1. COME CI SI PREPARA ALLA MORTE DI UNA MADRE? QUALI SENTIMENTI ENTRANO IN GIOCO, TRA RIMPIANTI, FRAGILITÀ, CONFESSIONI RINVIATE, PUDORI E RICORDI? PERCHE’ NON SI È MAI PRONTI A SCOPRIRSI ORFANI? TUTTO SU “MIA MADRE”, IL NUOVO FIM DI NANNI MORETTI 2. DOPO “HABEMUS PAPAM”, IL CINEASTA SI ALLONTANA ANCOR DI PIU’ DALLA POLITICA POLICANTE PER RACCONTARE UNA STORIA PRIVATA, PERSONALE, ADDIRITTURA INTIMA, PESCANDO IN BUONA MISURA NELLA PROPRIA BIOGRAFIA. QUESTO NUOVO FILM, COMINCIATO A SCRIVERE CON FRANCESCO PICCOLO E VALIA SANTELLA UN ANNO DOPO LA MORTE DELLA MAMMA, OGNI TANTO “ATTRICE” IN AMICIZIA COME NEL FULMINANTE INCIPIT DI “APRILE” DAVANTI ALLA TV CON BERLUSCONI VINCENTE, ARRIVA FORSE AL MOMENTO GIUSTO 3. “MIA MADRE” POTREBBE ESSERE PRONTO PER LA MOSTRA DI VENEZIA: IL DIRETTORE BARBERA LO PRENDEREBBE A OCCHI CHIUSI, SEMPRE CHE MORETTI RIESCA A FINIRLO IN TEMPO

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Come ci si prepara alla morte di una madre anziana, specie dopo che il padre non c'è più? Quali sentimenti entrano in gioco, tra rimpianti, fragilità, confessioni rinviate, pudori e ricordi? Poi, quando accade, anche se credevi d'essere pronto, perché in cuor tuo avevi già in qualche modo accettato il lutto imminente, tutto casca addosso di nuovo, come un macigno. Non si è mai pronti a scoprirsi orfani.

Nanni Moretti, classe 1953, sta girando a Roma fino al 18 aprile il suo dodicesimo lungometraggio. Si chiama, appunto, "Mia madre", già "Margherita". Storia dai contorni segreti come sempre, set difeso dai curiosi, neanche uno foto di scena rubata durante le riprese.

Il regista romano, ma nato a Brunico, ha perso da tempo entrambi i genitori insegnanti, prima Luigi e poi Agata. Questo nuovo film, cominciato a scrivere con Francesco Piccolo e Valia Santella un anno dopo la morte della mamma, ogni tanto "attrice" in amicizia come nel fulminante incipit di "Aprile" davanti alla tv con Berlusconi vincente, arriva forse al momento giusto.

Dopo "Habemus Papam" e "Il Caimano", il cineasta italiano più amato dai francesi mette da parte metafore e denunce, riflessioni sul senso di inadeguatezza e antropologia del berlusconismo, per raccontare una storia privata, personale, addirittura intima, pescando in buona misura nella propria biografia.

Come ha quasi sempre fatto, specie quando si faceva chiamare Michele Apicella (Apicella è il cognome della madre), e insieme rielaborando quel passaggio complesso e doloroso che si vive quando si resta orfani. Solo che in "Mia madre" il punto di vista è quello di una donna, Margherita, la sorella che Moretti non ha, avendo lui nella vita un fratello.

Una bella donna quarantenne, incarnata da Margherita Buy, che fa di mestiere la regista di film politicamente impegnati. Ha una figlia, Livia, alle prese con i turbamenti dell'adolescenza; un compagno, Vittorio, attore, dal quale si sta separando tra rimorsi e sollievi; un fratello più grande, Giovanni, generoso e lucido al punto di licenziarsi per accudire la mamma, interpretato dallo stesso Nanni Moretti.

I nomi coincidono con i personaggi, di sicuro non è un caso. Poi c'è Ada, l'anziana madre, l'attrice milanese Giulia Lazzarini, che fu mitica Ariele a teatro per Strehler: malata gravemente e ricoverata in ospedale, la donna sta peggiorando giorno dopo giorno, tra crisi ricorrenti e qualche subitanea ripresa. Forse, suggeriscono i medici, sarebbe moglie riportarla a casa, per farla morire in un ambiente familiare, meno asettico e freddo, tra oggetti conosciuti e mura amiche.

Come spesso nei film di Moretti, il cinema irrompe nella vicenda privata con effetti buffi o drammatici, a volte impastati insieme, a guisa di riflessione sul cinema stesso. In questo caso lo spunto è fornito da un film di forte impatto sociale, la storia di una fabbrica alle prese con una ristrutturazione selvaggia, che comporterà licenziamenti e sacrifici, anche l'arrivo di un nuovo padrone americano, sullo schermo interpretato da John Turturro.

E proprio Turturro, presentando sabato scorso a Roma il suo "Gigolò per caso", ha parlato dell'incontro con Moretti: «Un'esperienza positiva, bella. Nanni è un regista esigente, chiede molto agli attori. Ma il copione era ben scritto, mi sono divertito a recitare quasi sempre in italiano con Margherita Buy».

Sarà divertente osservare i due interpreti, l'americano e l'italiana, nei loro duetti nervosi: già perché Barry Huggins, questo nella finzione il nome del famoso divo statunitense, ha accettato l'ingaggio pensando di prendersi una vacanza nella Roma della "Dolce vita"; mentre Margherita, sempre più incapace di tenere insieme i pezzi della propria vita, tra la mamma in ospedale, la casa da abbandonare temporaneamente, le rimostranze di Vittorio, gli scontri con Giovanni e i guai scolastici di Livia, sta sprofondando in una confusione esistenziale, resa ancora più devastante dai dubbi legati al film che sta girando.

L'idea di Moretti, al di là del tirante drammaturgico della malattia, è interrogarsi su quella che ha definito «una crisi culturale e sociale che ci coinvolge tutti»; e chissà se il regista di "Palombella rossa", che il 22 febbraio 2013 partecipò all'ultimo comizio elettorale di Pierluigi Bersani al teatro Ambra Jovinelli di Roma a poche centinaia di metri da una piazza San Giovanni riempita dal movimento Cinque Stelle, non parli anche di sé quando racconta di questa sorella alter-ego messa di fronte all'incubo di ogni artista. E cioè la paura di non aver più nulla da dire, di faticare a capire le persone, le generazioni.

Già con "La stanza del figlio", Palma d'oro a Cannes 2001, Moretti s'era misurato con quella che, in termini psicoanalitici, viene detta "l'elaborazione del lutto": lì era un primogenito adolescente a morire prematuramente in un incidente subacqueo, qui è una madre anziana vinta dalla malattia, forse mai del tutto conosciuta dalla protagonista, alla fine forse spiazzata da un arrivo inatteso che rincuora e lenisce il dolore acuto della perdita.

Prodotto come il precedente da Fandango e Sacher, con l'aiuto di Raicinema e dei francesi di Le Pacte per un costo totale di circa 8 milioni di euro, "Mia madre" potrebbe essere pronto per la Mostra di Venezia: il direttore Barbera lo prenderebbe a occhi chiusi, sempre che Moretti riesca a finirlo in tempo. La storia, lineare solo in apparenza, intreccia passato e presente, proiezioni e realtà, sicché il montaggio non sarà una passeggiata, come sempre per i film di questo ormai splendido sessantenne che non smette mai di riflettere, acutamente, sulle strettoie dell'esistenza, sull'animo umano nei momenti di crisi.

 

nannimorettiaprile nanni moretti e tornato sul set Giulia Lazzarini full LA MAMMA DI NANNI MORETTI qc LA MAMMA DI NANNI MORETTI apicella Margherita Buy - Copyright PizziMargherita BuyJohn Turturro

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