CI VOLEVA MARADONA PER VEDERE “LA REPUBBLICA” CONTRO FAZIO! - ELLEKAPPA: “FAZIO COMPLICE DI UN EVASORE CONCLAMATO CHE INSULTA IL FISCO…. COME UN BRUNETTA QUALUNQUE”

Francesco Merlo per la Repubblica"

Fabio Fazio sembrava Ghedini e Maradona Berlusconi. E il pubblico televisivo più colto d'Italia applaudiva il reato di evasione, che offende la disperazione del Paese impoverito, proprio come la corte eversiva del Cavaliere celebra la frode fiscale davanti al tempio di Palazzo Grazioli.

E il solito fantuttone Brunetta che, per fede politica, adora le bricconate dei mascalzoni, ora condanna, censura e si indigna perché il briccone è un coccolo del suo nemico Fazio. E sembra già di leggere l'editoriale del "Foglio" che sicuramente arruolerà Maradona e lo santificherà perché ha "convertito" al berlusconismo persino Fazio.

Potenza della televisione che trasforma i delinquenti in eroi e viceversa. Di sicuro l'intervista di Fabio Fazio a Maradona diventerà un classico della mancanza di equilibrio, del rovesciamento di senso, dell'Italia migliore che sarebbe in fondo uguale all'Italia peggiore, dei moralisti che fanno la morale a tutti, tranne a se stessi.

E ripartiamo dunque da Maradona che ha fatto il gesto dell'ombrello a Equitalia «che mi vuole togliere tutto: tié». Come Berlusconi, pure lui pretende l'impunità. Il reato è, all'ingrosso, lo stesso. Entrambe le condanne sono definitive. E anche la sfrontatezza è la medesima. Maradona si crede al di sopra della legge perché ha la manina di Dio e il pibe de oro; Berlusconi perché è stato eletto dal popolo ed è l'unto del Signore.

Solo nel balbettare le scuse, Maradona è diverso da Berlusconi o forse diversamente berlusconiano. Quello infatti avrebbe dato la colpa ai giornalisti, avrebbe accusato il regista e denunziato un fotomontaggio, avrebbe parlato - spalleggiato da Brunetta - della contaminazione e contiguità di Rete tra Blog, Fazio e Bianca Berlinguer: i soliti comunisti.

Maradona invece ha detto che il suo ombrello «non era offensivo, ma satirico» e, poiché si esprime confusamente, si capisce che voleva dire ironico. Ma l'ironia è la smorfia della gentilezza e non si può essere, al tempo stesso, ironici e truculenti, raffinati e volgari, garbati e sgarbati. Maradona, si sa, ha il vizietto dell'avambraccio che "satiricamente" mandò in rete con la manina il gol che nel 1986 eliminò l'Inghilterra dai mondiali.

Diego Maradona non è mai stato un esempio edificante e forse perché la natura è stata troppo generosa con quei suoi piedi che riuscivano a dare un'anima, un corpo e un progetto al pallone. A Napoli frequentava i peggiori ceffi e se non era un affiliato era di sicuro un affine. Eroe della plebe, era spesso drogato. Assediato dai figli illegittimi fu costretto, dopo anni di battaglie, a riconoscerne uno, Diego jr che, volendo diventare a sua volta calciatore, pur ammettendo che «sui campi di calcio, extraterresti come mio padre non se ne vedranno mai più», si scelse come modello lo juventino Del Piero «perché è istruito, sensibile e intelligente». Il contrario di papà?

Lo avesse intervistato questo suo assennato figliolo, forse sarebbe riuscito a distinguere tra il Maradona che stregava il pallone e il Maradona miserabile della miseria italiana, come ha appunto notato ieri Stefano Fassina. A un pubblico di sinistra il "tipo Maradona" non dovrebbe piacere: per scelta di vita, abitudini, modelli, letture e passioni. E sarà pure sussiegosa, e anche un po' finta e verniciata di politicamente corretto, ma certamente quella che si riconosce nel programma di Fazio non è l'Italia devota o prona ad una variante del berlusconismo delinquenziale.

A nessuno come a quel pubblico dovrebbe essere chiaro che Maradona non è l'Italia che stringe la cinghia, ma quella che salta le code e parcheggia in seconda fila, quella che eleva a pedagogia il fregare il prossimo, quella che "meglio furbi che virtuosi", quella della prepotenza e non della solidarietà, quella affascinata dai delinquenti, quella che si gira dall'altra parte, quella che non paga le tasse...

Ed è stato folclore penoso anche l'esibizione, domenica sera, delle amicizie con Chavez e Fidel Castro, bandiere arcaiche e lise a cui la stragrande maggioranza della gente di sinistra in Italia ha voltato le spalle: fanno parte delle teche d'antan come i busti di Stalin, i testi di Galvano della Volpe, i Quaderni piacentini e il Libretto rosso. Cos'è accaduto dunque domenica sera?

È chiaro che dialogare con un genio del pallone che è però sregolato in tutto, sino alla delinquenza fiscale, necessita di una misura, di un senno, di una regola. E ci sono delle cose che non si possono perdonare neppure a Maradona, per rispetto di chi paga le tasse e anche il canone televisivo. A meno che non si sostenga che Maradona, che non le paga, è meglio di Fazio che le paga, come la settimana scorsa aveva egli stesso ribadito a Brunetta che lo insolentiva. Come può lo stesso pubblico averli applauditi entrambi? Esigenza di copione?

A meno che non si arrivi al "sottosopra", un po' in nome del pallone che ci rende tutti tifosi sconclusionati, ma soprattutto in nome dell'audience che "stracangia" Maradona in Renzo Piano e trita alla stessa maniera Cacciari e Celentano: l'indifferenziato televisivo. È questa la vera subalternità, la stessa che trasforma il giornalista- nemico di Berlusconi nel giornalista-compare: Maradona non si può contraddire perché non si può maltrattare l'audience.

La verità è che c'è una tecnica televisiva, quella di assecondare a tutti i costi l'ospite, che può fare danni all'etica televisiva. E il pubblico addomesticato non è più né di destra né di sinistra: è un pubblico di manichini. Certo, l'ospite va trattato con educazione, ma non con soggezione, "alla Vespa", che è sempre ben disposto verso il potente, il vip e il divo di turno.

Ripeto: la buona educazione di Fazio è preferibile alla maionese impazzita della demagogia di tante orribili trasmissioni come "La Gabbia" per esempio dove ho visto un giovane giornalista inseguire Giuliano Amato e dargli con spavalderia dell'affamatore perché era stato nominato, dal Capo dello Stato, giudice costituzionale, lui che è professore di Diritto costituzionale. È vero: meglio eccedere in salamelecchi che in pernacchie.

Ma domenica sera Fazio e Maradona sembravano Bibì e Bobò, e quello non aveva neppure cominciato a difendersi che già Fazio lo aveva messo in salvo. Eppure anche delicatamente si poteva dire a Maradona che le tasse bisogna pagarle e che le sentenze definitive non possono essere ribaltate in una trasmissione tv. Bastava immaginare che al posto di Diego Armando ci fosse ancora Brunetta e ripetergli con fierezza di versare all'erario il 50 per cento dello stipendio e di non avere nessuna condanna per frode fiscale.

 

MARADONA GESTO DELL OMBRELLOELLEKAPPA SU FAZIO MARADONA E BRUNETTAFAZIO-MARADONAfabio fazio littizzettomaradona foto mezzelani gmt DIEGO ARMANDO MARADONA NELLA SUA NUOVA VESTE DI TECNICO MOTIVATORE DEL DEPORTIVO RIESTRA DI BUENOS AIRES DIEGO ARMANDO MARADONA CON SUO PADRE GENNARO RINO BONIFACIO CON MARADONA maradona e moglie veronica.jpgDIEGO ARMANDO MARADONA E MICHEL PLATINI jpegDIEGO ARMANDO MARADONA jpegDIEGO ARMANDO MARADONA jpegMARADONA A NAPOLI

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