berlusconi tv

“CORRI A CASA IN TUTTA FRETTA, C’È UN BISCIONE CHE TI ASPETTA” – ALDO GRASSO: "BERLUSCONI RIVOLUZIONÒ LA TV CON QUARANTA PERSONE, MIKE BONGIORNO E L’AIUTO DI CRAXI" - LA PROMESSA: “TROPPI SONO I FATTORI ANSIOGENI, LA MIA SARÀ UNA TV OTTIMISTA” – “SUA EMITTENZA” RUPPE IL MONOPOLIO RAI ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA, DAVA SUGGERIMENTI AGLI AUTORI, AI REGISTI, AGLI ATTORI; CREAVA I FORMAT, I TITOLI DEI PROGRAMMA, GLI SLOGAN, LE PROMOZIONI - L’OMAGGIO PIÙ BELLO ALLA TV DI BERLUSCONI È STATO FATTO DA ANGELO GUGLIELMI (STORICO DIRETTORE DI RAI 3): “LA NASCITA DEI NETWORK PRIVATI È STATO UN FATTO POSITIVO…” - VIDEO

Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per corriere.it

 

berlusconi tv

«Dava suggerimenti agli autori, ai registi, agli attori; creava i format, i titoli dei programma, gli slogan, le promozioni», ha raccontato Fedele Confalonieri. «Avesse avuto un accenno di tette avrebbe fatto anche l’annunciatrice», ha scritto Enzo Biagi. «Troppi sono oggi i fattori ansiogeni, la mia sarà una tv ottimista. Staff di otto redattori, più tecnici e cameramen, quaranta persone in tutto», ha testimoniato Camilla Cederna. L’antenata di Canale 5 si chiama Telemilano, emittente televisiva via cavo fondata da Giacomo Properzj e Alceo Moretti a Milano 2, città satellite costruita da Silvio Berlusconi, morto oggi a 86 anni.

 

 

berlusconi tv

L’emittente era stata fondata nel settembre del 1974 a pochi mesi di distanza dalla sentenza su Telebiella che liberalizzava le trasmissioni televisive via cavo (Telemilanocavo). Al cavo erano collegate circa 5.000 utenze che corrispondevano a 20.000 telespettatori. Nonostante l’esordio in sordina, nel giro di pochi anni Berlusconi rivoluzionerà l’assetto televisivo del Paese, dando vita, contemporaneamente ad altri editori come Rizzoli, Rusconi e Mondadori al modello della tv commerciale.

 

Nel 1978 Berlusconi decide di acquistare il canale 58 di Tv One e di abbandonare il cavo, optando per l’etere e cambiando la denominazione di TeleMilano in Telemilano Canale 58, (numero scelto dal canale UHF utilizzato per trasmettere). Due anni dopo nasce Canale 5, una syndacation televisiva che raggruppa in totale dieci emittenti locali, 5 al Nord (TeleMilano 58, Tele Torino, TeleEmiliaRomagna, VideoVeneto e A&G Television) e 5 al Sud, che formano il circuito Rete 10.

TELEMILANO

 

A rivedere oggi le immagini dell’inaugurazione di Telemilano (1978) con Berlusconi che mette in discussione il knov how dei tecnici Rai («lavorano in modo diverso da come lavoriamo noi») e si augura di avere presto la diretta, o a rivedere la lunga festa di «Natale a Telemilano» con Mike Bongiorno e il piccolo Michelino, insomma a rivedere le immagini di quel memorabile esordio si prova una grande tenerezza. Era una tv di famiglia (molto più della Rai), era una tv dai dichiarati gusti provinciali, era una tv di semplici fatta per i più semplici. Una grande intuizione, bisogna ammetterlo. Lo slogan recitava: «Corri a casa in tutta fretta, c’è un Biscione che ti aspetta».

 

(...)

 

mike bongiorno silvio berlusconi

Mike ricordava così il momento della proposta: «Quando Berlusconi mi disse che dovevo lavorare solo per lui io gli chiesi quale compenso mi avrebbe dato. Allora in Rai guadagnavo pochino: due milioni a puntata per un massimo di 26 puntate all’anno, non una di più perché sennò dicevano che erano obbligati ad assumermi. Insomma, chiesi a Berlusconi quanto mi offrisse e quello fece un paio di conti e poi disse: «Seicento milioni». E io: «Per quanti anni?». E lui: «Ma per un anno, benedetto uomo! Per un anno! Con quello che pagano gli sponsor, seicento milioni è una cifra normale!». Non credevo alle mie orecchie».

 

Nel 1982 Berlusconi corteggia anche Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Mondaini ricordava così il loro primo incontro: «Io non avrei mai creduto che avrei lasciato la mia Rai. Ricordo che al primo appuntamento con Berlusconi ero un po’ sulle mie. Pensavo: «Ma cos’è che vuole questo?». Poi mi è bastato sentirlo parlare per cinque minuti per firmare subito. E non è stata una questione di soldi, anche perché Raimondo aveva già detto di sì due minuti prima di me».

 

SILVIO BERLUSCONI MIKE BUONGIORNO

Ma non tutto fila liscio. Il 16 ottobre 1984, alle 9 di mattina, agenti della Guardia di Finanza e funzionari della Escopost si presentano a Torino, Roma e Pescara nelle sedi delle emittenti locali che ritrasmettevano, in interconnessione, i programmi delle reti Fininvest. Sequestrano le videocassette che contengono le registrazioni dei programmi e sigillano i “ponti radio” che consentivano alle tv di Berlusconi di riversarli in tutta Italia violando di fatto il monopolio Rai sulle trasmissioni nazionali che era stato ribadito dalla Corte costituzionale.

 

fabrizia carminati, valletta di mike primo volto noto femminile

Di colpo milioni di telespettatori, in Lazio, Piemonte e Abruzzo, rimangono orfani di «Dallas», di «Dinasty», dei cartoni animati dei Puffi e di Maurizio Costanzo. A ordinare il blitz sono il pretore torinese Giuseppe Casalbore e i suoi colleghi Bettiol di Roma e Trifuoggi di Pescara. A risolvere la questione ci penserà Bettino Craxi, capo del governo in carica, che emanerà il famoso «decreto Berlusconi» per liberalizzare le trasmissioni.

 

La rivoluzione copernicana dei palinsesti non avviene, dunque, solo con la riforma Rai del 1975 ma anche con l’avvento dei network nel corso dei primi anni Ottanta. Col ribaltamento delle finalità del broadcasting – non più «servizio pubblico» venato di intenti didascalici, ma impresa tesa al profitto, alla massimizzazione degli ascolti e alla raccolta di pubblicità – cambia radicalmente il ruolo della programmazione. Quando si parla di «americanizzazione» della tv italiana negli anni Ottanta bisogna subito precisare che essa riguarda molto più la logica che informa i palinsesti di quanto non tocchi la natura stessa del prodotto.

CRAXI BERLUSCONI

 

Arrivano serie in quantità, ma le vere novità riguardano la loro collocazione in un palinsesto che si caratterizza, fin da subito, anche come produzione autonoma, nel solco della più consolidata tradizione. I palinsesti dei network commerciali, superata la fase pionieristica, sono un ibrido di serie americane e di spirito nazional-popolare. Spingono verso l’estensione delle ore di programmazione e il rafforzamento del flusso televisivo, introducono massicciamente la logica orizzontale della «striscia» nel day-time, collocando il medesimo programma (tipicamente, un prodotto seriale) alla stessa ora durante tutta la settimana. Nel giro di pochi anni il panorama televisivo nazionale risulta radicalmente mutato.

 

silvio berlusconi ricorda bettino craxi

Pochi ricordano che «Dallas» è stata la carta vincente di Berlusconi per lanciare Canale 5. Le cose andarono così: la Rai aveva acquistato i primi episodi del serial, trasmettendoli su Raiuno nel 1981 fra molte perplessità e diffidenze (tredici puntate della serie, non in ordine ma “selezionate tra le migliori”: un grande successo americano, già in ritardo, viene trasmesso quasi controvoglia).

 

Con incredibile tempismo, Berlusconi acquista personalmente i diritti di trasmissione al Mifed di Milano: «Il vero Dallas lo faremo conoscere noi al pubblico italiano, quello che si è visto in Rai è solo un piccolo assaggio poco significativo», è la promessa di Canale 5. Con «Dallas», Berlusconi inaugura la contro-programmazione: la serie viene infatti mandata in onda il martedì, per colpire la giornata più debole della Rai e il giovedì, raddoppiando l’appuntamento settimanale, per fidelizzare l’ascolto. Davvero, un colpo vincente. Alla Rai, per consolarsi cominciano a chiamare Berlusconi Geiar.

 

bettino craxi silvio berlusconi primi anni 80

Tuttavia, della tv aveva un’immagine abbastanza tradizionale: «La televisione oltre che essere un grande momento di comunione familiare, è lo strumento grazie al quale la qualità della vita è andata via via migliorando: in qualunque parte d’Italia c’è un’offerta di spettacolo, di evasione che consente di passare le ore libere della giornata (e basti pensare alla gente sola in casa, a chi giace in un letto di ospedale) in maniera piacevole». La deregulation dell’etere genera prima un universo radiotelevisivo locale (e talvolta strapaesano) e poi, accanto a quest’ultimo, un «modernismo conservatore», (da «Premiatissima» con Johnny Dorelli a «Il pranzo è servito» con Corrado, da «Dallas» al vecchio catalogo della Titanus) che trova il suo più felice compimento nell’apertura di un nuovo, ampio mercato pubblicitario.

 

silvio berlusconi e bettino craxi 1984

Il merito più grande di Silvio Berlusconi è stato, appunto, quello di aver dato un serio impulso alle piccole e medie industrie che prima non potevano accedere alla Rai per reclamizzare i loro prodotti. L’entrata aggressiva dei canali Fininvest nella situazione monopolizzata dalla Rai è una manna per gli inserzionisti pubblicitari, che vedono scendere i prezzi medi praticati e possono beneficiare di una più precisa definizione dei gruppi di potenziali acquirenti per i loro prodotti. Tra il 1980 e il 1981 gli introiti pubblicitari di Publitalia ’80 passano da 13 a 75 miliardi di lire, consacrando la raggiunta maturità della pubblicità nazionale tv alternativa ai canali Rai. In quel momento nel magazzino di Rete Italia ci sono ormai 6.000 ore di cinema (in gran parte film acquistati dai tre network americani ABC, CBS e NBC). Poi è storia nota.

 

berlusconi craxi

L’omaggio più bello alla tv di Berlusconi è stato fatto da Angelo Guglielmi: «La nascita dei network privati è stato un fatto positivo. Ha significato l’apertura di un sistema che prima era chiuso, bloccato, dal punto di vista industriale e da quello culturale... Di fronte a questo fenomeno, la sinistra ha reagito in modo sbagliato. Ha continuato a vedere nella tv uno strumento degradato, pericoloso, da sottoporre a vigilanza continua. Da tenere chiuso nel suo recinto, con i gendarmi intorno».

bobo craxi bettino e berlusconi

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