DEL FILM)

 

1. MACCIO VA DIFESO DALLA JIHAD DELLA COMMEDIA PIACIONA

Marco Giusti per Dagospia

 

Prima di tutto: Scopare! Attenti però, che la battaglia è solo all’inizio. Mentre Italiano medio di Maccio Capatonda con suoi due milioni di incasso in quattro giorni, e i 186 mila di ieri, ha stracciato le commedie radical chic che piacciono a Repubblica e le commedie col sud felice e contadino come fossimo nella Russia di Stalin, mostrando quanto si abbia bisogno in Italia di almeno un’idea originale e non omologata, sul web si scatena l’inferno per un articolo di Christian Raimo su “Internazionale” che massacra il film di Maccio.

ITALIANO MEDIO MACCIO CAPATONDA ITALIANO MEDIO MACCIO CAPATONDA

 

ITALIANO MEDIO MACCIO CAPATONDAITALIANO MEDIO MACCIO CAPATONDA

Poche chiacchiere. Per Raimo “il film di Capatonda è brutto. Parecchio brutto. Mal pensato, mal scritto, mal diretto, mal interpretato”. Lo spiega pure, Raimo, e parte dal fatto che è un fan di Maccio. Insomma, non è il solito attacco istituzionale contro il film demenziale o cafone di Mereghetti&co. A quelli, anzi, alla critica dei giornali forti, incredibilmente, il film è piaciuto. Perfino al vecchio Porro sul Corriere (chissà che ha visto?). Dopo aver massacrato assurdamente i film di Checco Zalone e dei Soliti idioti, i giornalisti italiani si sono buttati a corpo morto a esaltare Maccio, probabilmente non capendolo del tutto, ma per non rischiare di sbagliare ancora una volta si sono buttati nel macciocapatondismo.

 

italiano medio di maccio capatonda  9italiano medio di maccio capatonda 9

Un po’ come l’articolo di Conchita esaltata su Mattarella presidente, insomma. L’articolo di Raimo, invece, esplode sul web, sul giornale più fighetto e alla moda del momento, visto che pubblica anche Zerocalcare, e massacra il film. A questo punto insorgono i veri fan di maccio dal web a suon di  tweets e pernacchie. “Vi meritate una società piena di Christian Raimo pronto a giudicarvi ad ogni perifrastica sbagliata. Questo vi meritate.” Scrive Pupi Avanti@FaberFabris.

 

“Oltretutto, caro Christian Raimo, la tua "recensione" di ITALIANO MEDIO è scorrettissima e piena di SPOILER: non leggetela, la cancello”, scrive Daniela Catelli @danicat58. E più avanti:  "Scateniamo l'inferno contro questi Radical Chic che schifano l'italiano medio" dice @Mirkuz, “FALSO! Film ben fatto, divertente e intelligente.”, “Ecco i radical contro il nazionalpopolare. Stiamo coi cafoni!”. E, ovviamente, “#christianraimo sai cosa dovresti fare di più? #scopare”.

 

Non male anche, fra i tweets, quello di Old Trafford@28_52003 “unico punto su cui concordo è l'inutilità della presenza di @AndreaScanzi” e un “probabilmente si aspettavano ladri di biciclette o i vitelloni”. Quando un film spacca il pubblico, vuol dire che ha funzionato, che ha toccato quel 2% dell’intelligenza dello spettatore italiano medio e lo ha costretto a ragionare. Quello che non andava bene, semmai, era la critica positiva dei giornali italiani al film di Maccio. Che non è però il film cafone e demenziale che pensa il suo pubblico, come non lo erano né I Soliti Idioti né Checco Zalone.

andrea scanzi e selvaggia lucarelli mandano un bacio a barbara d urso che li aveva querelatiandrea scanzi e selvaggia lucarelli mandano un bacio a barbara d urso che li aveva querelati

 

Magari Christian Raimo un po’ di ragione ce l’ha dicendo che è un film che non rischia molto, essendo totalmente costruito per i suoi fan, cioè per un pubblico già codificato, perdendo così ogni capacità inventiva e politica. E diventa un po’ un’occasione sprecata. Anche se, quando un film apre una battaglia critica, e piace molto al pubblico non è mai un’occasione sprecata. Ora, mi va benissimo che si apra a una critica sull’assurdità di un’industria che pensa ai suoi film comici come a delle scatolette ognuna per un suo pubblico.

 

italiano medio di maccio capatonda  7italiano medio di maccio capatonda 7

Ma va detto che siamo davanti a un’opera prima, povera e rischiosa, con certi difetti, ma anche con molte qualità. E siamo davanti a un’opera che non è né piacevole né rassicurante sull’Italia di oggi. E che deve confrontarsi non con dieci Checco Zalone, ma con la povertà, soprattutto di idee, del cinema italiano, costretto a ricucire all’infinito remake o commedie che sembrano remake anche quando non lo sono.

italiano medio di maccio capatonda  5italiano medio di maccio capatonda 5

 

E’ vero, magari, che per chi conosceva i video di Maccio non c’è molto di nuovo, e che anche una certa sua sgradevolezza è parte di un mood un po’ fighetto della sinistra milanese, ma almeno qualche sana botta in testa la prendiamo, almeno il pubblico non è costretto a riconoscersi all’infinito con Raoul Bova, qualche giusta sgradevolezza c’è, compresa la scorreggia gigante che ci tenevamo da trent’anni.

italiano medio di maccio capatonda  4italiano medio di maccio capatonda 4

 

Raimo non capisce che un film così va difeso comunque, anche se non è completamente riuscito. Perché ci vuole un attimo a passare dal giusto attacco ragionato al moralismo da cinecritico che fa le pulci alla struttura di un film quando tutto il panorama attorno è stato devastato dalla jihad della commedia piaciona attuale.

 

 

2. L’OCCASIONE MOLTO SPRECATA DI MACCIO CAPATONDA

Christian Raimo per http://www.internazionale.it/

 

Probabilmente Maccio Capatonda lo conoscete. Se non avete visto nessuno dei suoi programmi televisivi, tipo la sitcom Mario, sicuramente avete almeno presente su YouTube uno dei suo finti trailer. Tipo: Vedo la gente scema, L’uomo che usciva la gente, Giammangiato, che hanno poco più o poco meno di un milione di visualizzazioni, o Sossoldi che ne ha più di tre milioni.

 

Un paio di giorni fa è uscito al cinema, in quattrocento sale, il suo primo film, Italiano medio, in cui Capatonda è attore, sceneggiatore e regista. Insieme a lui c’è il suo staff di autori (Marco Alessi e Sergio Spaccavento ) e soprattutto tutta la sua banda di caratteristi: l’idiotissimo Luigi Luciano conosciuto come Herbert Ballerina, il malvagio Franco Mari-Rupert Sciamenna, lo strampalato Enrico Venti-Ivo Avido eccetera.

italiano medio di maccio capatonda  1italiano medio di maccio capatonda 1

 

Italiano medio aveva tutte le premesse per incoronare Marcello Macchia, in arte Capatonda, trentaseienne abruzzese di Vasto, quale stella della comicità italiana. Una maschera perfetta della mediocrità strapaesana: sgangherata, ipertelevisiva, cafonissima. L’italiano medio, quello di Sordi, Villaggio, Verdone, Zalone, nella sua versione demenziale.

 

italiano medio di maccio capatonda  3italiano medio di maccio capatonda 3

E invece, e purtroppo, il film di Capatonda è brutto. Parecchio brutto. Mal pensato, mal scritto, mal diretto, mal interpretato. L’errore principale è stato quello di immaginare che un’idea buona per uno sketch di due minuti potesse reggere un film di un’ora e mezza.

 

Un nerd ecologista, Giulio Verme, uno che si batte per difendere un parco dalle speculazioni edilizie, uno felicemente sposato con una ragazza impegnata nel volontariato, un giorno in cui è giù di morale incontra un vecchio compagno di scuola che gli offre una pillolina.

 

“Sai quella storia che usiamo solo il 20 per cento del nostro cervello? Con questa pillola usi solo il 2 per cento”.

 

I SOLITI IDIOTI RITIRANO IL PREMIO PER CATTELANI SOLITI IDIOTI RITIRANO IL PREMIO PER CATTELAN

Prima di rendersi conto di averla buttata giù, Giulio Verme si è già trasformato in un bruto: con lo sguardo perso nel vuoto, s’infila una canotta leopardata e diventa uno che pensa solo a scopare, a ruttare, a guardare la televisione, e andare in giro in macchina con la radio a palla: l’italiano medio. Comincia una relazione con la vicina di casa (una panterona che fino a un secondo prima aborriva), si compra tre megaschermi televisivi da piazzare davanti al divano, va a rota dell’ultimo talent…

 

Prosciugata oltre ogni limite quest’ideuzza (lo pseudointellettuale che diventa un supercoglione), Italiano medio arriva a quarantacinque minuti scarsi. E quindi? E quindi la seconda parte del film è l’accozzaglia di altre due, tre ideuzze gonfiate: una specie di thriller ecologista, la storia di Giulio Verme bruto che si presenta lui stesso al talent, la lotta intra-psichica tra i due Giulio Verme (il nerd e lo scemo) realizzata come una specie di cartoon, la parodia di un altro talent ecologista… Niente di tutto questo funziona se non per trenta, quaranta secondi di seguito.

 

CHECCO ZALONE OSPITE ALLUNIVERSITA CATTOLICA DI MILANO CHECCO ZALONE OSPITE ALLUNIVERSITA CATTOLICA DI MILANO

Il pubblico in sala ride poco. Ride alle strizzatine d’occhio e alle battute da terza media, evidenziando il grosso problema del film: per essere demenziali sulla lunga distanza bisogna essere molto intelligenti. Ossia bisogna avere un mondo (e non dei tic, dei microaspetti sociali) da rovesciare, da rendere surreali. La lezione dei Monty Python ma persino degli Squallor è che per essere demenziale non si può fare comicità sociale, ma bisogna avere un approccio metafisico, altrimenti si rischia la parodia formato caricatura.

 

In questa parodia l’accumulo risulta puerile: “tratto da una storia finta”, “un film scritto da cinque persone e un autore”, “i pannelli solarium”, “lo scrittore Roberto Salviamolo”, “Just Caviale” (invece di Just Cavalli), “il Corriere della Serra”, “il calciatore Alessandro Del Pirlo”, “abita in Via del Tutto Eccezionale”… I giochi di parole funzionano se l’intero mondo è sottosopra, se no sono solo solletico.

 

MACCIO CAPATONDA IL CAPPELLO MACCIO CAPATONDA IL CAPPELLO

C’è una scena alla fine in cui Giulio Verme è ricoverato, stordito, incerto della sua identità, in ospedale. Ai piedi del letto c’è un nugolo di giornalisti (tra cui un imbarazzato e imbarazzante Andrea Scanzi che ha deciso di fare un inutilissimo cameo) e poi il medico interpretato da Nino Frassica. Il minuto di Nino Frassica, la sua comicità stralunata, i suoi tempi, i suoi giochi di parole che non sono ammiccamenti ma un linguaggio a sé, mostrano per contrasto tutta la debolezza di Maccio Capatonda.

italiano medio di maccio capatonda  2italiano medio di maccio capatonda 2

 

Una debolezza che non è dissimulata neanche con altri stratagemmi:

 

la voce off che racconta la storia dall’inizio non è usata in modo dialettico, per far ridere per contrasto (tipo Provaci ancora Sam per capirci), ma le caratteristiche ridicole della storia di Giulio Verme vengono tutte strasottolineate;

 

la recitazione dei personaggi è sopra le righe, e il risultato è che sembrano tutti uguali: stonati, estraniati, pagliacceschi;

 

l’unico personaggio che recita in modo più o meno realistico è Franca, la fidanzata di Giulio, il che la rende un personaggio completamente estraneo;

christian raimochristian raimo

 

la caratterizzazione delle due anime di Giulio man mano si rivela scontata. Per esempio, Giulio il nerd non dice parolacce, ma alla quarta (se non alla prima) volta in cui dice “Scusa il pene” invece di “Scusa il cazzo”, veramente è difficile strappare una risata;

Eccetera.

 

‘’il nome del figlio’’ di francesca archibugi.‘’il nome del figlio’’ di francesca archibugi.

Inoltre la regia è un vero disastro. La regia da videoclip se funziona la prima o la seconda volta per creare uno spiazzamento alla terza, la quarta, l’ennesima volta finisce col non rendere credibile né coerente il film stesso se non come playlist di YouTube. Poi, metà del film è composto da inquadrature di faccioni ripresi con il grandangolare: anche qui capite bene che se un paio di volte può dare un effetto cartoonesco e comico, a lungo andare stanca.

 

Anche la fotografia è frutto di scelte troppo elementari. Giulio nerd=fotografia asettica (leggi: brutta, da fiction Rai); Giulio bruto=fotografia con colori saturi. Questo effetto ha il sapore di una battuta, e come tale anche qui funziona la prima volta, non se ripetuto a esaurimento.

‘’il nome del figlio’’ di francesca archibugi. 39426 ppl‘’il nome del figlio’’ di francesca archibugi. 39426 ppl

 

Il montaggio, nonostante la maestria di Giogiò Franchini, è una sovrapposizione riempita senza vuoti, momenti di pausa, chiaroscuri, come se si avesse paura di lasciare lo spettatore a se stesso per più di un secondo, una paura da ritmo televisivo e non cinematografico.

troppo giusti marco giusti andrea delogutroppo giusti marco giusti andrea delogu

 

Insomma un brutto film, un film non divertente, di un artista come Maccio Capatonda che invece il talento ce l’ha. E che ha soprattutto una sua idea di comicità, come si può ascoltare in quest’intervista.

 

L’impressione che uno spettatore ben disposto ne ricava è che l’Italia negli ultimi vent’anni sia stata devastata da una dealfabetizzazione comica. Il linguaggio comico dovrebbe essere patrimonio comune di un intero paese, oggi è facile constatare il contrario.

 

I DUE SOLITI IDIOTI I DUE SOLITI IDIOTI

È praticamente impossibile trovare un film che faccia ridere tutti, ossia un codice comico condivisibile, e così i produttori esasperano le differenze per le diverse categorie di pubblico. Invece di far diventare Capatonda un Totò o almeno un Checco Zalone, lo lasciano assomigliare a se stesso, a replicare le sue performance televisive, in modo da assicurarsi il riconoscimento e il pubblico che già ha. Per altri tipi di pubblico ci sarà Alessandro Siani o la commedia di Francesca Archibugi.

 

E in questo senso, assegnando a ogni pubblico un codice e un certo tipo di prodotto, la capacità inventiva e persino politica della comicità diventa, veramente e purtroppo, una piccola cosa molto innocua.

Ultimi Dagoreport

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCES? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….