gigliola cinquetti

GIGLIOLA CINQUETTI MEMORIES: SANREMO, IL CINEMA, LA POLITICA - "LA POLEMICA BAGLIONI-SALVINI? IL SOLITO COPIONE DEL FESTIVAL, CREDO CI SIA BISOGNO DI UN PO' DI SILENZIO. SE M' INVITASSERO ALL’ARISTON CI ANDREI CON PIACERE. IL SUCCESSO A 16 ANNI? LA TESTA CE L'AVEVO GIÀ MONTATA. ERO MEGALOMANE E POCO GIUDIZIOSA. "NON HO L’ETA’" NON LA VOLEVO NEANCHE CANTARE". ECCO PERCHE' – VIDEO

 

Maurizio Caverzan per “la Verità”

 

«Per le fotografie chiami il mio agente Le do il numero Guarda Mi ha mandato un ritaglio di giornale Il New Musical Express: "Gigliola Cinquetti meets the Stones" C' è una foto mia con Brian Jones, Charlie Watts e Bill Wyman. Che storia I Rolling Stones erano la band emergente È del 15 maggio 1964». La voce di Gigliola Cinquetti è sempre vellutata e sensuale come ai tempi di quel copernicano ritaglio di giornale: primo febbraio di quello stesso anno, vittoria rivelazione al 14° Festival di Sanremo. Una voce che nasconde una personalità ben diversa da quella che la leggendaria Non ho l' età faceva pensare.

 

Signora Cinquetti, guarderà il Festival di Sanremo?

«Lo guardo sempre, è una festa italiana alla quale non si può mancare».

 

Che cosa le interessa di più, le canzoni, lo show, gli ospiti?

CINQUETTI

«Il Festival è un' espressione del modo di fare televisione oggi. Mi interessa il linguaggio televisivo perché la tv ha formato e condizionato la mia generazione. Poi, sebbene sia stata data per morta tante volte, tuttora dà contenuti agli altri media».

 

La tv ha condizionato la sua generazione, e oggi?

«Si vedono proposte di qualità e altre abominevoli. Ma non è tutto da disprezzare».

 

Esemplifichiamo?

«Non voglio fare la maestrina che dà i voti».

 

Quali edizioni di Sanremo apprezza di più? Carlo Conti o Fabio Fazio?

«La formula mi è indifferente. Mi piace la festa dell' Italia che si ritrova su Rai 1 con i cantanti. In queste sere divento abbastanza acritica e credo lo siano tutti gli italiani. Abbandoniamo l' atteggiamento razionale e lasciamo prevalere le emozioni».

CINQUETTI 13

 

Come se lo spiega?

«Forse perché è una di quelle manifestazioni che ci sono solo da noi. Un paio d' anni fa ero in Francia e si parlava del Festival: "Noi non abbiamo niente come Sanremo, com' è possibile?", dicevano increduli i francesi. Poi c' è un' altra cosa che si ripete ogni anno».

 

Sentiamo

«Dopo la prima mezz' ora diciamo tutti: "Oddio, quest' anno è veramente uno schifo". Invece, poi comincia a piacere. Naturalmente non è vero né che sia pessimo né che sia splendido. È come siamo noi».

 

Ne apprezza la rappresentatività nazionalpopolare?

«Più che nazional, internazionalpopolare. È una manifestazione conosciuta e amata in Paesi lontanissimi. Noi tendiamo a sottovalutare la forza della canzonetta. Invece, se l' italiano è la quarta o quinta lingua studiata nel mondo pur senza avere un valore commerciale, lo dobbiamo all' opera lirica e alle canzoni».

 

Che idea si è fatta della polemica sui migranti tra Claudio Baglioni e il vicepremier Matteo Salvini?

«Non mi ha sorpreso. È il solito copione del Festival. Ma va bene così, non voglio aggiungere nulla».

 

Prima quella polemica, poi Francesco Guccini che ha rivelato che l' anno scorso Baglioni ha bocciato una sua canzone intitolata Migranti: sarà questo l' argomento principe di questa edizione?

CINQUETTI

«Non lo posso prevedere, ma temo di sì. Personalmente ho troppo rispetto per la drammaticità di questo tema per pronunciarmi mentre tutte le posizioni sono già in campo. Credo ci sia bisogno di un po' di silenzio. A volte mi auguro che, mentre tutti parliamo, ci siano quelli che lavorano per risolvere davvero i problemi».

 

Che rapporto ha con la politica?

«È il futuro dei nostri figli, la continuazione dei valori in cui crediamo. Io sono di cultura greco classica. L' Odissea e l' Iliade sono i miei giacimenti. Per me la politica è la continuazione della pietas».

 

Dopo che si è vinto due volte, il Festival lo si guarda con la voglia di tornarci?

«Se m' invitassero ci andrei con piacere. Vado nei teatri di mezzo mondo, andrei molto volentieri anche all' Ariston».

 

E dopo che si è avuto successo in tutto il mondo come lo si guarda?

GIGLIOLA CINQUETTI

«Con gratitudine perché gli devo moltissimo. In un certo senso, sebbene il Festival non sia una persona fisica, potrebbe essere un sentimento reciproco. In tre minuti mi ha regalato un successo incredibile e simultaneo in tanti Paesi. Un collezionista mi dice di possedere dischi miei pubblicati in 120 nazioni».

 

Che ricordo ha di quei giorni?

«Fu una deflagrazione. Un exploit difficile da gestire. In controtendenza rispetto alla narrazione sui cantanti di successo, ho sempre pensato che ciò che conta sia il prima e non il dopo. Quello che precede è decisivo per restare sé stessi e non bruciarsi. È l' anonimato che costruisce le premesse del successo».

 

Nel 1963 aveva già vinto Castrocaro, pochi mesi dopo Sanremo avrebbe vinto l' Eurofestival e il cinema arrivò che aveva ancora 16 anni: come si fa a non montarsi la testa?

gigliola cinquetti

«Ma io la testa ce l' avevo già montata».

 

Era questo il suo anonimato?

«Sì, non avevo bisogno del successo per sapere chi ero. Fin dall' infanzia sapevo di essere una ragazzina speciale».

 

Che cosa le dava questa consapevolezza?

«La solitudine, la difficoltà a condividere alcune cose».

 

Esempio?

«Certe fantasie infantili, come quella di crearmi una mia abitazione o di essere una vagabonda con il fagotto attaccato al bastone.

La curiosità che m' ispiravano le finestre accese dei palazzi di periferia. Immaginarsi la propria vita dentro quelle luci fioche. Ancora oggi rimpiango le lampadine al tungsteno. Questa sensibilità mi estraniava e cantando potevo esprimerla».

GIGLIOLA CINQUETTI

 

È vero che non voleva interpretare Non ho l' età perché non si riconosceva nel testo?

«È vero. Ero orientata ad altre cose. Per quella sensibilità di cui parlavo prima, al Festival di Castrocaro avevo scelto Le strade di notte di Giorgio Gaber. Non ho l' età era legata ai miei 16 anni, ma allora non mi faceva né caldo né freddo.

 

Le emozioni me le dà adesso, quando in un teatro di Tokio 2.000 persone me la cantano in coro. Il nostro mestiere è così: a volte trasmetti un' emozione che poi ti ritorna centuplicata. Il pubblico ha molto potere quando dice la sua opinione, anche se va contro la tua».

 

«Non ho l' età per amarti» conteneva una scelta troppo giudiziosa per lei?

«Certo. Ero una sedicenne megalomane e poco giudiziosa».

 

gigliola cinquetti

Quella volta superò concorrenti come Giorgio Gaber, Milva, Domenico Modugno, Gino Paoli, Pino Donaggio, Bobby Solo: era un altro livello rispetto ai festival di oggi?

«Veda lei È una domanda insidiosa».

 

Quando venne comunicato il risultato, Modugno disse che era «una buffonata», ma due anni dopo volle lei per interpretare Dio come ti amo con la quale vinceste.

 

Come andò?

«Aveva 38 anni e io lo ammiravo da tempo. Amavo L' uomo in frac, Notte di luna calante, i pezzi di Rinaldo in campo che ascoltavo in tv. Quando mi fece sentire alla chitarra quel brano lo assorbii subito e riprovandolo lo cantai d' un fiato. La mia casa discografica, la Sugar, voleva dissuadermi perché temeva che la sua personalità mi schiacciasse, ma io tenni duro».

gigliola cinquetti

 

Tornando alla gestione del successo e al prima, i suoi genitori che ruolo hanno avuto?

«Mia madre, una donna bellissima stile Ava Gardner, era una sognatrice un po' autosufficiente come me. Mio padre era più concreto e voleva che i sogni diventassero realtà. Desiderava far ascoltare a tutti sua figlia, il suo sogno realizzato. Fu lui ad accompagnarmi in auto a Castrocaro, a Sanremo e nelle prime tournée europee. Quando invece si trattava di salire sull' aereo per andare in altri continenti diceva a mia madre: "Vaghe tì"».

 

E lei?

«Mi accompagnava. Nel 1965 affrontammo una tournée di 30 spettacoli in altrettante città del Giappone. Eravamo isolate linguisticamente, culturalmente e anche gastronomicamente. Quando tornammo eravamo come Charles Lindbergh all' arrivo da una trasvolata. Mia sorella venne all' aeroporto con un thermos di tortellini perché bramavamo mangiare qualcosa di commestibile. Per me quel viaggio è ancora un giacimento di energia».

 

In che senso?

«La sera, quando tutti sono a letto, studio un po' di giapponese.
Non tanto per cantarlo, questo lo faccio già, ma per parlarlo con la gente e sapermi arrangiare».


Dopo alcuni anni di pausa durante i quali si è dedicata anche alla televisione ha ripreso a cantare e girare il mondo.
«È ricominciato tutto da un tour teatrale in Francia, poi sono arrivate altre proposte dall' America latina. In Brasile, dopo una serata al Teatro Municipal di Rio de Janeiro, mi hanno proposto un film da protagonista. Una storia legata all' immigrazione italiana che gireremo in aprile. Intanto sto preparando una tournée in Asia e in Giappone, con un' orchestra di 40 elementi diretta dal maestro Valter Sivilotti».

Perché molti artisti come lei hanno più seguito all' estero che in Italia?
«Credo di essere la pioniera di questo successo lontano dall' Italia. Comunicare con persone di razze diverse mi è sempre piaciuto.
Ricordo tanti anni fa a Rio un teatro pieno di neri che venivano dalle favelas. Ora è tutto globalizzato.
Ma l' Italia è il Paese dove ho scelto di vivere. Già nel 1975 rifiutai un contratto della Warner Bros per tre film. Dovunque l' Italia è sinonimo di armonia. Essere all' altezza della responsabilità di essere italiani è sempre stato il mio impegno».

Oggi che rapporto ha con l' età e con il tempo?
«Proprio a me lo chiede?».

A chi se non a lei?
«Ma con me è come parlare di corda in casa dell' impiccato». (Ride)

Gigliola Cinquetti e Michele Mirabella gigliola cinquetti con dario salvatorigigliola cinquetti dario salvatori gianni nazzaro

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