IL CINEMA DEI GIUSTI - SARÀ DAVVERO IL MIGLIORE DEI BOND POSSIBILI? CERTO, ANCHE SE I PRIMI 007 CON SEAN CONNERY SONO ANCORA IMBATTIBILI PER COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO, FASCINO D’EPOCA E RIGORE DI GENERE, DOBBIAMO AMMETTERE CHE “SKYFALL”, AVVENTURA NUMERO 23 DIRETTA DAL SAM MENDES DI “AMERICAN BEAUTY” E “ERA MIO PADRE”, È NETTAMENTE IL FILM PIÙ ELEGANTE, MEGLIO DIRETTO E PIÙ POLITICO DEL DOPO CONNERY…

Marco Giusti per Dagospia. In sala dal 31 ottobre

Sarà davvero il migliore dei Bond possibili? Certo, anche se i primi 007 diretti da Terence Young e interpretati da Sean Connery sono ancora imbattibili per costruzione del personaggio, fascino d'epoca e rigore di genere, dobbiamo ammettere che "Skyfall", avventura numero 23 dell'agente segreto James Bond diretta dal Sam Mendes di "American Beauty" e "Era mio padre", è nettamente il film più elegante, meglio diretto e più politico del dopo Connery e, malgrado il suo tono triste e nostalgico, funziona da vero reboot della serie.

La critica in patria lo ha esaltato. "Il film che ogni fan di James Bond, vecchio o giovane, vorrebbe vedere", "Non è solo un gran film, è la resurrezione del personaggio", "Una rinascita", Il più cool della serie", "Cool ma non camp".

Pochissime le voci negative. E un coro di lodi per Daniel Craig, al suo terzo Bond, per il grande cattivo biondo, Raul Silva, di Javier Bardem, e per la M di Judy Dench, che vede qui uno sviluppo fortissimo, da co-protagonista, del personaggio. I produttori, Barbara Broccoli e il fratellastro Michael J. Wilson, non solo non hanno badato a spese, 200 milioni di budget, esterni, oltre che a Istanbul per la prima in Cina, tra Shanghai e Macao, ma hanno finalmente puntato su un regista di serie A che non fosse soltanto un praticone, ma che potesse rinnovare davvero storie e personaggi.

Già con "Casino Royale" la Broccoli aveva cercato di fare quest'operazione chiamando Quentin Tarantino a scrivere e dirigere il film, che avrebbe dovuto vedere come protagonista non Daniel Craig, ma Daniel Day Lewis, su scelta dallo stesso regista. La Broccoli fece poi saltare l'operazione, secondo quello che mi disse lo stesso Tarantino, che molto avrebbe amato dirigere il film, perché non se la sentiva di fare un prodotto troppo alto, che avrebbe portato la serie a un livello difficile da mantenere con i titoli successivi.

Meglio quindi giocare su un Bond medio, ricco e cafone, che non avrebbe fatto perdere un dollaro o una sterlina alla produzione. Mendes sembra la giusta scelta a metà tra il taglio troppo personale di un Tarantino e quello di un metteur en scéne di gran livello, elegante ma capace di attenersi alle condizioni della produzione, di rinnovare cioè senza rivoluzionare troppo il genere. E con un nome, poi, che non faccia ombra a quello di James Bond.

Rispetto poi a una sceneggiatura scritta da Neal Purvis e Robert Wade, responsabili degli ultimi cinque Bond, e da John Logan, che ha firmato copioni di grande successo per Tim Burton ("Sweeney Todd"), Martin Scorsese ("Hugo Cabret"), Ridley Scott ("Il gladiatore"), che alterna sapientemente grandi scene d'azione e fitti dialoghi tra personaggi davvero recitanti, Sam Mendes, regista teatrale di esperienza, sembrava davvero la scelta più adeguata.

E' vero che Daniel Craig non la smette di correre in giro per il mondo inseguendo spie e files pericolosi, ma è un piacere vederlo muovere fra attori recitanti, e non macchiette da 007, come Javier Bardem o Ralph Fiennes o Albert Finney o Ben Whishaw, che fa un giovanissimo Q o, soprattutto, Judy Dench che per la prima volta dà al personaggio di M un volto tragico e un peso diverso del suo rapporto con gli agenti segreti.

Non che negli ultimi 007, soprattutto fra i cattivi, non ci fossero grandi attori, anzi, ma Mendes e Logan costruiscono più teatralmente le scene di confronto tra i personaggi e gli attori sembrano più protetti. Arrivato sugli schermi dopo quattro anni di attesa dall'ultimo episodio, "Quantum of Solace", "Skyfall" ha avuto una gestazione difficile, avendo dovuto attraversare la bancarotta della MGM che ha fermato l'inizio delle riprese per nove mesi.

Stavolta il male da combattere, come nei Batman dei Christopher Nolan, è tutto interno alla nostra società, non ci sono associazioni criminali come la Spectre o nazioni bellicose, ma Joker che sono gli specchi di noi stessi. Come nella crisi mondiale che stiamo attraversando tutto passa da internet e non ci sono più ideologie rivali o patriottismi da sostenere. M e James Bond sono rimasugli di una società ormai antiquata, che a stento sopravvivono, con i loro gadget e i loro sistemi sbrigativi, in un mondo dominato da un capitalismo inafferrabile, lo stesso che sta distruggendo il nostro futuro.

La guerra che si sviluppa contro gli stessi servizi britannici non tocca più neanche il terrorismo islamico o nessun altro tipo di terrorismo, è tutto interno allo scontro fra il vecchio mondo delle spie e della politica internazionale alle prese con la propria inadeguatezza ad affacciarsi al nuovo mondo dominato dal sistema di potere economico internazionale. L'intelligenza del film è tutta nella ricostruzione del mito Bond alle prese col proprio passato reale e mitologico.

C'è una madre, la "M" di Judy Dench, dei figli che muoiono e rinascono continuamente, non a caso 007 muore nella grande sequenza pre-titoli e rinasce subito dopo, c'è un male che si sposta tra la Turchia e la Cina, regno del nuovo potere economico, dove il cattivo Silva di Javier Bardem affronterà il suo doppio in una scenografia da installazione d'arte. C'è addirittura una casa paterna, in Scozia, dove si svolgerà il grande finale shakespeariano tra M e i suoi due figli in lotta.

Le donne, per la prima volta, sono ridotte al minimo. In pratica sono due, la giamaicana Naomie Harris (l'abbiamo vista in "Miami Vice" e in due avventure dei "Pirati"), fedele compagna di lotta, e la francese Bérénice Marlohe, la donna del cattivo. Certo, Bond le castigherà come da copione, che Bond sarebbe altrimenti?, ma non esistono come richiamo sessuale. E' pura routine. La vera scena di sesso e di coinvolgimento fisico è quella fra lui e il cattivo, con Bardem biondo che lo stuzzica e Bond che rivela che forse non è così etero come si è sempre pensato.

E infatti subito dopo si eserciteranno al tiro con la pistola sulla testa della ragazza, presenza da eliminare per lo sviluppo del loro rapporto. Curiosamente, dopo un inizio dove si alternano situazione ultraclassiche, la grande corsa per le strade e i tetti di Istanbul, come in un vecchio A 077, l'agente segreto di Luciano Martino e Mino Loy ideato subito dopo 007, a ambienti super-moderni, la nuova sede inglese dell'Intelligence, per colpa delle azioni terroristiche del cattivo, Bond e M si spostano sempre di più negli ambienti dei vecchi film e dei vecchi gadget.

M abita addirittura nella vecchia casa che fu del compositore John Barry, primo grande musicista di 007, Bond tira fuori dal garage la vecchia Aston Martin, nella vecchia casa paterna troviamo con la doppietta in mano il grande Albert Finney, stessi anni di Sean Connery, ricompare pure Moneypenny (non vi diciamo chi è) e tutto sembra chiudersi in un cerchio che ci riporta all'origine della serie.

Ovvio che il Cinquantenario di Bond al cinema pesi sulla costruzione del film, e pesi pure il buffo video con Daniel Craig e la Regina che duettano per arrivare in tempo all'apertura delle ultime Olimpiadi diretto da Danny Boyle che abbiamo visto pochi mesi fa, ma con tutti questi vincoli "Skyfall" riesce a essere un'opera originale e di gran livello sul mito di Bond, sui suoi legami col nostro passato e sul male che ci circonda. Ci attendiamo qualcosa di altrettanto forte dal nuovo Bond (scritto dal solo Logan), che, come tradizione, vediamo lanciato nei titoli di coda. Ovvio che ucciderà qualsiasi film italiano che si trovi nei dintorni.

 

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