franco piersanti beatrice venezi

“L’INTERVISTA DI BEATRICE VENEZI? C'È UN MOMENTO IN CUI IL SILENZIO, QUANDO SI ROMPE, NON RESTITUISCE VERITÀ MA RUMORE” – IL COMPOSITORE E DIRETTORE D'ORCHESTRA FRANCO PIERSANTI TIRA, SU “REPUBBLICA”, UNA BACCHETTATA A BEATRICE VENEZI: "COLPISCE IL TONO DI AUTOAFFERMAZIONE FERITA, PRIMA ANCORA DEI CONTENUTI: QUANDO SI EVOCA UN PRESUNTO SCANDALO INTERNAZIONALE, NON SI DIFENDE LA CULTURA: LA SI USA E LA SI PIEGA A UNA RETORICA VITTIMISTA CHE CONFONDE IL DISSENSO CON L'INGIUSTIZIA E L'ASSENZA DI CONSENSO CON LA PERSECUZIONE. IN QUESTA COSTRUZIONE, EMERGE UN'IDEA PRECISA DI POTERE CULTURALE CHE NON ACCETTA IL CONFLITTO COME PARTE VITALE DEL PROCESSO ARTISTICO MA PRETENDE RICONOSCIMENTO PER PROSSIMITÀ IDEOLOGICA..."

 

Franco Piersanti per “la Repubblica”  - Estratti

 

franco piersanti

C'è un momento in cui il silenzio, quando finalmente si rompe, non restituisce verità ma rumore.

 

 L'intervista concessa da Beatrice Venezi dopo un lungo silenzio appartiene a questo genere: una parola che torna non per interrogarsi, ma per ribadire una narrazione già compiuta, impermeabile a ogni confronto con la realtà che la circonda.

 

Colpisce il tono, prima ancora dei contenuti: un tono di autoaffermazione ferita, in cui il mondo reale — fatto di musicisti, di studio, di lavoro quotidiano, di ascolto reciproco — appare soltanto come uno sfondo ostile, colpevole di non riconoscere un valore dichiarato come indiscutibile. 

 

Quando si evoca un presunto scandalo internazionale, una solidarietà globale indistinta, chiamata a legittimare una posizione individuale, non si difende la cultura: la si usa. La si piega a una retorica vittimista che confonde il dissenso con l'ingiustizia e l'assenza di consenso con la persecuzione. 

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

 

In questa costruzione emerge un'idea precisa di potere culturale: un potere che non accetta il conflitto come parte vitale del processo artistico, che non misura se stesso nel dialogo e nella critica, ma pretende riconoscimento per prossimità ideologica, per appartenenza, per auto-attribuzione morale.

 

È qui che il discorso smette di essere personale e diventa politico. Perché mentre si consolida questa narrazione, chi lavora nella musica con serietà, competenza e rispetto viene implicitamente svalutato, ridotto a una massa incapace di comprendere, a un corpo collettivo inadatto al giudizio. 

 

Noi non accettiamo questa riscrittura della realtà. Non accettiamo che la cultura venga trasformata in uno scudo, in un alibi, in uno strumento di autolegittimazione. 

 

franco piersanti

La cultura non è un tribunale morale che assolve o condanna per appartenenza: è un campo aperto, esigente, attraversato dal tempo, dal lavoro e dal confronto. E per questo diciamo noi — noi che lavoriamo con la musica da tutta una vita, noi che la conosciamo come pratica prima che come racconto, noi che sappiamo quanto siano lenti il riconoscimento, l'ascolto, la costruzione di un linguaggio, noi che abbiamo rispetto del nostro talento e, soprattutto, di quello altrui - che la musica non ha bisogno di narrazioni salvifiche né di dogmi morali. 

 

La musica vive di responsabilità, di studio, di attenzione e di ascolto. E il valore, quando esiste, non si proclama: si dimostra, nel tempo. 

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisabeatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisabeatrice venezi

 

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