COM’È UMANO LEI, CARO MONTI! (NON È COLPA DELLA PENNA, È CHE LA FANNO COSÌ, UN PO’ LISCIA E INSALIVATA) - “SCRIBACCHINO” E “MESTIERANTE”, A CHI? DALLO STREGA AL TRIBUNALE: CAROFIGLIO CONTRO L’EDITOR DI TREVI - IL FUMANTINO FRANCESCO BARBATO ADESSO HA SCOPERTO L’ARTE DELLA DIPLOMAZIA - DOPO ANNI DI LAMENTELE, TORNATORE SCOPRE I COLPEVOLI. SE “BAARÌA” NON SOMIGLIA A “ODISSEA NELLO SPAZIO”: GLI ANIMALISTI!....

1- DALLO STREGA AL TRIBUNALE CAROFIGLIO CONTRO OSTUNI...
Raffaella De Santis per "la Repubblica"

La battaglia per lo Strega potrebbe trasferirsi dal Ninfeo di Villa Giulia a un'aula di tribunale. Dopo una gara appassionata, Gianrico Carofiglio, terzo classificato con Il silenzio dell'onda (Rizzoli), starebbe per intentare un'azione civile a seguito dei giudizi pesanti espressi nei suoi confronti da Vincenzo Ostuni, editor di Ponte alle Grazie, la casa editrice piazzatasi al secondo posto con il libro di Emanuele Trevi Qualcosa di scritto.

Le espressioni incriminate sono "scribacchino" e "mestierante", con le quali Ostuni definiva Carofiglio nella sua pagina Facebook all'indomani del verdetto. Lo scrittore magistrato avrebbe dunque deciso di non presentare querela denunciando penalmente Ostuni, ma di chiedere un risarcimento in sede civile per i danni subiti a causa dell'offesa personale.
Rimarrebbero fuori dalla disputa invece le altre frasi di Ostuni.

Il fatto ad esempio di aver definito il Silenzio dell'onda "letterariamente inesistente" e "mediocre", forse perché in questo caso il giudizio rientra nel lecito esercizio della libertà di critica al contenuto delle opere. Carofiglio, che prima dello Strega aveva già venduto 250 mila copie e che con il suo libro è nella top ten della narrativa italiana, non conferma e non smentisce. Raggiunto al telefono si limita a dire: «Non ho l'abitudine di commentare». Stessa reazione da parte di Ostuni. Di sicuro questa non è l'ultima puntata della sfida.


2- LA DIPLOMAZIA DI BARBATO...
Alessandra Longo per "la Repubblica"

Convulsa giornata «diplomatica» per l'onorevole Francesco Barbato. Nelle stesse ore in cui Antonio Di Pietro si lanciava all'attacco di Monti e Napolitano, il Nostro diffondeva due note stampa per annunciare, con una certa solennità, i suoi appuntamenti serali: ospite dell'ambasciatore del Marocco per la «Festa del Trono» e interlocutore «informale», a «una cena di lavoro», del vicecapo dell'ufficio economico dell'ambasciata di Germania in Italia (si deduce che la location sia sempre la stessa, la Festa marocchina). Barbato, uomo di punta dell'Italia dei Valori, collezionista di gessati alla Al Capone, ai primi di luglio fu cacciato fuori dall'aula da Fini per essersi così espresso nei confronti della maggioranza: «Avete rotto i coglioni ». Adesso ha scoperto l'arte della diplomazia.


3- COM'È UMANO LEI, CARO MONTI
Da "il Fatto Quotidiano"

Otto pagine di pubblicità gratuita sul settimanale "Sette" (Corriere della Sera) in cui Mario Monti viene incalzato con domande del tipo: "Il fiore che le piace di più"; "Il colore preferito?"; "La sua città prediletta?"; "L'eroe o la figura storica preferita?". Il presidente del Consiglio non si sottrae al bombardamento e fa uno di quei figuroni che tanto entusiasmano Palazzo Chigi.

Il professore viene descritto con enfasi particolarmente ricercata: "É un Monti totalmente inedito, umano, personale [...] appare sofferto, quando gli si pone il tema degli otto milioni di italiani poveri [...] É un Monti che non ti aspetti quando racconta che uno dei suoi film preferiti è la commedia rosa Notting Hill e che Julia Roberts è tra le sue attrici predilette". Quando Monti va in difficoltà, e succede quando l'intervistatore osa chiedergli un difetto, viene subito soccorso.

Il professore confessa: "Uno dei miei difetti è che nei rapporti umani mi dicono che sembro gelido. E il fatto che sono comunque timido". Attimi di apprensione. Poi il giornalista lo rincuora: "Questo può significare sensibilità, non è necessariamente un difetto". Non è colpa della penna, è che la fanno così, un po' liscia e insalivata.


4 - BAARÃŒA FLOP? COLPA DEGLI ANIMALISTI...
Da "il Fatto Quotidiano"

Dopo anni di lamentele, Giuseppe Tornatore detto Peppuccio scopre i colpevoli. Se "Baarìa" non somiglia a "Odissea nello spazio", i responsabili non sono i cosacchi di stanza nelle redazioni spettacoli: "Un critico, ancor prima di vederlo disse: può essere Kubrick ma lo faccio a pezzi", bensì gli animalisti. "Sono stato perseguitato: lettere anonime, minacce, denunce. Mi accusarono per la scena dell'uccisione di un bovino. Dissero che ero andato in Tunisia per bypassare la legislazione italiana".

Ricordavamo diversamente. Rammentavamo un presidente del Consiglio, in un umido pomeriggio veneziano, impegnato a lanciare complimenti arcuati come un boomerang a sole 24 ore dalla pubblica proiezione del "Baarìa" distribuito da Medusa. "È un capolavoro". Miraggi da indigestione. Polpettone di mucca pazza. Provenienza siculo-tunisina.

 

 

GIANRICO CAROFIGLIO Vincenzo OstuniFRANCESCO BARBATO IN PARLAMENTOLESPRESSIONE ALLUCINATA DI MARIO MONTI Giuseppe Tornatore

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