IL CINEMA DEI GIUSTI - IL PRIMO DEI DUE FILM SU YVES SAINT-LAURENT, QUELLO “UFFICIALE”, HA I VESTITI VERI E PROTAGONISTI MERAVIGLIOSI. MA IL “CONTROLLO” DEL FIDANZATO PIERRE BERGÉ LO RENDE UN PO’ UN ALBUM DI FIGURINE

Marco Giusti per Dagospia

Yves Saint-Laurent di Jalil Lespert

I vestiti e i bozzetti sono quelli veri. Bellissimi. Non è solo storia della moda, è il 900. Da soli valgono il prezzo del biglietto. Anche i due protagonisti, Pierre Niney e Guillaume Galliene, provenienti entrambi dalla Comédie Française, sono meravigliosi. Soprattutto Guillaume Gallienne, geniale regista e interprete di "Tutto sua madre", è incredibile come Pierre Bergé.

Non solo compagno del genio Yves Saint-Laurent, ma spettatore, narratore, metteur en scéne della maison d'alta moda. Sempre velato di una malinconia, come se avesse costantemente coscienza di dover ricoprire il ruolo ingrato di padre-madre-amante di un personaggio che ha deciso da subito di vivere fuori da ogni regola. Per il resto hanno un bel po' di ragione i molti critici che hanno trovato questo "Yves Saint-Laurent", diretto da Jalil Lespert, regista ma soprattutto attore del cinema francese, fu il protagonista di "Risorse umane" di Laurent Cantet, una biografia ben costruita, ben fotografata ma spesso piatta, priva di humour.

Certo, non deve essere stato facile mettere in scena la vita della coppia Yves Saint Laurent-Pierre Bergé, avendo uno dei due diretti interessati, cioè Pierre Bergé, sempre presente sul set pronto a dir la sua. Questo si vede nel film, che somiglia, soprattutto nella seconda parte, quella legata agli anni '70, a una buona fiction da prima serata. La prima parte, grazie anche a questi incredibili abiti, alla ricostruzione perfetta della maison, alla freschezza dei due attori senza trucco aggiunto e invecchiamento, è decisamente più riuscita.

Ovvio che il film che Bertrand Bonello sta finendo su Yves Saint-Laurent, fortemente osteggiato da Pierre Bergé, sarà senza abiti originali, ma molto più libero di descrivere la follia del grande stilista, interpretato da Gaspard Ulliel, circondato da una banda di fuori di testa. Inoltre lì Pierre Bergé, interpretato da Jéremie Renier, non sarà co-protagonista assoluto.

Questo rischia spesso la raccolta di figurine, soprattutto quando si tratta di descrivere le ragazze che attraversano la vita di Yves Saint-Laurent e Pierre Bergé. La mamma di lui, Marianne Basler, la bella mannequin Victoire, Marie de Villepin, la bionda Betty, Charlotte Le Bon, la cattiva ragazza Loulou de la Faliase, Laura Smet, che introduce lo stilista alla coca.

Ma sono figurine anche il Karl Lagerfeld di Nikolai Kinski, figlio di Klaus (lo avevamo lasciato bambino nel folle "Paganini" diretto dal padre), il suo amante Jacques de Bascher, cioè Xavier Lafitte, che finisce a letto con Yves Saint-Laurent scatenando la reazione di Pierre Bergé. Nel film di Bonello, ad esempio il bel Jacques sarà interpretato da Louis Garrel e Loulou de la Faliase da Léa Seydox, mentre appariranno vere icone della follia degli anni '70, come Helmut Berger e Dominique Sanda. Ovvio che il film punterà sulla follia di Yves Saint-Laurent e del suo gruppo di amici.

Qui il viaggio verso la coca e la devianza di Yves Saint-Laurent sembra come controllata da buon Pierre che veglia sull'amico. Certo, Guillaume Galliene e Pierre Niney riescono, come possono, a costruirsi il loro film, ma spesso il teatrino della ricostruzione un po' facile vince su tutto. E la descrizione di Pierre Bergé come fatina buona è forse un po' eccessiva. Ma gli abiti e Guillaume Galliene sono meravigliosi. In sala dal 27 marzo.

 

 

Yves Saint Laurent di Jalil Lespert Yves Saint Laurent di Jalil Lespert Pierre Niney et Guillaume Gallienne Yves Saint Laurent di Jalil Lespert Yves Saint Laurent di Jalil Lespert Yves Saint Laurent di Jalil Lespert Yves Saint Laurent di Jalil Lespert Yves Saint Laurent di Jalil Lespert

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