something very bad is going to happen

IL DIVANO DEI GIUSTI/1 – STASERA CHE VEDIAMO PER LA FESTA DELLA MAMMA? MI SONO VISTO SU NETFLIX LE OTTO PUNTATE DI “SOMETHING VERY BAD IS GOING TO HAPPEN” E MI È PIACIUTO – PARTE COME UN HORROR, CON TANTO DI VIAGGIO DI UNA COPPIA APPARENTEMENTE FELICE, E SFOCIA IN UN DRAMMA DA CAMERA SU UNA CRISI DI COPPIA, CHE METTERÀ IN CRISI L’ISTITUZIONE DEL MATRIMONIO – ORA AI PROTAGONISTI MASCHI SPETTANO TUTTI O QUASI I RUOLI DI MASCOLINITÀ TOSSICA PIÙ O MENO QUEER, VEDI “HALF MAN” DI RICHARD GADD, COME SE QUELLO FOSSE IL PROBLEMA DELL’IMMAGINARIO GLOBALE… – VIDEO

 

Marco Giusti per Dagospia

 

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Quindi stasera che vediamo per la Festa della Mamma? Accidenti. In questi giorni mi sono visto su Netflix tutte le 8 puntate di “Something Very Bad Is Going To Happen” e, malgrado senta pareri discordanti, confesso che mi è piaciuto.

 

Anche se parte come un horror, con tanto di viaggio di una coppia apparentemente felice, che già sappiamo che non potrà essere così felice all’ottava puntata, verso una villa sconosciuta con presenze inquietanti, la famiglia stramba dei parenti di lui, Adam Di Marco, la mancanza di famiglia di lei, Camila Morrone, e prosegue poi come una weird wedding comedy che sfocerà, prima di un ribaltamento horror che già sappiamo dalla prima scena, e quindi non spoilero nulla, in una sorta di dramma da camera su una crisi di coppia che metterà in crisi l’istituzione del matrimonio.

 

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Ohibò. Non me lo aspettavo. Ma era logico. Un po’ per allungare il brodo, otto puntate…, un po’ perché alla fine a nessuno frega davvero l’horror matrimoniale nella villa sul lago, siamo in Ontario, nella Valle dei Laghi.

 

Invece lo scontro, anche teorico, sul matrimonio con complicazioni di maledizioni e malefici è una trovata. Anche in questa serie, diretta benissimo, almeno nelle puntate 1-2-7-8, dalla polacca Veronika Tofilska e fotografata dal suo direttore delle luci Krzytof Trojnar, già responsabili di “Baby Reindeer”, la protagonista non solo è donna, ma ha uno scivolamento lesbo, che pare ormai inevitabile in ogni serie che si rispetti, da “Euphoria” a “Pluribus”.

 

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Mi sembra anzi che i ruoli che un tempo venivano pensati e scritti per protagonisti maschi vengano ormai trasformati in ruoli per protagoniste femmine. Meno ingombranti e inutili negli sviluppi sentimentali e meno compromessi con lo sviluppo narrativo.

 

Ai maschi spettano tutti o quasi i ruoli di mascolinità tossica più o meno queer, vedi “Half Man” di Richard Gadd, come se quello fosse il problema dell’immaginario globale.

 

E tutto nasce dal personaggio di Benedict Cumberbacht in “Il potere del cane” di Jane Campion, film che non venne assolutamente capito dai nostri critici a Venezia (ero in sala, lo so), e che invece si è rivelato fondamentale per le tante nuove narrazioni al femminile, pensiamo solo a “Anatomia di una caduta”.

 

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Anche se su “Half Man” mi sono scontrato, perché non piace a tutti. Ci sta. Ho scritto che è una grande serie della stagione, e magari dovevo scrivere che è una delle serie più importanti della stagione. Perché, appunto, affronta senza sconti un problema serie come quello della tossicità maschile. Accidenti, dovevamo parlare di Festa della mamma…

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