UNA CONS-SOB SPACCATA A META' - DAI VERBALI SULLA FUSIONE TRA UNIPOL E FONSAI, EMERGE I COMMISSARI DI MINENNA BOCCIANO I CONTI DI UNIPOL E QUELLI DI APPONTI NO. E VEGAS SI SCHIERA CON QUESTI ULTIMI

Stefano Elli Laura Galvagni per "il Sole 24 Ore"

Due posizioni diametralmente opposte, da un lato la Divisione informazione emittenti, struttura effettivamente competente in materia, e dall'altro l'Ufficio analisi quantitative, chiamato come supporto tecnico. Tra le carte del decreto di perquisizione firmato dal pm Luigi Orsi legato all'indagine per aggiotaggio che vede indagati i vertici di UnipolSai, emergerebbe chiaramente la spaccatura fra i due uffici della Consob incaricati di valutare il portafoglio strutturati di Unipol Assicurazioni.

Di fatto gli uomini di Marcello Minenna stabiliscono prima «un differenziale negativo di fair value rispetto ai valori comunicati da Unipol che si colloca tra i 592 e i 674 milioni» e poi mettono in luce le «criticità» del metodo di valutazione utilizzato dalla compagnia, come il fatto di non aver effettuato adeguate verifiche su alcuni titoli accettando il fair value (willow per primo) indicato da una controparte.

Per converso, la Divisione informazione emittenti di Angelo Apponi giunge a conclusioni completamente differenti al punto che, nelle pagine della propria analisi, sottolinea come le vendite di strutturati realizzate sul mercato da Unipol confermerebbero la correttezza del fair value indicato dalla società (a fine 2013 Unipol aveva venduto titoli per 1,150 miliardi con una plusvalenza di 34 milioni).

Non solo, il dipartimento pone l'accento su un altro tema specifico. Ossia che, anche assumendo che il bilancio 2011 dovesse assorbire le potenziali sopravalutazioni rilevate dall'Ufficio analisi quantitative, i circa 600 milioni di cui si riferiva prima, queste avrebbero inciso sui conti per poco più di 330 milioni.

Poiché però nel primo scorcio del 2012 il titolo willow è stato rettificato per poco più di 200 milioni e nel bilancio 2011 questo pesava per circa 290 milioni, le differenze di valutazioni di fatto si aggiravano attorno ai 30 milioni, ossia lo 0,92% del patrimonio netto di Unipol. La Consob, come è noto, nella seduta del 13 dicembre 2013, con il voto determinante di Giuseppe Vegas, fa propria l'interpretazione della Divisione informazione emittenti.

Le due posizioni fanno parte di un parere che arriva sul tavolo della Procura di Milano a inizio novembre 2013. La data, oltre al contenuto del documento, è essa stessa tema di dibattito all'interno di Consob. La procura ha infatti chiesto alla Commissione informazioni sugli strutturati nei primi giorni del luglio 2012, a valle delle indiscrezioni sul progetto Plinio firmato da Ernst & Young.

La Commissione risponde a stretto giro dicendo che avrebbe tenuto aggiornata la procura sugli sviluppi. L'incarico di valutazione all'Ufficio analisi quantitative, come supporto tecnico, viene assegnato a metà novembre 2012 e viene chiesto all'ufficio di analizzare tutti gli strutturati (358 titoli). Un lavoro enorme che ha richiesto tempi particolarmente lunghi. Tanto che l'analisi termina nei giorni in cui viene depositato in Procura il parere, ossia a inizio novembre dell'anno successivo.

In questi mesi prima il commissario Michele Pezzinga e poi, in particolare da ottobre 2013, il commissario Paolo Troiano chiedono aggiornamenti su come stia procedendo la verifica sui bilanci di Unipol. Il confronto arriva il 13 dicembre 2013, è in quella sede che viene esaminata la nota "dicotomica" già depositata in Procura. Ed è in quella sede che Pezzinga, ormai in scadenza di mandato, lamenta il fatto di non essere mai stato coinvolto nella vicenda.

Non solo, l'ex commissario pone l'accento anche su un altro aspetto. Ossia sul fatto che nell'estate del 2013 quando Ivass, che deve emettere il proprio giudizio sulla fusione, e la procura chiedono lumi a Consob, la Commissione, a firma del presidente, risponde che l'esame non è ancora concluso.

E nei fatti è così. Sono stati analizzati solo la metà degli strutturati. Tuttavia, a detta di Pezzinga, questi rappresentano tra l'80 e l'85% del portafoglio titoli. Abbastanza, sostiene il Commissario, per dare un'immagine esaustiva della situazione. Tant'è che, avrebbe riferito sempre Pezzinga, il pricing finale si sarebbe discostato solo di pochi milioni di euro rispetto ai numeri rilevati a giugno 2013.

Perché dunque attendere? Sarebbe stata una scelta prudente di Vegas. Come risulterebbe dalle carte, il presidente non voleva assolutamente fornire informazioni ad altre autorità e o attivare poteri di vigilanza sulla base di dati parziali e incompleti.

 

Premio Guido Carli Giuseppe Vegas giuseppe vegas LUIGI ORSImichele Pezzinga CARLO CIMBRI jpegpaolo troiano marcello minenna

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…