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IL CINEMA DEI GIUSTI – “COSA FACEVI PRIMA DELLA RIVOLUZIONE?”; “LA ASPETTAVO IN CARCERE”; “E DOPO LA RIVOLUZIONE?” – “NO. ERA IL CARCERE CHE ASPETTAVA ME”. CON QUESTA INCREDIBILE BARZELLETTA CONTRORIVOLUZIONARIA VI INTRODUCO A QUESTO “DUE PROCURATORI”, UNA SORTA DI FAVOLA MORALE MOLTO IRONICA E MOLTO DARK SUI BEI TEMPI DELLE PURGHE D’ANTEGUERRA E SUL CONCETTO DI GIUSTIZIA COMUNISTA AI TEMPI DI STALIN E AI TEMPI DI PUTIN - IL FILM E’ UN RITRATTO PRECISO DI QUEL CHE PUÒ DIRE OGGI COMPORTARSI SECONDO UN PRECISO CODICE MORALE SOTTO PUTIN E DEI RISCHI CHE SI CORRONO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

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Vi ho già raccontato la barzelletta del film? E’ notevole e la potete riciclare per qualsiasi rivoluzione e regime autoritario del mondo, ma è molto russa. “Cosa facevi prima della Rivoluzione?” – “La aspettavo in carcere” – “E dopo la Rivoluzione?” – “No. Era il carcere che aspettava me”.

 

Con questa incredibile barzelletta controrivoluzionaria vi introduco a questo incredibile viaggio nel mondo di Stalin, ma con gli occhi di chi ben conosce Putin, “Due procuratori”, ultima opera scritta e diretta dal celebrato regista ucraino Sergei Loznitsa, visto maggio scorso a Cannes, documentarista e autore di grandi film come “Maidan” e “Donbass” che ci illuminavano su quello che stava accadendo nel suo paese e sui rapporti con la Russia di Putin.

 

“Die procuratori”, nato da un romanzo di Georgij Denisov, coprodotto da qualcosa come sei nazioni, distribuito da noi da Lucky Red, è una sorta di favola morale molto ironica e molto dark sui bei tempi delle purghe d’anteguerra e sul concetto di giustizia comunista ai tempi di Stalin e, ovviamente, ai tempi di Putin.

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Siamo nel 1937, ottavo anni del terrore imposto da Stalin, con la NKVD, il commissariato del popolo che mette in galera non solo i dissidenti, ma anche le vecchie glorie del partito, che obbliga con la tortura a confessare atti non veri per poi giustificare la loro eliminazione fisica. La prima scena che vediamo è quella di un vecchio barbogeo carcerato che brucia un sacco intero di pizzini scritti dalle celle per il compagno Stalin e riesce a salvarne uno firmato dal compagno Stepniak che chiede l’arrivo di un procuratore che indaghi sui fatti.

 

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 Misteriosamente il pizzino arriverà al giovane procuratore investigativo appena uscito dall’università Kornyev, interpretato da Aleksandr Kuznetsov, che detto fatto si presenta al carcere lager di Bryanks per chiedere di vedere Stepniak. Malgrado gli intralci della polizia del carcere, la barzelletta che vi ho raccontato è detta da uno dei due, riesce a parlare a quattr’occhi con Stepniak, interpretato da uno spettacolare Aleksandr Filipenko, detto simpaticamente Gamba di legno, che gli racconterà con un numero da grande attore la verità sulle carceri e su quello che dovrebbe fare.

 

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 Stepniak è persona ligia e pensa bene di raccontare tutto al procuratore generale, il terribile Vychinski, interpretato da Anatoly Belly. Ovviamente il giovane compagno Kornyev crede ancora alla giustizia comunista.

 

Costruito con una fotografia, di Oleg Mutu, e una scenografia da urlo, interpretato da attori mai visti che sembrano provenire dal teatro e dal mondo di Bulgakov, “Due procuratori” non è solo un grande film da festival e una grande commedia dark. E’ un ritratto preciso di quel che può dire oggi comportarsi secondo un preciso codice morale sotto Putin e dei rischi che si corrono. Ogni scena è costruita all’interno di una precisa idea scenografica che dovrà far vivere i dialoghi dei personaggi. Grande film. In sala.  

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