mughini maggio 68

DICA '68 - IL MAGGIO FRANCESE RACCONTATO DA MUGHINI FRA RABBIA IRONICA, AMORI, IMPERTINENZA E FRATERNITÀ ERUDITA –LE DIFFERENZE COL SESSANTOTTO ITALIANO -  PAOLO FLORES D’ARCAIS: "MUGHINI FACEVA LA PIU’ BELLA RIVISTA DELL’EPOCA, ‘GIOVANE CRITICA’. LA FACEVA A CATANIA COME SE FOSSE PARIGI”

Stenio Solinas per il Giornale

 

GIAMPIERO MUGHINI

Ha raccontato Paolo Flores d' Arcais, nel suo amarcord sessantottino scritto per il doppio numero di Micromega dedicato alla contestazione, che a Roma, nei primi mesi della rivolta studentesca, arrivò da Catania «Giampiero Mughini, con dei grotteschi ma stupefacenti occhiali a mega montatura mega bianca.

 

Mughini faceva a sinistra la più bella rivista dell' epoca, ''Giovane critica'', la faceva a Catania come se fosse a Parigi, aveva una retorica palesemente istrionica, sopra le righe e paradossale, che gli attirava simpatie ecumeniche, veniva vissuto come fuori degli scontri ideologici di leadership, possedeva un grande talento giornalistico e civile (avrebbe potuto essere il Giorgio Bocca della nostra generazione)».

 

giovane critica mughini

Il paragone è lusinghiero, ma va corretto a favore di Mughini, superiore a Bocca così come, più in generale, la generazione di cui faceva parte, i nati intorno agli anni Quaranta, era migliore dell' ultima covata del fascismo cui Bocca, classe 1920, apparteneva per età.

 

paolo flores d arcais

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I motivi sono molteplici, ma di là dai talenti e dai percorsi individuali, si possono ricondurre a un qualcosa che ha a che fare con il clima intellettuale respirato. Rispetto alla temperie del primo Novecento, da cui verranno fuori i migliori giornalisti «fascisti» del tempo, da Malaparte a Ansaldo, da Montanelli a Longanesi, Bocca faceva parte dell' ultima ondata di un fascismo-regime, tanto tronfio quanto asfittico, in cui era rimasto ideologicamente impigliato e da cui il 25 luglio del '43 lo aveva provvidenzialmente liberato.

 

Gli era rimasto in eredità un moralismo un po' censorio, frutto della coda di paglia di un giovanile impegno fascista che l' essere andato da partigiano in montagna aveva sì bruciato via, ma le cui ceneri continuavano a mulinargli intorno; l' ansia di arrivare e di farsi valere; la difficoltà di conciliare la critica del consumismo della nuova Italia postbellica con il farne parte in quanto compiaciuto utilizzatore finale.

 

giampiero mughini era di maggio

Straordinario cronista sul campo, il suo orizzonte culturale era in fondo rimasto prebellico, e angusto, visto quando si era formato, e troppo occupato a scrivere e a descrivere, pur di «arrivare», non aveva più trovato il tempo per leggere.

 

Bocca Giorgio Bocca

Mughini, al contrario, cresce intellettualmente in un' Italia della ricostruzione dove per chi abbia voglia, e si dia da fare, è possibile ogni scoperta, è lecita ogni lettura. È un' Italia curiosa, provincialmente aperta al nuovo, sensibile a ogni influenza, ideologicamente libera di ripescare persino dal proprio passato, proprio perché non direttamente, anagraficamente, implicata. Il fare «a Catania come se fosse a Parigi», «la più bella rivista dell' epoca», e questo all' inizio degli anni Sessanta, è emblematico di ciò che siamo andati dicendo: un respiro più ampio, una cultura più solida, uno stile che si nutriva di stili diversi per meglio innervare il proprio.

 

parigi '68

Curiosamente, anche il prosieguo delle storie professionali è speculare, perché il Sessantotto riportò in auge una dicotomia fascismo-antifascismo in cui la condanna etica del primo termine comportava la santificazione comunque etica del secondo, le «cosiddette Brigate rosse», in realtà «nere» in cui Bocca rimarrà invischiato e da cui Mughini non verrà mai tentato e, più in generale, un carrierismo «post-sessantottino» in cui i più scalmanati spregiatori della stampa «capitalista, reazionaria e borghese», naturaliter fascista, si ritroveranno nel giro di un decennio alla guida o a libro paga della stessa, laddove Mughini resterà un outsider di lusso, nel senso delle capacità giornalistiche, ma sempre e comunque ai margini, colpevole di aver detto in anticipo come sarebbe andata a finire.

 

Tutte queste considerazioni aiutano a spiegare perché Era di maggio (Marsilio, pagg.

professore '68

156, euro 16), il racconto che Mughini fa del joli mai parigino di mezzo secolo fa, sia un racconto esemplare, giornalisticamente dico, nella felicità della scrittura, nella ricchezza e nell' intelligenza con cui le fonti vengono utilizzate, nella capacità di analizzare che cosa si celasse dietro a quello che fu un vero e proprio psicodramma.

 

Anche perché, particolare non secondario, a differenza di tanti che poi vi pontificheranno sopra, Mughini, allora ventisettenne insegnante di italiano in un liceo francese, a Parigi, in quei giorni di maggio, c' era. E basterebbe leggere la sua cronaca, fatta sul tamburo, per il numero di giugno di Giovane critica per verificare quanto appena detto: cinquant' anni dopo è viva come cinquant' anni prima.

GIAMPIERO MUGHINI

 

Racconto del joli mai, dicevamo. Ci torneremo su, ma vale la pena soffermarsi un momento su un altro elemento importante del libro, l' amore e la conoscenza della Francia, della sua cultura, gli scrittori e i movimenti, il clima e le atmosfere, il ruolo tutto particolare, studentescamente sacro, di quel Quartiere latino di cui la Sorbona era il centro strategico-geografico e il simbolo cultural-sentimentale. Mughini potrebbe far sua quella citazione da Papà Goriot di Balzac: «Chi non ha frequentato la riva sinistra della Senna, tra la rue Saint-Jacques e la rue des Saints-Pères non sa nulla della vita umana»...

 

È questo particolare clima a rendere effervescente quella contestazione, i 130mila studenti universitari che la rendono possibile, la rabbia ironica e la fraternità erudita, l' impertinenza e «la misère en milieu étudiant»: politica, psicologica, sessuale. «L' immaginazione al potere» nasceva da qui, dal rovesciamento di una situazione in cui gli studenti non volevano più essere i paria di una società che a parole li vezzeggiava, ma intanto li teneva al guinzaglio del bisogno.

valle giulia '68

 

Torniamo al joli mai. Quando arriverà l' estate è già tutto finito e nelle tre settimane in cui si consuma non si conterà, da parte studentesca, nemmeno un morto. Un po' strano, per un grande rivolgimento politico, comunque curioso per un percorso intessuto di barricate, cariche della polizia, sanpietrini e inseguimenti, manganellate e lacrimogeni... C' è di più: a differenza dell' Italia, nessuno strascico ideologico-rivoluzionario, ovvero gli anni Settanta come una sanguinosa diarrea che svuoterà il nostro Paese. Anche qui, se non si conoscono le rispettive storie nazionali non si capisce perché lì sia finita così e qui sia andata come sappiamo.

 

scontri '68

È che in Francia la destra era ed è una realtà, mentre in Italia non è mai esistita, se non come caricatura. Funziona insomma una bilancia politico-ideologica che nel gioco dei rispettivi pesi permette un equilibrio delle forze, laddove, nel caso italiano, il piatto della contestazione da sinistra non vede un contropotere della destra su quello opposto, ma il ribollire di un brodo di coltura in cui ogni reazione e ogni richiamo all' ordine, essendo ritenuto «fascista» suona in realtà come una provocazione... Non a caso saremo l' unica nazione in grado di coniare uno slogan come «Né con lo Stato né con le Bierre» e questo, dal punto di vista della credibilità delle istituzioni, vorrà pur dire qualcosa.

 

Aleksandr Solzenicyn

I nostri ministri degli Interni si chiamano Rumor, Restivo, Cossiga e se hanno visto un corteo in vita loro, lo hanno visto col cannocchiale. Il primo ministro francese si chiama Pompidou e, come ricorda Mughini, da studente dell' Ecole Normale aveva assistito ai moti parigini del febbraio 1934, con 16 morti fra i manifestanti. Farà riaprire la Sorbona, liberare gli studenti arrestati, accorderà «importanti migliorie retributive agli operai»...

 

Di lì a cinque anni, la pubblicazione di Arcipelago Gulag di Solzenicyn provocherà a Parigi un terremoto intellettuale. Da noi nemmeno una tempesta in un bicchier d' acqua. E anche questo, dal punto di vista della cultura dominante, vuole pur sempre dire qualcosa.

 

 

valle giulia '68paolo flores d arcais luciana castellina giuliano ferraragiorgio boccafirenze '68valle giulia '68firenze '68

Ultimi Dagoreport

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...