COMPLESSO DA PRIMO MAGGIO: FABRI FIBRA, ELIO E I VIZI DELLA SINISTRA BACCHETTONA

Pietrangelo Buttafuoco per "Il Foglio"

Il Primo Maggio è peggio del 25 Aprile. Già dirla così è pesante ma la festa dei lavoratori, senza fave e pecorino, è solo la scampagnata del conformismo obbligatorio. E quel Te Deum del Concertone di Roma, con tutti quei sindacalisti sul palco, è il segnale chiaro di come sia stata sfasciata l'epica del lavoro.

Loro, i sindacalisti, sono già belli che sudati, con l'ugola calda, ma quella cosa là, il live - con Fabri Fibra messo in castigo - è ormai tutto ciò che riguarda la sinistra: lo spettacolo. Fatta premessa che solo Barbara D'Urso è pane di casa - non a caso elettrice, a suo tempo, del Pci - tutto questo attardarsi tra i gruppettari del birignao rivela l'ovvietà di una retorica ridotta al presepe di un codice vecchio perfino in pubblicità: far leva su chi piace alla gente che piace. Ed è spettacolo - la solita diretta di Rai-Tre, gli alternativi e gli scoppiati sullo sfondo - di una storia ridotta proprio male.

E siccome - giusto a dirla pesante - non ci sono più gli Italo Calvino, i Carlo Muscetta e "Il Gattopardo", è finita che la sinistra s'è ridotta a questa cosa che proprio non si può sentire: quella di Fabri Fibra cacciato via da piazza San Giovanni. Il Primo Maggio compete ai fighetti. Tendenza zeccosa. Questo è il fatto.

Ed è come se i sindacati, non potendo restituirci il vero Primo Maggio dei lavoratori - quello di canottiere, pala e zappone - abbiano dovuto ricorrere al surrogato della classe operaia: gli eterni fuoricorso di Scienza della comunicazione (altrimenti nota come Scienza della disoccupazione).

E non c'è altra ideologia, in siffatta epica, che l'estetica del precariato dove il reclutamento militante passa solo dal casting. E dal riflesso condizionato. Come cacciare dal concerto Fabri Fibra. Il Primo Maggio è, appunto, il Cane di Pavlov. I caporioni, per dirla con Giovannino Guareschi, hanno cacciato il rapper per non urtare la sensibilità delle donne.

Il cantante non potrà stantuffare sul microfono i suoi rap a causa del linguaggio inappropriato dei suoi testi. Roba di sessismo e di conseguente misoginia. L'associazione D.i.re, ovvero "Donne in rete contro la violenza", ha chiesto e ottenuto la cacciata di Fabri Fibra per avere egli descritto stupri, uccisioni e perfino citato, in "Su le mani", Pietro Pacciani, il "mostro di Firenze". La scodella ha sbattuto e il Cane ha subito dato di saliva.

Avrà di certo usato la parola "troia", Fabri Fibra. Come Franco Battiato al Parlamento europeo. E i sindacalisti, allora, manco fossero dei cloni di Rosario Crocetta, non potendo togliere un assessorato al rapper lo hanno segato dalla scaletta. Per tenersi stretti un Nicola Piovani, uno che non dice certo le parolacce, anche se accompagnato da una band rock. E magari con il chiodo per togliere argomenti a Matteo Renzi.

Il Primo Maggio non ha il marchio divisivo del 25 Aprile. Rispetto alla celebrazione della guerra civile, però (una festa di rito cui vale rispetto e tragedia), quella dei lavoratori - altrettanto forzata nelle cerimonie civili - ci mette il carico del giovanilese: una logorrea da "curre, curre guagliò!". E' quella con cui i freschi virgulti tarantolati del musicarello di Regime passano il tempo loro, precario e inutile. Ma di un Primo Maggio se ne fanno due.

Michele Riondino, attore, il "Montalbano da giovane", ne fa uno a Taranto. E non è - dice - "un contro-concertone, ma il vero Concerto del Primo Maggio". Ci sarà Elio Germano, con un suo gruppo, "Bestie rare". E se confermerà la sua presenza anche Fiorella Mannoia si potrà ben dire che il Primo Maggio viene superato a sinistra dalla sinistra. Un po' come nella dialettica del puro più puro che epura il puro. Il dibattito è intenso. Ha preso parola anche Jovanotti. Difende Fabri Fibra: "E' un acceleratore di immagini, la sua è arte".

Ecco, per il Concertone è finita. Due di uno, dunque. Strappato ai sindacati e sempre in cerca di un pubblico. E' quello dello spettacolo come costola della sinistra per fare così, di quel che fu l'egemonia culturale, una mascherata. Il sentimento diffuso del famoso "Complesso del Primo Maggio".

Non quello di Elio e Le Storie Tese ma la patologia perché se anche il Santo Natale ha i suoi panettoni dozzinali, se anche il 25 Aprile tessera ancora partigiani, figurarsi cosa può diventare ancora questa giornata dei sindacati in piazza, a Roma: una sottomarca di Sanremo. Dove non potrà mai esserci Fabri Fibra.

 

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