IL “DIVINO” MARCHESE - DE SADE SI FECE 28 ANNI DI CARCERE IN FRANCIA MA LE SUE OPERE NON FURONO MAI MESSE ALL’INDICE DALLA CHIESA - IL MANOSCRITTO ORIGINALE DELLE ‘’120 GIORNATE DI SODOMA’’ ESPOSTO PER LA PRIMA VOLTA A PARIGI

1. SADE NON FU MAI MESSO ALL’INDICE

Francesco Margiotta Broglio per il “Corriere della Sera

 

marchese de sade musee d orsay 6marchese de sade musee d orsay 6

Nel 1947, per la prima volta, varie opere di Sade vengono pubblicate a Parigi con il nome e l’indirizzo di un editore, Jean-Jacques Pauvert, che inizia con La storia di Juliette ovvero le prosperità del vizio , apparsa in origine nel 1797 con il falso luogo «In Olanda» e arricchita da cento incisioni.

 

Di essa l’autore negò la paternità, ma i librai non esitarono a tradirlo, mentre du Ravel dichiarò che egli aveva superato se stesso con uno scritto ancora più detestabile di quell’infame «capolavoro di corruzione» rappresentato da Justine (1791), sorella di Juliette, che sarà seguito dai 4 volumi della Nuova Justine .

 

Nel marzo 1801 Sade viene nuovamente arrestato (in tutto saranno 28 i suoi anni di carcere) e il manoscritto di Juliette viene sequestrato dalla polizia, ma i librai parigini nel 1802 fanno a gara per ristampare e diffondere le sue opere. Si trattava, e così sarà fino al 1947, di edizioni clandestine o di tirature molto ridotte.

 

Pauvert, che aveva sfidato tabù sociali e leggi sulla censura pubblicando 24 volumi di Sade, venne «severamente condannato» nel 1957 dal tribunale di Parigi per aver stampato opere contrarie al buon costume (delle quali vennero ordinate la confisca e la distruzione), denunciate dalla Commissione per i libri prevista dalle leggi: tra i testimoni Paulhan, Bataille, Cocteau, Bréton. L’anno successivo l’editore, difeso da un principe del foro, Maurice Garçon, accademico di Francia, verrà assolto in appello per l’acclarata nullità della decisione della Commissione per l’assenza di alcuni suoi membri.

INCONTRO TRA BENEDETTO XVI E PAPA FRANCESCO A CASTELGANDOLFO INCONTRO TRA BENEDETTO XVI E PAPA FRANCESCO A CASTELGANDOLFO

 

Come ha scritto lo stesso Pauvert, per la prima volta «veniva riconosciuto il diritto di esistere all’opera più scandalosa di tutti i tempi», ma il 21 dicembre 1958 la Francia di de Gaulle approverà una legge che ripristinava la censura con misure definite da Garçon più dure di quelle di Napoleone, in quanto con la scusa di tutelare l’infanzia esse davano il potere al ministro dell’Interno di predisporre una lista di libri proibiti. Dopo qualche garanzia per gli editori negli anni Sessanta, il nuovo codice penale del 1994 introdurrà pene severe contro libri o audiovisivi che diffondessero messaggi violenti o pornografici violando la dignità umana: ancora Garçon qualificherà le relative norme «il capolavoro della Censura».

 

Gli ultimi anni Novanta del Novecento vedranno però l’opera di Sade consacrata nella prestigiosa Bibliothèque de la Pléiade di Gallimard, a cura di Michel Delon. Gli studi su di lui si erano, peraltro, moltiplicati, come l’attenzione dei più accreditati intellettuali mondiali.

pec VOLTAIREpec VOLTAIRE

Colpisce comunque che negli anni trascorsi dal tempo di Sade, scomparso esattamente due secoli fa il 2 dicembre 1814, la Chiesa di Roma non paia essersi accorta dei suoi scritti particolarmente violenti contro la religione.

 

Negli «Indici dei libri proibiti» pubblicati dal papato in questo lasso di tempo (l’ultimo è del 1948, nel 1966 l’ Index verrà eliminato) mai l’autore o qualcuna delle sue opere blasfeme si rinviene nella nota collezione quasi completa di normative, documenti, elenchi di scritti pubblicata a Ginevra e a Montréal dal De Bujanda. Non mancano Voltaire e Rousseau, Casanova e d’Annunzio, Beccaria, Sartre e Simone de Beauvoir, Zola e Balzac, Fogazzaro e Moravia, Gioberti e Rosmini, Croce e Gentile, George Sand e Ada Negri, che certo non appartengono al «mondo alla rovescia» del nostro marchese. Sade peraltro era un grande conoscitore della Bibbia e la sua «religione» appare «molto più complessa e paradossale di una antiteologia che si contentasse di proclamare tutto il contrario dei valori della Chiesa» (Vilmer).

ROUSSEAU IL DOGANIEREROUSSEAU IL DOGANIERE

 

Non si rinviene traccia di Sade nella documentazione conservata negli archivi romani della «Congregazione dell’Indice», soppressa nel 1917 da Benedetto XV con l’attribuzione delle relative competenze a quella del Sant’Uffizio. Non è agevole, quindi, spiegare i silenzi della Chiesa, che non possono essere dovuti né a distrazione dei censori ecclesiastici, né alla scarsa notorietà o alla paternità non immediatamente dichiarata di alcuni scritti, né, ancora, al fatto che le opere lascive sarebbero ricadute in una generica e originaria condanna. Opere del genere infatti, in diverse epoche, si ritrovano tra quelle condannate.

 

Si aggiunga che alla sua morte, nonostante le diverse disposizioni testamentarie, Sade ebbe diritto ai funerali religiosi e venne sepolto nel cimitero del manicomio di Charenton in una tomba senza nome, ma con solo una grande croce di pietra. Le autorità di polizia furono tranquillizzate: metà dei suoi numerosi manoscritti vennero da esse sequestrati e dati alle fiamme, l’altra metà chiusi in un baule e consegnati alla famiglia che, fino alla quinta generazione dei Sade, si guardò bene dall’aprirlo.

casanova giacomo peccasanova giacomo pec

 

Solo di recente è stato ritrovato ed esposto a Parigi al Museo dei manoscritti il famoso rouleau , un insieme di fogli clandestini incollati tra loro sui quali Sade aveva trascritto Le 120 giornate di Sodoma e che restarono nella sua cella alla Bastiglia quando venne trasferito a Charenton e, dopo la presa della fortezza nel 1789, finirono in mani private.

 

C’è la diffusa convinzione che tutta l’opera di Sade si iscriva «nel pensiero del suo secolo», rielaborando «assunti ampiamente diffusi della filosofia illuministica soprattutto nel suo versante ateo e materialista» (Gorret). Si è parlato di lui come «figlio maledetto dei Lumi» (Deprun), ma anche di un suo collegamento con la «dottrina agostiniano-calvinista-giansenista della totale depravazione dell’uomo» (Crocker), mentre Barthes lo ha accostato a sant’Ignazio e Lacan a Kant.

 

Gabriele D'ANNUNZIOGabriele D'ANNUNZIO

Di certo il silenzio ecclesiastico sulle sue opere appare tanto più stupefacente se si tiene conto che, proprio in Juliette , egli immagina un episodio nettamente blasfemo e mette in ridicolo papa Braschi (Pio VI) — alla cui «incoronazione» aveva assistito — facendogli scrivere una lunga «enciclica», intitolata Di tutte le stravaganze dell’uomo , piena di dottrina e di riferimenti storici, filosofici e teologici, che esalta l’assassinio e gli assassini.

 

Quel che è più grave è che Juliette negozia con il Papa — che lei provoca in tutte le forme e definisce «fantasma orgoglioso» e «vecchia scimmia» — la dissertazione e i suoi contenuti in cambio di una «immensa orgia, piena di lussuria e di libertinaggio» che si sarebbe svolta intorno all’altare di San Pietro protetto da enormi paraventi.

sartre de beauvoirsartre de beauvoir

 

Pio VI, comunque, riconosce che l’elevazione delle idee di Justine è estremamente rara tra le donne e conclude il suo testo con queste parole: «Tutti i popoli hanno sgozzato uomini sugli altari dei loro dei. In ogni tempo l’uomo ha provato piacere versando il sangue dei suoi simili e… talvolta ha mascherato questa passione con il velo della giustizia, talvolta con quello della religione. Ma il fondamento, lo scopo era, senza dubbio alcuno, lo stupefacente piacere che ne provava». Un testo profondamente… sadico (o sadista?) che sicuramente non dovette sfuggire ai censori ecclesiastici, ma che continua, dopo più di due secoli, a poter essere letto senza tema di pene anche solo spirituali.

 

 

2. IL ROTOLO LUNGO 12 METRI DELLE 120 GIORNATE

Da il “Corriere della Sera

Il manoscritto originale delle 120 giornate di Sodoma di de Sade è esposto per la prima volta a Parigi, al Musée des Lettres et Manuscrits (fino al 18 gennaio). Un rotolo di fogli incollati, lungo 12 metri e largo 11,5 centimetri, scritto fronte-retro con minuscola calligrafia ( a destra, foto Ap ); è stato acquistato dal presidente del museo..

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