JAMES FRANCO, CRITICO ANTROPO-CINEMATOGRAFICO: “‘HER’ DI SPIKE JONZE, IN CUI I COMPUTER DOMINANO LA NOSTRA VITA, È IL TRISTE FUTURO CHE CI ASPETTA”

James Franco per www.vice.com

Her di Spike Jonze è una storia che parla della morte dell'amore umano, mascherata da storia d'amore tra un uomo, Theo (Joaquin Phoenix), e il suo sexy sistema operativo, Samantha (interpretata dalla voce di Scarlett Johansson). Theo lavora come scrittore di lettere personalizzate, una professione che è a metà tra un detective, un voyeur stanco ma speranzoso e un poeta estremamente empatico. La sua specialità è la lettera d'amore dai toni intimi, e spesso i suoi lavori danno voce ai sentimenti delle coppie che lo assumono.

Questo servizio, che si svolge in una non meglio identificata metropoli del prossimo futuro (girata a metà tra Los Angeles e Shanghai per dare all'ambiente quell'atmosfera grigia e dai toni pastello tipica della scintillante era Google) è l'altra faccia della relazione di Theo con il suo sistema operativo, un'amante eterea e super intelligente che dice tutto ciò che lui vuole sentirsi dire, proprio come le lettere di Theo fanno con i clienti. Il film pone delle questioni esistenziali: Cosa vuol dire essere un umano? Come definiamo le emozioni? È possibile che qualcosa di digitale e programmato abbia una personalità? Che valore hanno i nostri corpi in quest'epoca che è all'alba di una totale immersione nel digitale?

Durante una lezione su Michael Cunningham e il suo Specimen Days, la mia ex professoressa N. Kathryn Hayles, autrice di How We Became Post-Human, ha definito così la nostra situazione attuale: prima dell'era computerizzata, gli umani definivano la loro esistenza in relazione a quella degli animali. Cosa ci differenzia dalle bestie che vivono all'aria aperta e non cucinano il proprio cibo? La nostra intelligenza superiore, i nostri strumenti e le nostre anime, ovviamente.

Nell'era della tecnologia digitale, però, definiamo la nostra natura collettiva in relazione al computer, o più in generale in relazione alle ultime tecnologie esistenti. Questa metamorfosi esistenziale è ancora in corso. Continuerà finché non accetteremo il fatto che i nostri strumenti sono più intelligenti di noi e continueranno a svilupparsi esponenzialmente finché si raggiungerà la pace nel mondo o finché, cosa più probabile, il mondo sarà ingoiato da una materia grigia e appiccicaticcia propagata da nano-robot in grado di riprodursi.

Se non l'abbiamo già fatto, questo è il momento in cui inizieremo davvero a definire cosa vuol dire essere umani su tutti i livelli. Abbiamo già iniziato a fare ricorso alle categorie di analogico e digitale come misura della condizione umana: memoria, larghezza di banda, selfie, sms, email, navigazione online, etc.

[Da qui in poi verrà parzialmente esposta la trama del film. Un avvertimento dello staff, giusto per essere sicuri.]

In Her, la relazione tra Samantha e Theo inizia nel bel mezzo di un periodo di intensa solitudine e depressione scaturito dal divorzio di Theo con l'ex moglie, interpretata da Rooney Mara (che, lo avrete notato, assomiglia a Sophia Coppola). A livello superficiale, la trama del film può essere letta come la messa in scena del vero divorzio di Spike dalla moglie, in cui la passione per l'arte sua e di Theo funge da palliativo per il dolore, qualcosa che al giorno d'oggi è comune quanto lo era una volta drogarsi, passare del tempo con gli amici, essere ossessionati dal lavoro e sfondarsi di gelato.

Quando Theo incontra per la prima volta Samantha, sembra che il sistema operativo super intelligente possa dare a Theo tutto quello di cui ha bisogno per uscire dalla sua solitudine-eccetto un corpo da stringere e con il quale avere rapporti sessuali. Questo funge come spiraglio per un'interpretazione queer del film, in cui la loro relazione diventa un nuovo tipo di interazione sociale non definibile in base ai buchi nel corpo di una persona, poiché Samantha non ne ha nemmeno uno; l'unica cosa che orienta il suo genere è il suono della voce (piuttosto roca) e il suo nome, che sceglie perché le piace il suono che fa.

Quindi Samantha è, per definizione, una cosa molto queer. È puramente digitale, eterea e potente allo stesso momento. Bisogna ringraziare Scarlett Johansson per aver saputo interpretare un personaggio a tutto tondo senza farsi mai vedere dal pubblico. In questo caso insomma non c'è nemmeno una palla di nome Wilson alla quale dare attributi umani e sulla quale concentrare l'attenzione.

Come risultato, il tempo che in un film normale si sarebbe impiegato con inquadrature dei volti dei due protagonisti, qui si concentra unicamente sulla faccia di Joaquin Phoenix. Nonostante questo, abbiamo comunque una forte sensazione della presenza di Samantha: la sentiamo, è un personaggio. È uno di quei rari film che, se ci rifletti troppo prima di vederlo, non solo sarà all'altezza delle tue aspettative ma manderà in frantumi qualunque dubbio tu possa avere su pellicole del genere, perché è stato girato nel migliore dei modi possibili.

Questa sensazione data da un'altra persona che il pubblico può sentire ma non vedere è esattamente la stessa che Theo deve affrontare nel film: se la voce incorporea di Samantha gli strappa delle emozioni, perché allora non dovrebbe buttarsi a capofitto in una relazione romantica con lei? Per molti versi è l'esatto opposto (eppure il corollario) degli amanti devastati di Lester Ballard, il protagonista necrofilo di Figlio di Dio di Cormac McCarthy: nel libro, Lester ottiene i corpi degli altri senza tutti i tormenti di coscienza connessi alle relazioni umane (la sua immaginazione mescola coscienza e cadaveri), mentre in Her, Theo ottiene una coscienza estremamente intelligente e attraente di qualcun altro, ma senza il suo corpo.

Questo è il punto cruciale di Her, e rivela da un lato una relazione "perfetta" che diventa presto agghiacciante per l'intimità sviluppata con una forma non umana, e dall'altro serve da ispirazione per comprendere l'essenza stessa dell'intimità umana. Con cosa interagiamo esattamente quando ci leghiamo a un'altra persona? Che cos'è davvero essenziale? Che cosa ci eccita?

E se un computer potesse avere le stesse connessioni emotive di un umano, o almeno potesse reagire come un umano, allora cosa lo differenzierebbe da un umano vero? La mancanza di un corpo? Non proprio, perché dal film si può capire chiaramente che quella dei computer con forma umana è una possibilità non remota-basti pensare a Terminator.

C'è un momento in Her in cui Samantha e Theo si stanno quasi per lasciare, come succede in tutte le commedie romantiche; una scena che ha distrutto molte coppie vere, ovvero quella in cui uno dei due rivela quanti partner ha avuto (o in questo caso, quanti ne ha attualmente). Questo stereotipo trito e banale acquista una nuova vitalità perché immette nel gioco un non-umano-che è un po' lo stesso meccanismo che ha fatto la fortuna di Brokeback Mountain: una classica e tragica storia d'amore resa interessante dal mero orientamento sessuale degli amanti.

Theo si aspetta che Samantha segua gli standard di fedeltà umana, mentre lei ha molti amanti perché ne è capace e può permetterselo. È capace di dare a centinaia di persone la stessa attenzione nello stesso momento, e può addirittura accrescere il suo amore e connetterlo attraverso tutte le relazioni (che forse è la forma avanzata dei casini relazionali causati dai social network). Quindi, non sarebbe profondamente ingiusto limitare la portata del suo amore a un solo umano dal cervello piccolo?

Infine c'è la scena in cui un sacco di gente cammina trafficando con il proprio smartphone (o qualsiasi cosa diventerà nel futuro). Una scena potente e triste, perché mostra quanto l'essere umano portebbe diventare inutile in breve tempo: nel film sono i componenti umani i più lenti e i meno intelligenti, tutti tenuti a bada dalle loro grandi madri digitali come Samantha. Ed è questo che succederà, finché gli umani capiranno di non essere gli unici.

 

 

joaquin-phoenixspike jonze her her spike jonze trailer rooney mara JOAQUIN PHOENIX her spike jonze trailer rooney mara joaquin-phoenix-spike-jonze-setJames Franco e Andrea Annaratone PARTY VANITY FAIR Children of God" di James FrancoJAMES FRANCO james franco spring breakers x jpegJAMES FRANCO

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…

meloni board of peace marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI PORTA L’ITALIA NEL CLUB DEI PUZZONI GLOBALI! IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE SARÀ L’UNICA GRANDE POTENZA EUROPEA A ENTRARE NEL “BOARD OF PEACE” DI DONALD TRUMP, INSIEME A DITTATURE, REGIMI MILITARI, AUTOCRAZIE E MONARCHIE ASSOLUTE DOVE I GIORNALISTI VENGONO FATTI A PEZZETTI - IL NOSTRO PENSIERO VA A MARINA BERLUSCONI: UNA SETTIMANA FA IN UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” HA TUONATO CONTRO TRUMP (“LA SUA UNICA REGOLA È CANCELLARE TUTTE LE REGOLE. E LUI LA CHIAMA LIBERTÀ”), E SI RITROVA IL SEGRETARIO DEL SUO PARTITO, ANTONIO TAJANI, IN PARTENZA PER WASHINGTON A BACIARE IL PANTOFOLONE DEL TYCOON, IN MODALITÀ MAGGIORDOMO DI CASA MELONI...

giampaolo rossi giorgia meloni gianmarco chiocci paolo petrecca

DAGOREPORT – RUMORS: DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA DISASTRATA SITUAZIONE IN RAI - TRA UN PETRECCA-PATACCA E LE LITI PESCIVENDOLE TRA I CONDUTTORI DI RAI3 (GILETTI-RANUCCI-SOTTILE), IL “FILOSOFO DI COLLE OPPIO” SI TROVA DA UN PEZZO INVISCHIATO NELLE TRAME SOTTOTRACCIA DEI VARI CHIOCCI E SERGIO - CHE AVREBBE TANTA VOGLIA DI MOLLARE, E' UN EUFEMISMO, MA ROSSI SA BENE CHE A VIA DELLA SCROFA NON AMANO LE DIMISSIONI DEI CAMERATI (INIMMAGINABILI A UN MESE DA UN REFERENDUM CHE SI STA RIVELANDO SEMPRE PIU' A RISCHIO) - LA SOLUZIONE E' APPESA AL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA DELLA RAI: A GIUGNO, UNA VOLTA APPROVATO DAL PARLAMENTO, LE DIMISSIONI DELL'INTERO CDA SAREBBERO UN BEAU GESTE PER DARE INIZIO AL NUOVO CORSO. E AL DISPERATO ROSSI SAREBBE TOLTO L'INGRATO FARDELLO (IL PROBLEMA E' COME ARRIVARCI A GIUGNO...)

giorgia meloni donald trump jd vance friedrich merz emmanuel macron giorgia s vision libro

MA COME SI FA… E SUL “CORRIERONE’’, COSÌ CARO ALLA FIAMMA MAGICA… EPPOI CHE BISOGNO C’ERA… 24 ORE DOPO CHE MERZ DAL PALCO DI MONACO HA RIDOTTO L’‘’ASSE GERMANIA-ITALIA’’ IN UN ASSE DEL CESSO, SFANCULANDO TRUMP E IL SOVRANISMO MAGA DI VANCE - CERTO, A PALAZZO CHIGI NON HA FATTO ALCUN PIACERE VEDERE IL QUOTIDIANO DI CAIRO ANNUNCIARE L’USCITA AD APRILE NEGLI USA DEL LIBRO ‘’GIORGIA’S VISION’’, IN CUI MELONI È INTERVISTATA DA SALLUSTI, CON LA PREFAZIONE DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO JD VANCE, E CON FOTO DELLA COPERTINA SU CUI COMPARE LA FRASE DI TRUMP: “MELONI È UNA DELLE VERE LEADER DEL MONDO” - EPPURE SONO TRASCORSE APPENA 48 ORE DAL 10 FEBBRAIO QUANDO IL QUOTIDIANO DIRETTO (SI FA PER DIRE) DA LUCIANO FONTANA SPARAVA IN PRIMA PAGINA I SEGUENTI TITOLI: “MELONI-MERZ, SCOSSA ALL’EUROPA”, ‘’UE, LA VOLATA DI ROMA E BERLINO PER DARE PIÙ POTERE AGLI STATI’’…

sabrina colle vittorio sgarbi evelina

“IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – LO DICEVA, NEL 2015, VITTORIO SGARBI, CHE SOSTENEVA: “HO UNA RELAZIONE CON SABRINA COLLE, CHE HO CONVINTO, CONTRARIAMENTE AI SUOI PRINCIPI, CHE IL MATRIMONIO È UN LIMITE” – ORA VITTORIONE SEMBRA AVER CAMBIATO IDEA DATO CHE VUOLE CONVOLARE A NOZZE CON LA SUA COMPAGNA. MA AL “SÌ” HANNO DETTO NO I GIUDICI CHE, SU ISTANZA DI EVELINA SGARBI, FIGLIA DI VITTORIO, HANNO RICHIESTO UNA PERIZIA PSICHIATRICA PRIMA DEL MATRIMONIO - LA RIFLESSIONE DEL CRITICO D’URTO SULLE NOZZE È STATA CATTURATA NEL DOCUMENTARIO "SGARBISTAN"  - L’INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO, LA MANO FEMMINILE CHE TOCCA IL PACCO A SGARBI MENTRE È STESO A LETTO E IL RACCONTO DI FORATTINI CHE DISEGNAVA SEMPRE SPADOLINI CON IL PISELLINO: "UNA VOLTA MI DISSERO: COME HAI FATTO A..."

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT! – A GRANDE RICHIESTA RIPROPONIAMO IL BECERO E VOLGARE DISCORSETTO DEL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI PER INTRODURRE UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI BEATRICE VENEZI, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO – IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI DEFINISCE LA “BACCHETTA NERA” “UNA FIGA BESTIALE” E SOSTIENE CHE “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI SI TROVA A DOVER ESSERE VALUTATA IN UN CURRICULUM ECCELLENTE DA QUATTRO PIPPE CHE DECRETANO CHE BEATRICE VENEZI È IN REALTÀ UNA SEGA COLOSSALE” – IL NIPOTE DI BRUNO VESPA ARRIVA A DIRE CHE “IN QUESTO PAESE FONDATO ORMAI SU PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE, TUTTO QUELLO CHE NON È DI SINISTRA È AUTOMATICAMENTE FASCISTA” – DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO