NON LO SAPEVI? E MO’ LO “SAE” – COMPAGNIA DI SAN PAOLO E FONDAZIONE CRT SI CHIAMANO FUORI DALLE TRATTATIVE PER L’ACQUISIZIONE DELLA “STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO “SAE”: LE FONDAZIONI “NON INTENDONO ADERIRE AD ALCUNA CORDATA PRIVATA”. IL MOTIVO È SEMPLICE: CHIUNQUE SI PAPPI IL QUOTIDIANO TORINESE DOVRÀ FARE I CONTI CON LA REDAZIONE CHE CHIEDE IL RISPETTO DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI (COSA CHE LA PROPRIETÀ NON SARÀ IN GRADO DI GARANTIRE). LA TORINO COI DANÉ PREFERISCE EVITARE DI INFILARSI IN QUESTE BEGHE – ORA LA SOCIETÀ EDITORIALE GUIDATA DA LEONARDIS È ALLA RICERCA DI INVESTITORI PRIVATI CHE ENTRINO NELLA CORDATA – PER LA DIREZIONE, LEONARDIS SPENDE IL NOME (NIENTEMENO) DI FERRUCCIO DE BORTOLI…
EDITORIA: FONDAZIONE SP E CRT 'NOI FUORI DA CORDATA LA STAMPA', FONTI 'SAE DIALOGA CON IMPORTANTI IMPRENDITORI'
(Adnkronos) - La Fondazione Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT si chiamano fuori dalle trattative per l'acquisizione de 'La Stampa: ricordando "quello che è l'ambito della propria attività istituzionale e il mandato di enti filantropici" e ribadendo "il valore imprescindibile della libertà di Stampa e del pluralismo dell'informazione, principi fondamentali per la vita democratica del Paese" le Fondazioni "precisano che non intendono aderire ad alcuna cordata privata finalizzata all'acquisto" del quotidiano di cui "sottolineano il ruolo storico e civile quale presidio autorevole dell'informazione a Torino e a livello nazionale, con una riconosciuta vocazione internazionale, capace di contribuire in modo significativo al dibattito pubblico e allo sviluppo della comunità".
In parallelo alla dichiarazione delle due Fondazioni fonti vicine al gruppo SAE, in relazione all'accordo di esclusiva sottoscritto con GEDI per l'acquisizione del gruppo La Stampa, riferiscono che "sono in corso dialoghi avanzati con importanti imprenditori del territorio finalizzati alla partecipazione nella compagine societaria che procederà all'operazione".
"Alle attività del gruppo SAE - si sottolinea - partecipano già importanti realtà istituzionali la cui presenza garantirebbe un approccio di grande attenzione allo svolgimento della due diligence e all'eventuale futura acquisizione e gestione del gruppo editoriale".
LA STAMPA, LE FONDAZIONI SI SFILANO. TRATTATIVA IN SALITA PER LEONARDIS
Bluff. È la parola che da stamattina rimbalza tra chi segue la partita su La Stampa. Perché la nota congiunta con cui Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt mettono nero su bianco di «non intendere aderire ad alcuna cordata privata finalizzata all’acquisto» del quotidiano torinese non è una precisazione di contorno. È la mossa che scopre le carte di un gioco in cui, fino a ieri, molti fingevano di non vedere la posta.
La trattativa esclusiva tra la Gedi di John Elkann e la Sae di Alberto Leonardis veniva raccontata come l’iniziativa dell’“editore di mestiere” pronto al salto di qualità: testata, asset collegati, rotative. Non solo le pagine, ma anche il ferro. Un pacchetto che, però, ha un prezzo e una struttura finanziaria che Leonardis, da solo, difficilmente può reggere. Ed è qui che il castello sembra scricchiolare.
gruppo sae sapere aude editori
Perché il modello già visto con La Provincia Pavese, Il Tirreno, ma soprattutto con La Nuova Sardegna e le Gazzette emiliane è noto: quando il portafoglio personale non basta, si costruiscono cordate. Si cercano sponde. Si coinvolgono soggetti istituzionali. Si crea un equilibrio in cui il progetto editoriale è la parte nobile e il sostegno finanziario resta sullo sfondo.
Nelle ultime settimane, attorno a questa operazione, si muoveva esattamente questo schema. Contatti, interlocuzioni, canali personali che precedono il closing. L’idea – più che l’ipotesi – che le fondazioni potessero rappresentare quel cuscinetto necessario a rendere praticabile l’operazione. La domanda scomoda aleggiava già: è opportuno che enti filantropici finanzino l’acquisto di un giornale che è pur sempre un’impresa privata?
ANNA MARIA POGGI - FONDAZIONE CRT
Le fondazioni hanno risposto prima ancora che la domanda diventasse pubblica. No. Un no scritto con il linguaggio istituzionale di chi richiama «l’ambito della propria attività» e il «mandato di enti filantropici». Ma nella sostanza un messaggio chiarissimo: non siamo noi il bancomat di questa operazione. Una posizione, quella delle due fondazioni, che era stata in realtà già anticipata allo stesso Leonardis lunedì scorso, quando si era presentato in corso Vittorio Emanuele per sondare la disponibilità a sostenere la sua avventura.
E a questo punto il bluff viene chiamato. Perché senza quel sostegno, l’offerta Leonardis deve reggersi esclusivamente sulle proprie forze. E tornano a pesare dettagli che finora sembravano marginali. Come la questione tipografia, con l’editore che si sarebbe presentato insieme a uno stampatore legato all’ex impero di Vittorio Farina, quello di Ilte, finito piuttosto male. Più che un progetto industriale granitico, un assemblaggio delicato di pezzi.
Uno scenario che rappresenta il ribaltamento improvviso rispetto al Gruppo Nem di Enrico Marchi, che sembrava a un passo dal traguardo. Le parole dure che il banchiere veneto avrebbe pronunciato contro il rampollo Agnelli e i suoi uomini sarebbero dettate da qualcosa in più della sola e comprensibile delusione. Erano il segnale che qualcuno aveva cambiato la traiettoria della partita all’ultimo momento.
Ora quella traiettoria perde un presupposto fondamentale. Resta forse ancora sul tavolo la carta Ferruccio De Bortoli, il nome che Leonardis avrebbe speso in alcune interlocuzioni per la direzione: curriculum impeccabile, segnale politico-culturale forte, copertura autorevole. Ma anche qui la domanda diventa inevitabile: è davvero in pista l’ex direttore del Corriere e, qualora fosse ancora della partita, può bastare un nome così se sotto manca la struttura finanziaria che tutti davano per implicita?
E mentre Repubblica finisce nel mirino del gruppo greco Antenna Group di Theodore Kyriakou, con l’ombra lunga dei capitali sauditi, la Stampa si ritrova al centro di un’operazione che, dopo la presa di posizione delle fondazioni, appare molto più fragile di quanto sembrasse. Perché quella nota congiunta non è una formalità. È un messaggio indirizzato a Leonardis, a Gedi, alla politica e all’opinione pubblica torinese. Le fondazioni non fanno i bancomat dei giornali.
il tirreno gazzetta di modena gazzetta di reggio la nuova ferrara
La vecchia Busiarda resta lì, composta e silenziosa, mentre intorno si riscrivono gli equilibri. Il retroscena che sembrava già apparecchiato deve essere rimontato pezzo per pezzo. E questa volta, senza uno dei protagonisti che tutti davano per seduto al tavolo. È la mossa con cui qualcuno ha detto: vediamo le carte. E quando le carte vengono scoperte, il bluff smette di essere una strategia e diventa un problema.





