1- IO LO CONOSCEVO BENE: “LUCIO E MARCO ALEMANNO ERANO UNA COPPIA DI FATTO? ABITAVANO NELLA STESSA CASA, DI PROPRIETÀ DI LUCIO, DA QUALCHE ANNO. IN PASSATO LUCIO HA ABITATO ANCHE PER UNA VENTINA D’ANNI CON RON, SE È PER QUESTO” 2- “NEI SUOI AFFARI, LUCIO, ERA IL BENEFICIARIO E L’AMMINISTRATORE. MARCO ALEMANNO AVEVA IL 4 PER CENTO DI UNA DELLE QUATTRO SOCIETÀ A NOME DI LUCIO DALLA” 3- TOGLIATTI CONDANNAVA L’ADULTERIO IN PUBBLICO, MA AMAVA NILDE JOTTI. EMILIO COLOMBO, DEMOCRISTIANO E CATTOLICO PRATICANTE, OLTRE A FARE USO DI COCAINA, ERA OMOSESSUALE. CASINI MANGIA (ALLE MALDIVE), BEVE (A ROMA) E PREGA (A BOLOGNA) MA DIVORZIA E SI RISPOSA. BERLUSCONI HA OSTENTATO LE SUE CAPACITÀ AMATORIE PER QUANTE LEGISLATURE HA POTUTO. D’ALEMA NON PIACE AI GAY E I GAY NON PIACCIONO A D’ALEMA. SE NON SI MUOVE LA POLITICA, PRETENDERE CHE LO FACCIA LA CHIESA CATTOLICA È IMPROBABILE” 4- 1979, INTERVISTA SULL’OMOSESSUALITÀ: “NON APPARTENGO A NESSUNA SFERA SESSUALE”

1- DALLA: SESSO, BUGIE E VIDEO-SCEMI
Emiliano Liuzzi per www.ilfattoquotidiano.it

Lo sciocchezziario quotidiano sulla sessualità di Lucio Dalla, la Chiesa, l'eredità morale e testamentale, è veramente un esercizio disgustoso. Non avrebbe gradito, né lui né altri al suo posto.

Non sono di nessuna fazione, ma uno spettatore come tanti. E da spettatore del funerale di Lucio Dalla posso dire che la Chiesa ha dato la dimostrazione di avere delle vedute molto più furbe (condanna il peccato, non il peccatore, dunque se ne lava le mani) di quanto non abbia la politica (condanna i gay già alla nascita, ma finge di non saperlo).

A Bologna la Chiesa ha aperto le porte di San Petronio - le ultime volte era stato per il funerale di don Dossetti e per le vittime della strage, altrimenti i funerali a Bologna si celebrano altrove - e ha dato la parola e il sagrato a Marco Alemanno, l'ultimo compagno di Lucio. Non è molto, ma è qualcosa.

Se la politica facesse lo sforzo di riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso sarebbe risolto il problema di chi vive la condizione politica di omosessuale. Perché è per volontà della Costituzione se le coppie dello stesso sesso non hanno diritti terreni. E' colpa della politica bipartisan. E fa parte delle complicanze che di volta in volta i politici hanno con la famiglia. Togliatti condannava l'adulterio in pubblico, ma amava Nilde Jotti. Emilio Colombo, democristiano e cattolico praticante, oltre a fare uso di cocaina, era omosessuale.

Casini mangia (alle Maldive), beve (a Roma) e prega (a Bologna) ma divorzia e si risposa. Berlusconi ha ostentato le sue capacità amatorie per quante legislature ha potuto. D'Alema non piace ai gay e i gay non piacciono a D'Alema. L'elenco è sterminato. Non vediamo chi e come potrebbe mettere mano all'articolo costituzionale che riconosce come famiglia un nucleo composta da uomo e donna. Ma è sicuramente un passaggio necessario. Se non si muove la politica, pretendere che lo faccia la chiesa cattolica è improbabile.

Però la conclusione di un'orgia funebre è stata quella. Quella di voler attribuire a Lucio e Marco Alemanno il ruolo forzato di una coppia di fatto. Costa meno fatica attribuire un valore simbolico a un morto che non discutere concretamente di un problema. E' l'esercizio preferito in questo Paese.

"Alemanno unico erede", dicono i tele-scemi inebetiti da un momento commovente come il ricordo di una persona cara a pochi minuti dalla sepoltura. Ma un testamento non c'è. L'ho scritto sul Fatto Quotidiano a poche ore dalla morte. L'ho scritto perché lo sapevo: Lucio voleva creare una fondazione che sarebbe stata pronta tra un mese e mezzo. Lo so perché è lui che me lo ha detto, perché lavoravano al progetto amici comuni, molto amici suoi e miei.

Fondazione che doveva avere il merito di rilanciare l'immagine di Bologna e mettere a disposizione di tutti il patrimonio che Dalla ha accumulato negli anni. Voleva che la sua casa di via D'Azeglio, o almeno una parte di questa (parliamo di oltre 2400 metri quadrati) diventasse un museo senza biglietto. Lo era già: bastava sapere che Lucio era in casa, non negava l'ingresso a nessuno. E spiegava dove aveva raccolto libri, dischi in vinile, quadri, mobili. Il suo testamento sarebbe stata la fondazione.

Nei suoi affari, Lucio, era il beneficiario e l'amministratore. Marco Alemanno, il suo compagno, aveva il 4 per cento di una delle quattro società a nome di Lucio Dalla. Il resto lo gestiva e amministrava Lucio.

Sulla morte e tutte le altre sciocchezze, è bene puntualizzare che Dalla sapeva che a 70 anni può succedere anche di morire all'improvviso. Sapeva che può accadere anche a 30, ma a 70 la statistica dice che è più frequente. Nella sua completa facoltà di intendere e volere Lucio sapeva anche di avere dei parenti. Con questo non voglio andare oltre. Sono i fatti. Anzi, sono fatti suoi.

Lucio e Marco Alemanno erano una coppia di fatto? Abitavano nella stessa casa, di proprietà di Lucio, da qualche anno. In passato Lucio ha abitato anche per una ventina d'anni con Ron, se è per questo. L'ho visto anche in compagnia di belle signore, talvolta.

Lucio Dalla era gay? Bisessuale? Gradiva le orge o il latex? Non gliel'ho mai chiesto. Ha parlato di masturbazione nelle sue canzoni, è stato censurato per aver raccontato degli orfani, tanti, che i soldati americani hanno lasciato dopo la guerra. Mi ha sempre incuriosito sentirlo parlare di Bologna piuttosto che della sua sessualità, sentirlo raccontare dei suoi giochi di bambino in una città semi distrutta dai bombardamenti Alleati, della fatica che faceva la madre per rammendare vestiti e portare a casa un tozzo di pane.

Era bello sentirgli raccontare con quanta fatica era riuscito a dare un mestiere al suo talento, prima come ballerino di tip tap, poi clarinettista spiantato fino a Sanremo. Sulla sua sessualità complicata non ho mai chiesto. Non so neppure bene quale sia la mia, non so se esista una sessualità definita e perentoria, figuriamoci se mi poteva interessare quella di Lucio Dalla.

2- LUCIO DALLA: INTERVISTA SULL'OMOSESSUALITÀ
Intervista di Felix Cossolo, tratto da "Lambda" n. 23, anno 4° - settembre-ottobre 1979 - Da http://www.gaynews.it/ , il sito di Franco Grillini

Tu che ti collochi nell'area culturale e intellettuale del PCI (Partito Comunista Italiano) non ritieni che una tua eventuale dichiarazione di omosessualità darebbe un grosso contributo a che finalmente tale area assumesse una posizione precisa e politica sulla tematica gay?

No! A parte che non è proprio così. Non mi interessa parlartene perché dovremmo stare per giorni interi, ma poi mi sembra così poco informativo, poco divulgativo, e poi credo proprio che non ve ne sia bisogno nel caso fosse vero. Io sostengo, invece, da tempo, che sul piano dell'ortodossia dei propri sentimenti, della propria sessualità, che ognuno deve comportarsi sempre correttamente secondo quella che è la sua organizzazione mentale, la sua organizzazione sociale, ma da qui a fare delle dichiarazioni di voto mi sembra ridicolo... Non appartengo a nessuna sfera sessuale...

Ma non è una dichiarazione di voto; tu sai di avere oggi un certo seguito, hai un grosso pubblico, una grande area culturale giovanile che ti guarda con simpatia, non potresti...

Ma no cazzo, ma non è vero! Non si tratta di nessuna area culturale, io sono un canzonettaro che fa canzoni come tutti i miei colleghi e questo vorrei che fosse chiaro soprattutto a quelli che utilizzano le mie canzoni, cioè con serenità quelle che sono serene, con rabbia quelle che si esprimono con rabbia, ma è un momento questo che non faccio canzoni 'arrabbiate'. Quindi il mio è un atteggiamento completamente scollato da una forma di problematica che in qualche modo diventa violenta anche se solamente nelle dichiarazioni, soprattutto quando sono inesatte.

Hai capito? Ti dico, purtroppo sono un uomo isolato, ecco perché mi rifiuto di collocarmi nell'area culturale del PCI, col quale non ho nessuna 'area culturale' in comune. Sono un uomo abbastanza appartato anche a livello di sentimenti. Sono solo perché lo voglio essere, organizzo il mio mondo strettamente e forse malinconicamente ma con coraggio, molto vicino al mondo del lavoro per cui il fatto stesso di comunicare alla gente, a tanta gente, è una esemplificazione di tante tensioni, che sono tensioni emotive e a volte anche tensioni sessuali, senza fare del francescanesimo perché non sono San Francesco, non lo voglio essere e non lo penso nemmeno.

Capisci perché insisto sulla tua omosessualità?

La mia sessualità probabilmente è uguale alla tua come è uguale all'omosessualità di tanti altri. Cioè io non mi sento omosessuale, questo è il problema di fondo, hai capito? Ti ripeto, credo che ogni uomo, e l'ho anche detto e scritto in alcune canzoni, debba organizzare la sua sessualità per quello che sono le sue richieste; è in questo senso che credo nell'organizzazione; però non mi sento omosessuale e mi sembra imbecille che dica di esserlo e mi sembrerebbe ancora più imbecille se mi sentissi omosessuale e non lo dicessi. Hai capito?

Ho un grande rispetto per gli omosessuali come per tutti gli uomini in genere anche per quelli che in realtà mi sembrano miei nemici, ma credo che il rispetto sia la costante che si debba avere per qualsiasi situazione di diversità, anche fisica, razziale... Quando c'è un pubblico che delle volte mi accoglie male non sono mai violento, repressivo, autoritario, perciò non mi piacciono queste cose su di me e quindi non le voglio riversare. Non mi sento omosessuale, ma veramente, spero che lo capisca: non mi sento omosessuale.

Mi sento pronto e disponibile a tutte le situazioni di amore, di affetto, di amicizia, di sentimenti, di tenerezza. Ecco, questo vuol dire che sono un uomo disponibile, ma fondamentalmente la mia cultura non è una cultura omosessuale, il mio modo di organizzare il lavoro non è omosessuale, ho amici quasi tutti eterosessuali non per mia scelta ma per una serie di contatti che sono legati al mio lavoro; ho anche amici omosessuali che rispetto e ai quali voglio molto bene e che tratto come qualsiasi altro amico. "Trattare", però, è già una parola sgradevole.

Ho un rapporto di grandissima stima e di grandissima correttezza, ecco, questo è il massimo che posso dire e non credo vi sia una causa perché mi sembra una forma di ghettizzazione anche questa. E poi in realtà sono un uomo molto confuso, sono un uomo confuso in tutto, ma credo che gli uomini abbiano il diritto ad essere confusi, perché sono sgradevoli gli uomini che si ritengono conclusi, perché in effetti la parola conclusa è una parola limitativa. E poi come sai, io sono vecchio, ho trentasei anni, ma non sono vecchissimo. Spero di cambiare. Magari se ci vediamo fra tre anni io ti faccio tutte le dichiarazioni che vuoi, è possibile.

Guarda, però, questa è la mia prima intervista che faccio e ti dirò che non so neanche come si fa, quali devono essere le domande... Però ti ringrazio perché sei una persona molto tenera.

Grazie! Vuoi parlare dello spettacolo di stasera? Lo spettacolo è uno spettacolo abbastanza aperto, parte dalla voglia di stare insieme; mia, di Francesco, di Ron, dei musicisti e soprattutto di stare insieme alla gente perché altrimenti non ci sarebbe ragione di fare questa iniziativa. È un'occasione per far musica e la musica è importante.

 

MARCO ALEMANNO E LUCIO DALLA MARCO ALEMANNO E LUCIO DALLA LUCIO DALLA E MARCO ALEMANNO Palmiro Togliatti e Nilde Iotti durante una vacanza Olycom AZZURRA CALTAGIRONE PIERFERDINANDO CASINI BERLUSCONI CON FRANCESCA ROMANA IMPIGLIA A VILLA CERTOSAEMILIO COLOMBO MARCO ALEMANNO PARLA IN CHIESA AI FUNERALI DI LUCIO DALLA FUNERALI LUCIO DALLA FUNERALI LUCIO DALLA MARCO ALEMANNO E LUCIO DALLA LUCIO DALLA GIANNI MORANDI LUCIO DALLA E MARCO ALEMANNO LUCIO DALLA E MARCO ALEMANNO LUCIO DALLA E FRANCESCO DE GREGORI FUNERALI LUCIO DALLA JOVANOTTI AI FUNERALI DI LUCIO DALLA EROS RAMAZZOTTI LORENZO JOVANOTTI AI FUNERALI DI LUCIO DALLA

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