dario fo - franca rame

DARIO FO, CHE TRIVELLONE! – IL FIGLIO JACOPO RACCONTA CHE LA MAMMA FRANCA RAME SI INFURIÒ PER I TRADIMENTI DI DARIO FO E ANNUNCIÒ DI VOLER DIVORZIARE IN TV, OSPITE DELLA CARRÀ, LUI LE CHIESE PERDONO CON UN FAX DI 7 METRI. A TAL PROPOSITO MIA MADRE RACCONTAVA SEMPRE LA BARZELLETTA DEL BENZINAIO: “SE LO AVESSI SPOSATO, IL NOBEL LO AVREBBE PRESO LUI!”. UN MODO PER RIDIMENSIONARE IRONICAMENTE L’IMPORTANTE RICONOSCIMENTO”

Emilia Costantini per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

DARIO FO FRANCA RAME

Dario Fo e Franca Rame, una coppia nella vita e nell’arte. Cosa significa essere figlio di due personaggi di questo calibro?

 

Che genitori sono stati?

«Se commettevo qualche pasticcio, mi spiegavano il motivo per cui avevo sbagliato — racconta Jacopo Fo —. Non ho mai subito punizioni, volevano trasmettermi solo la passione. Mi ripetevano: fai quel che vuoi e campi di più, che non significa restare sdraiati sul divano a guardare il soffitto. Mi hanno insegnato una cosa fondamentale: il senso del dovere, loro recitavano anche con la febbre alta».

dario fo e franca rame - canzonissima 1962

 

Quando era bambino, giocavate insieme? Chi dei due era più disponibile?

«Mamma raccontava storie bellissime, era il suo modo di giocare con me. Non ricordo una partita a pallone con papà, piuttosto lunghi giri in bicicletta; però, quando era nel suo studio a lavorare, a scrivere nuovi testi, in casa c’era la consegna del silenzio assoluto. Io ero autorizzato a strisciare sotto la sua scrivania con i miei fogli di carta dove disegnavo quello che mi passava per la testa...».

 

E lui?

«A volte si staccava dal lavoro e cominciava a disegnare con me. Una volta, stavo disegnando una casetta rosa, lui mi prende il foglio e ci fa sopra un quadrato viola. Gli chiesi: perché viola? Risponde: perché è un lampo di temporale. Da allora cominciai a disegnare solo casette viola e, quando la maestra mi chiese il motivo di quel colore un po’ inquietante, risposi: se lo faccia spiegare da mio padre...».

dario fo jacopo fo franca rame

 

Un papà impositivo?

«No, era molto autocritico. In un’altra occasione avevo fatto un disegno che non mi piaceva e lo strappai. Lui mi disse che se una cosa non mi piaceva non dovevo distruggerla, semmai trovare un’altra soluzione. Un principio che gli vidi applicare qualche giorno dopo.

 

Stava disegnando un ritratto di donna su un asse di legno, non gli piaceva e lo infilò nella vasca da bagno sotto la doccia. Nel legno infradiciato, l’immagine cominciò a disfarsi e io cominciai a piangere, perché lo stava distruggendo e invece... ecco che da quell’apparente distruzione venne fuori un dipinto ancora più bello del precedente!».

 

dario fo jacopo fo franca rame 2

Due protagonisti della scena nazionale e internazionale: come trascorrevate il tempo libero?

«Non ricordo molto tempo libero trascorso insieme: erano due girovaghi, in tournée buona parte dell’anno, li seguivo spesso nei vari teatri, dove assistevo alle prove dietro le quinte. Altrimenti restavo a casa con le due nonne a turno, ma anche da solo, e sapevo organizzarmi: potevo liberamente decidere se andare a scuola oppure no, mi firmavo le giustificazioni».

 

Che amici frequentavano?

«Più che altro compagni di lavoro: a Milano, per esempio, si vedevano di frequente con Jannacci, Cochi e Renato... gente del loro mondo, con cui qualche volta, la sera dopo cena, giocavano a carte: mamma era bravissima a poker, senza un eccessivo impegno economico, le puntate molto contenute. Rimasi però basito una mattina: mi ero alzato alla solita ora per andare a scuola e li vedo in salotto al tavolo da gioco».

 

Avevano trascorso tutta la notte a giocare?

«Esatto. Si vergognarono e mi raccontarono una balla, affermando che si erano svegliati presto per recuperare una perdita di denaro della sera precedente».

dario fo jacopo fo franca rame 4

Dario era un ragazzone alto e allampanato, non si può dire che fosse bellissimo.

 

Franca era uno splendore di ragazza: come ha fatto a innamorarsi di lui?

«Mia madre era una donna intelligente. Bellissima, aveva molti corteggiatori, magari anche gente ricca, importante, ma ha scelto un uomo sensibile, spiritoso, che la faceva ridere».

 

Era geloso della bella moglie?

«Credo di sì, ma non lo dava a vedere e poi non ce n’era motivo. Invece fu proprio lei ad arrabbiarsi per i tradimenti di lui e annunciò di voler divorziare in tv, ospite della Carrà a Domenica in : Raffaella rimase di stucco, non si aspettava una dichiarazione così intima».

 

Poi lo perdonò...

dario fo jacopo fo franca rame 45

«Lui le mandò un fax lungo 7 metri pieno di disegni e parole d’amore. Era un tipo creativo e non dimentichiamo che mio padre ha preso il Nobel».

 

Ovviamente, Franca ne era orgogliosa...

«Sì, ma in proposito raccontava una barzelletta».

Ce la racconti.

«Il Premio Nobel Enrico Fermi stava viaggiando in America con la moglie in macchina. Si fermano a fare benzina: la consorte scende dall’auto e va ad abbracciare il benzinaio. Il marito assiste alla scena e, quando ripartono, le chiede: chi è quel tipo che hai abbracciato con tanto affetto?

 

Lei risponde: stavo per sposare lui, prima di conoscere te. Il marito ribatte: beh, allora ti è andata bene. E la moglie: se lo avessi sposato, il Nobel lo avrebbe preso lui! Con questa storiella mia madre voleva ridimensionare ironicamente l’importante riconoscimento».

DARIO FO FRANCA RAME

 

Ironica e determinata nel prendere l’iniziativa: fu lei per prima a baciare Dario. Un gesto impensabile da parte di una donna, a quei tempi...

«Erano gli anni ’50. Lavoravano insieme in uno spettacolo di rivista: lui l’aveva adocchiata, ma non osava corteggiarla; lei se n’era accorta e una sera si incrociano dietro le quinte. Lei lo blocca e lo bacia».

 

Decisamente disinvolta...

«Franca è cresciuta in una famiglia di artisti. All’epoca, le donne che facevano le attrici erano considerate delle prostitute e siccome mia nonna materna era una cattolica di ferro aveva aperto una pasticceria per poter dire alla gente che le figlie facevano le pasticcere.

 

DARIO FO FRANCA RAME

La pasticceria fallì e allora convinse mia madre a fare un corso da infermiera: lei obbedì, ma era una fatica, perché la sera recitava. Inoltre, a scuola, è stata bullizzata, avendo uno strabismo divergente... da ragazzina non era bellissima. Dopo varie operazioni, riuscirono a correggere il difetto, e alla fine le rimase solo una lieve divergenza».

(…)

 

Dario e Franca, genitori impegnativi?

«No, mi hanno insegnato che si può sfidare l’impossibilità apparente. La loro è una storia di azioni impossibili. Tra le tante, sono stati capaci di abbandonare i palcoscenici ufficiali, per fare teatro nelle fabbriche occupate, regalando poi l’incasso, ottenuto dal pubblico che andava a vedere lo spettacolo, agli operai in sciopero».

DARIO FO E FRANCA RAME

 

Sono scomparsi a tre anni di distanza: prima lei nel 2013, poi lui nel 2016.

«Dario ha sofferto moltissimo per la mancanza di Franca. Ha continuato a parlare con lei dopo morta, dimostrando che il nostro ateismo di famiglia era, in realtà, solo di facciata».

SPOT DI DARIO FO E FRANCA RAME PER ZOPPASDARIO FO E FRANCA RAME DARIO FO E FRANCA RAME FRANCA RAME E DARIO FODARIO FO E FRANCA RAME DARIO FO E FRANCA RAMEFRANCA RAME E DARIO FO

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)