intervista dago

DAGO FA 66 E VUOTA IL SACCO DEI RICORDINI - DALLA BANCA A LOTTA CONTINUA, DALLA DISCOTECA A “QUELLI DELLA NOTTE”, DALLO SCHIAFFO A SGARBI AGLI SCHIAFFI DI DAGOSPIA

Malcom Pagani per "Il Fattoquotidiano"

 

roberto d'agostino 9roberto d'agostino 9

Cartolina DAGOSTRUNZ4Cartolina DAGOSTRUNZ4

Il posto fisso in banca: “Un colpo di culo che festeggiai comprando una 500, quando non hai una lira non ti metti a fare l’intellettualino”, la vita che diventa ricorrenza: “Siamo quasi al trentennale di Quelli della Notte, con Arbore orchestravamo i provini fermando a caso i passanti in Villa Borghese”, le stesse camicie a fiori con cui in epoca Beat attese Fernanda Pivano in un albergo romano: “Ero con Paolo Zaccagnini e mi aspettavo comparisse una papessa, una simil Patti Smith, una stracciarola, una zingara. Si fece invece avanti la donna che dava del tu a Hemingway e aveva scritto l’introduzione a Kerouac, una gentilissima signora bionda con il tailleur e il filo di perle. Mi insegnò che l’abito non fa il monaco. Lei non aveva necessità di mettersi gli zoccoli, esattamente come io in banca non indossavo la bandana”.

 

0pre42 fernanda pivano dago0pre42 fernanda pivano dago

Tra 24 ore (oggi, ndr) Roberto D’Agostino festeggerà 66 anni e mentre il sole taglia la stanza, la tosse riempie le pause e lui dispensa mentine in forma anatomica: “Lo vuole un cazzetto?” dice di essere felice e di aver trovato un antidoto “ai metallari”. Quelli che telefonano: “conversazioni terribili”, urlano: “L’ultima, Bianca Berlinguer” e sublimano la rabbia con l’insulto: “Fassino non scherzava, ma il campione insuperabile della parolaccia a mezzo cornetta resta l’ex Dg Rai, Pier Luigi Celli”.

roberto d'agostino 8roberto d'agostino 8

 

Da un orecchio, D’Agostino non sente bene: “Sono proprio sordo”. Così se gli altri esagerano: “con l’espediente non mi sfondano”. Dopo quasi tre quinquenni di Dagospia, indefinite rimostranze e querele che raramente travalicano la soporosa liturgia della città in cui è nato: “Montezemolo mi ha accusato di diffamazione, sostiene che c’è una campagna a suoi danni, pretende 2 milioni di euro. Ma se lo incontro gli stringo la mano come mi è capitato l’altra sera con Azzurra Caltagirone. Su di lei e su Casini avevo scritto di tutto, messo in dubbio la durata del matrimonio, giocato sui pettegolezzi”.

 

 

Invece?

roberto d'agostino 7roberto d'agostino 7

DAGOSTRUNZDAGOSTRUNZ

Eravamo al Maxxi. Baci e abbracci. Una giornalista del Messaggero, incredula, mi fa: “Non riuscirei mai a essere tanto naturale”. “È la forza di Roma” le ho risposto. “Alla fine gli attriti si risolvono. Ci si sbrana in Parlamento e poi ci si attovaglia al Bolognese”. È una filosofia criticabile, ma sento di poterla vivere senza doppiezze. Ho fatto tante cazzate e ho sbagliato spesso, ma non me la sono mai presa con qualcuno perché avevo un affare personale da risolvere. So devo trovare il coraggio di chiedere scusa so dove bussare. Quando mi dicono: “Ce l’hai con me” mi vien da ridere. Lavoro 12 ore al giorno. Il mio problema non sono ossessioni o cattiverie, ma il tempo che mi manca per ascoltare i miei dischi preferiti.

 

 

A chi gode dell’attenzione del suo sito la spiegazione non basta.

Ai tanti che si lagnano lo dico sempre: il sito si chiama Dagospia, non I Dieci Comandamenti. Non sono con lo scalpello in cima al monte a ffà Mosè.

 

 

roberto d'agostino 6roberto d'agostino 6

Dagospia nacque da una crisi.

Avevo una rubrica su L’Espresso. Si chiamava Spia. Cinque pagine alla settimana di notizie, un mazzo mai visto. Scrissi che il marito di Miuccia Prada, Bertelli, aveva detto che l’avvocato Agnelli portava sfiga. Fine della rubrica. Barbara Palombelli mi consigliò di aprirmi un posto mio. Un’oasi in cui mettere i frammenti dannunziani che amavo e che sono il pane di Internet. Barbara la conoscevo dall’epoca di “Bandiera Gialla”. Le diedi retta e feci bene. Cambiare orizzonte aiuta. Quando si chiude una porta si spalanca sempre un portone. L’importante è avere lo spirito del tempo, inventarsi qualcosa, non lamentarsi mai.

 

 

Lei è nato a Roma, quartiere San Lorenzo.

roberto d'agostino 5roberto d'agostino 5

All’epoca aveva una geografia rurale. Un borgo delimitato dalla ferrovia, dal cimitero e dalla ferita mai rimarginata del bombardamento del ’43. In Pizzeria si andava con i cibi propri. C’erano le bische, i ladruncoli, la vita semplice. Papà era impiegato alla Breda. Ci lasciò un polmone. Mamma lavorava con busti e reggiseni. Io balbettavo e portavo le lenti. Oggi sembra incredibile, ma a metà degli Anni 50 avere gli occhiali ti esponeva al linciaggio dei compagni: “Cecato”, “Quattrocchi”, mi gridavano di tutto.

ZACCAGNINI BUDA E DAGO AL CONCERTO DEI CLASH A BOLOGNA ZACCAGNINI BUDA E DAGO AL CONCERTO DEI CLASH A BOLOGNA

 

Durante l’interrogazione poi era l’inferno. Mi bloccavo su una sillaba, sudavo, e al culmine del calvario, mentre pronunciavo sillabe scomposte: “Mbb, mbb, mbb”, alle mie spalle sghignazzavano. Siccome il lato positvo del cancro esiste sempre e con me non voleva parlare nessuno, ne approfittai per leggere. Qualche Dostoevskij toccò anche a me. Poi mia madre mi mandò da un logopedista, imparai a respirare e anche se ancora adesso dico pissicologia, migliorai. Poi dio creò le classi miste e all’improvviso ci trovammo al bordello. Oltre il cancello della scuola c’era il Crazy Horse.

dirigibile dagostrunzdirigibile dagostrunz

 

 

A casa non c’era una lira.

Ho lavorato in una fabbrica di legnami, come ragioniere alla Breda, poi, grazie a una raccomandazione, alla Cassa di Risparmio di Roma per 12 anni. La filiale era a Centocelle. La giornata tosta. Le file infinite. La banca mi ha insegnato a concentrarmi. Eri in prima linea. Se facevi un errore, pagavi di tasca tua. Mi capitò di confondere sterline inglesi e australiane, far felice un cliente nel cambio di valuta e rimetterci una fetta di stipendio. Capii cosa significasse attenzione.

 

roberto d'agostino 4roberto d'agostino 4

DAGO DJ DAGO DJ

La sera, a turno finito, andavo in radio. La musica mi piaceva. 10 anni prima in Via Asiago, con Renato Zero, Loredana Bertè e le solite 100 persone che facevano la spola tra la chiesa laica di Renzo Arbore e il Piper, ero stato di casa. A metà dei 70, un decennio atroce, iniziai a collaborare con qualche rivista e mi proposero di fare il Dj. Per un paio di meravigliose stagioni misi dischi sul piatto e animai le serate del Titan. Provavamo a ballare con Bob Marley e i Rolling Stones al di là delle ideologie. Mi ricordo ancora lo slogan: It’s only Rock and roll. Erano anni in cui la disco music era considerata roba da fascisti, i compagni che volevano ballare rischiavano il pestaggio e in cui, in piena lotta armata, il riflusso aveva devastato in profondità l’equlibrio psichico di una generazione intera.

roberto d'agostino 3roberto d'agostino 3

 

 

La politica era importante?

Prima della morte di Moro non c’era stato sabato senza corteo. Una volta, durante la visita del Segretario di Stato Americano Rogers a Roma, ce la vediamo brutta. La Polizia carica. Io, la mia prima moglie e un gruppo di manifestanti ci rifugiamo dentro l’Upim. I celerini presidiano le entrate. Lei è terrorizzata: “Se ti arrestano perdi il posto in banca”. Mi compro un completo grigio e usciamo nell’assoluta indifferenza della folla.

 

 

roberto d'agostino 2roberto d'agostino 2

Dopo il 9 maggio 1978 cambiò tutto?

La violenza si fece insopportabile. Dopo l’esecuzione di Moro, movimenti e persone cercarono il loro posto sulla mappa. Qualcuno impugnò la P38, altri si chiusero in casa, altri ancora si persero per sempre dietro l’eroina. I pusher te la davano gratis, per fartela provare. Carlo Rivolta, la persona che con generosità mi spinse a L’Europeo, morì così. Sechi, faceva un giornale meraviglioso. Costosissimo e straordinario . Una sorta di New Yorker con la grafica di Milton Glaser e la redazione piena di teste: Dossena, Minetti, Mughini, Chessa. Lì avevo incontrato Federico Zeri.

roberto d'agostino 12roberto d'agostino 12

 

 

Nel cui nome litigò con Sgarbi in una famosa puntata dell’Istruttoria di Ferrara.

Zeri era micidiale. Potevi essergli amico, ma se si sentiva tradito, prima ti estrometteva dalla cerchia e poi ti cancellava per sempre. Sgarbi, cresciuto alla formidabile palestra dialettica del Costanzo Show, di Zeri era stato adepto. Poi ci aveva litigato e da allora, eravamo amici anche noi, l’avevo perso di vista. Ferrara ci mise insieme perché sapeva che due galli in un pollaio avrebbero potuto dar spettacolo.

 

 

  

roberto d'agostino 11roberto d'agostino 11

E così fu.

ROBERTO DAGOSTINI E BARBARA PALOMBELLI ROBERTO DAGOSTINI E BARBARA PALOMBELLI

In studio, su un trespolo, oltre al semiologo Volli, c’era anche Corrado Guzzanti. Ma l’inquadratura era stretta su di noi e Sgarbi picchiava duro. Si dava un gran tono da professore, ma io sapevo che aveva affrontato 3 volte l’esame per ottenere la cattedra e che per 3 volte era stato respinto. Allora, ormai stretto all’angolo, mi giocai l’asso: “Professore di che?” dissi. Lui perse la testa, non capì più un cazzo e mi tirò dell’acqua. A quel punto dimenticai di essere in tv, ricordai di essere stato un ragazzo di strada e mi sfiorò la tentazione di rompergli la minerale sul capo. Grazie al cielo lui intercettò la bottiglia e io rapido, con la mano libera, gli diedi uno schiaffo. Il segno del disprezzo massimo. Sgarbi inveì e poi se la prese con Ferrara: “La devi tagliare” minacciava. La puntata era registrata.

Federico ZeriFederico Zeri

ROBERTO DAGOSTINO RENZO ARBORE MARISA LAURITO ROBERTO DAGOSTINO RENZO ARBORE MARISA LAURITO

 

 

E Ferrara?

roberto d'agostino 1roberto d'agostino 1

“Col cazzo che la taglio” ripeteva. “È una chicca assoluta, la mando in onda”. Io approfitto del caos e scivolo fuori dallo studio per cercare un po’ di pace. Trovo Chiara Valentini, la mia fidanzata di allora che litiga a testa bassa con Lino Jannuzzi, storico compagno di merende di Giuliano. Ferrara fu grandioso. Mi è sempre piaciuto. Testa acuta e penna rapida. Uno dei pochissimi in grado di scrivere un articolo in tempo reale senza indulgere all’osservazione del proprio ombelico.

 

 

Lei in tv era già stato con Arbore.

DAGO -SBUCCIANDO PISELLI COVER
DAGO -SBUCCIANDO PISELLI COVER

La storia di Quelli della Notte, un programma da cui discendono tutti i Saturday Night live del nostro secolo, va raccontata bene. La trasmissione si sarebbe dovuta chiamare Musica e puttanate. Renzo non aveva le idee chiarissime. Ci incontrammo alla Casina Valadier. Gli proposi una look parade. Un racconto del mostruoso, bombastico cambiamento delle classi sociali degli Anni 80 attraverso l’abbigliamento .

 

 

Lei ne avevo scritto a lungo su “Moda” diretto da Vittorio Corona, il padre di Fabrizio.

“Quando esce dalla sua camera da letto” spiegai ad Arbore “la persona non è più quel che è, ma quel che vorrebbe essere agli occhi del mondo”. Rimase interdetto.

Celli col sigaro Celli col sigaro

 

 

roberto d'agostino 10roberto d'agostino 10

Non capì?

Oggi ognuno è la sua fiction e ambisce al suo reality, alla plastica rappresentazione di sé, al suo selfie. Nel 1985 non era facile intuirlo, ma a me pareva che lo choc culturale e liberatorio degli Anni 80, poi piegato nella valutazione a posteriori dalla condanna del craxismo, fosse epocale e meritasse un racconto a sé. Renzo, che è sempre stato pragmatico, volle la prova empirica. Mi fece fermare il primo essere umano che passava per la strada. L’esperimento gli piacque: “Ti mettiamo sotto l’ingresso, Roberto”.

 

A quel punto mi posi lo scrupolo di non esagerare. Di vestirmi da clown. Di agghindarmi con il turbante per non dare alla gag il peso sinistro del giudizio morale. Chi ero per dare le pagelle? Bisognava alleggerire. Lo facemmo e ci divertimmo molto. Mi vestii anche da critico televisivo. Facendo leva sulla distinzione tra apocalittici e integrati delinata da Umberto Eco iniziai a dileggiare gli intellettuali che si confrontavano per la prima volta con fumetti e canzonette senza mai perdere il timbro altero da Gruppo 63 e il loro ridicolo tono di superiorità. Il corto circuito funzionò e dopo la prima settimana segnata dai pessimi ascolti, Quelli della notte prese il volo.

BIANCA BERLINGUER BIANCA BERLINGUER

 

  

L’edonismo reaganiano. I tormentoni legati a Milan Kundera.

Arbore in concerto Arbore in concerto

Renzo lo chiamava la Milan, forse perché Milan gli sembrava un nome femminile. La verità è che L’insostenibile leggerezza dell’essere non l’aveva letto nessuno. Non i dirigenti Rai, non Renzo e tantomeno io che mi ero fatto bastare la recensione di Severino Cesari su Il Manifesto. Gli rubavo le frasi e le rielaboravo a modo mio per ragionare sui Ricchi e Poveri o su Raffaella Carrà.

 

 

Poi come tutte le cose belle finì anche Quelli della notte.

Per rifare una cosa del genere ci vorrebbe un grande direttore d’orchestra come Renzo. Conosceva i trucchi del gusto nazionalpopolare. La tv è un mestiere difficile. Collettivo. Bisogna essere abili a definire ruoli e competenze. Ci colse anche un po’ di ubriacatura. Ci riconoscevano per strada, non essere turbati dalla popolarità è un esercizio complicato.

DAGO A QUELLI DELLA NOTTEDAGO A QUELLI DELLA NOTTE

 

Quando ci salutammo, scimmiottai il discorso sul cono d’ombra che Scalfari amava ripetere a chi si azzardava ad abbandonare il tempio di Repubblica: “Finirete tutti a leccarlo, il cono d’ombra”. Continuai con la tv, a Domenica In, poi girai il mio primo e unico film, Mutande pazze, una fenomenologia dell’arrivismo paratelevisivo baciata da una certa lungimiranza. Il titolo iniziale doveva essere Brividi di sesso e lividi di successo. Mutande pazze non lo voleva nessuno. “È pornografico”, giuravano. Fu Enrico Vanzina a convincere Cecchi Gori.

 

 

MUTANDE PAZZE IL CULO DI BUSI MUTANDE PAZZE IL CULO DI BUSI

Sul suo assoluto cinismo si favoleggia.

Dago DJ Foto Sirolesi Dago DJ Foto Sirolesi

Nei rapporti personali sono curioso. Né cinico né snob, anzi più compassionevole che cinico. Però il cinismo politico è parte di me. È figlio dell’esperienza e della mia passione per la storia. Non ce l’ho con Renzi e da un certo punto di vista mi auguro che ce la faccia, ma di fronte a certi entusiasmi, alle slavine di bava e alle sinfonie in gloria del giovane Matteo, provo imbarazzo. Fare il contropelo al potere è un dovere giornalistico, non un hobby.

 

 

ARBORE-QUELLI DELLA NOTTEARBORE-QUELLI DELLA NOTTE

MUTANDE PAZZE GUERRITORE MUTANDE PAZZE GUERRITORE

Come si finanzia Dagospia?

Con la pubblicità ed è per questo che è in crisi. Mettere contenuti a pagamento non funziona e senza pubblicità mancano gli introiti. Un tempo i giornali per gli editori erano una barriera. Una polizza Kasco senza la quale in tanti sarebbero finiti in galera. Una volta tramontati gli editori puri, la stampa italiana vive un tragico rito di passaggio, accende gli ultimi fuochi e osserva nello specchio una decadenza che è speculare a quella dell’economia. È finita, l’economia. Sono sparite le aziende, non c’è più nulla. Né idee né ideologie. Solo comitati d’affari. Piersilvio Berlusconi che regge il pitale a Renzi è emblematico. Quando l’impero rischia di dissolversi vengono giù anche le barricate. Il Paese tenta di salvarsi, ma è troppo gracile e temo non ce la farà.

ROBERTO DAGOSTINO E ALBERTO ARBASINO ROBERTO DAGOSTINO E ALBERTO ARBASINO

 

diego della valle vogue fashion night out foto lapresse diego della valle vogue fashion night out foto lapresse

 

Con Diego Della Valle, amico di Renzi, ha fatto pace?

Della Valle si inventò la campagna Dagostrunz. Per descrivermi come un rifiuto della società affittò carri di carnevale, impiantò un merchandising in tema, mandò il Kit di Dagostrunz con tazze, cappellini e magliette persino in Banca D’Italia. Quando vidi una mongolfiera sopra la mia casa di Sabaudia rimasi basito: “Ma perché butta tutti ‘sti soldi?” Quando il camioncino di Dagostrunz, immagino per puro caso, arrivò a un passo dalla scuola di mio figlio Rocco che aveva 14 anni, mia moglie Anna si incazzò non poco.

 

 

L’hanno criticata aspramente per i suoi rapporti con Bisignani.

Cercavo notizie da chi le notizie le aveva. Mi hanno messo sotto inchiesta per avergli offerto uno spaghetto, non perché tramassi operazioni finanziarie in Lussemburgo o in Svizzera. Chiamavo Bisignani per avere nuove su Berlusconi come chiamavo la buonanima di Rovati all’epoca di Prodi o Velardi, quando regnava D’Alema. La vicenda Woodcock mi fece male, mi spaventò, ebbi paura di essere arrestato e non capivo il perché. Non mi era mai successo nulla del genere.

piero fassino piero fassino

 

 

Le guerre imbiancano e gli anni sono 66.

MONTEZEMOLO BAHREIN MONTEZEMOLO BAHREIN

L’unica soluzione ai problemi dell’età è la filosofia Zen. Per vivere senza infelicità ho due precetti.

 

 

Ce li espone?

FRECCERO E BISIGNANIFRECCERO E BISIGNANI

“Quando non c’è soluzione, non esiste il problema”. E poi il secondo: “Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine”. Nella mia vita ho prolungato situazioni incresciose sbattendo la testa su amori impossibili. Ma non mi sono mai sentito né sono stato migliore di nessuno. Tra persone, la partita è sempre doppia. Si perde e si vince, ma lo si fa sempre in due. E dopo il buio, torna la luce. Abbiamo qualche strano meccanismo cerebrale e una fortuna grande. Ci piace ridere. La tragedia di oggi diventa la sempre farsa di domani.

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO