VIOLETTA VIOLATA - AVVISATE LA ASPESI TRAVIATA DA LISSNER CHE SU “REPUBBLICA” CI PENSA ARBASINO A RIMETTERE LA SCALA AL CENTRO DEL VILLAGGIO: “CHE BRUTTA ‘LA TRAVIATA’ VISTA ALLA TV”

Alberto Arbasino per "la Repubblica"


(..) All'opera mal s'addice la televisione, si è sempre detto e risaputo, giacché mostra impietosamente non soltanto le boccacce aperte, ma i dettagli delle grassezze e delle età. Rughe di ciccia, attaccature di parrucche, ricci posticci, tutto ciò che giustamente si "slontana" sul palcoscenico, e non si può notare nei primi piani spiacevoli.

Ma siccome in tv bisogna osservare tutto, purtroppo è inevitabile, forse così si spiegano le differenze di giudizio sulla protagonista della Traviata alla Scala: eccellente per chi la guardava con le distanze giuste, pingue e anziana per gli spettatori in tv. Un pessimo servizio, tutti quei primi piani.

Lo spettacolo è stato biasimato soprattutto perché si propone come "spaccato" di una modernità odierna. E allora ci si chiede subito, naturalmente, se questa viene rappresentata meglio dagli spettatori e spettatrici attuali della Scala, oppure da quei disgraziati malmessi in scena che secondo il libretto dovrebbero caratterizzare baroni e marchesi e viscontini.

E la scelta di piazzare servi o cameriere come interlocutori muti può soltanto immiserire i sublimi trasporti lirici di Violetta o Alfredo, rivolti a un o una dipendente obbligati a star lì zitti. Zingarelle e mattatori vengono qui semplicemente cantati da alcuni ospiti, mentre alla
Traviata veneziana, alla Fenice l'anno scorso, per dare una buona idea di contemporaneità si allestivano delle mini-Folies Bergère caserecce.

Oltre tutto, un contrasto di ninnoli. Poche sedie in casa di Violetta e di Flora, come se le avessero appena affittate o comprate. E mai visto un letto, benché non manchi un vaso per i fiori finali. Ma quanti gingilli e tegamini e peluches accumulati da generazioni in campagna.

Avranno preso in affitto una cucina piena di «barlafüs », chiedono quelle habituées per cui Visconti non aveva messo la parrucca da vecchio al bel giovane baritono Bastianini. E la Callas trasaliva quando Violetta s'accorgeva che «el papà l'è mieu che quel panzùn del tenúr». E i mariti: «Tranquila, l'averà conussü quand l'era ancamò in casìn».

Erano le signore per cui Tito Gobbi come Scarpia era il più bell'uomo. E quando lo videro negli stracci del Wozzeck protestarono vivacemente, e fermarono l'opera con urla di «Vergogna alla Scala! ». Chi c'era, può ricordare che il maestro Mitropoulos chiese di lasciarli lavorare, alla parola «lavurà » i milanesi s'acquietarono, e il giorno dopo i giornali pubblicarono che i milanesi non capiscono la musica di Berg. Ma questa l'ha sentita una signora più moderna, quando il tenore dell'Aida s'arrabbiò, è uscì, e venne soppiantato nel corso dell'atto da un sostituto in blue-jeans. E le coppie eleganti: «È un effetto di regìa?».

 

Arbasino Marisela e Paolo Federici Alberto Arbasino NAPOLITANO, MORATTI E LISSNERI PROTAGONISTI DELLA TRAVIATAIL CAST DELLA TRAVIATA DIANA DAMRAU TRAVIATA

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