IL DIVINO QUIRINO – CONTI: “A COSA SERVE L’ALTA MODA DI PARIGI? A CELEBRARE KAISER LAGERFELD: CHANEL ANCORA UNA VOLTA SENZA CONFRONTO, LA SOLA COSA ATTENDIBILE IN UN MARE DI NIENTE!

Qvirino Conti per ‘Dagospia'

Ma allora è proprio vero: "Le vestono così per danneggiarle, non amando le donne"! Altra evidente ragione non può esserci oltre a questa vecchia malignità che si sussurrava volgarmente quando la Moda sembrava esagerare e chi la imponeva lo faceva come per dispetto e come da un melenso limbo ai confini del caricaturale. Fino a quando non si rinsavì un po' tutti.

E, dopo i grandi Padri Fondatori della Couture, con YSL e Armani (nei relativi cicli), quindi con Prada, occuparsi di abiti divenne una cosa addirittura culturalmente rilevante. Seria, dignitosa, oltre che remunerativa per un vastissimo indotto. Ma il pericolo purtroppo è sempre dietro l'angolo. Ogni volta che la Storia si ingarbuglia ed è arduo percepire una qualche direzione, sia pur annebbiata. È facile allora dare i numeri, tornando al tradizionale rischio con sussurri malevoli. Anche nel fasto di presentazioni macroscopiche.

E di tutto ciò Parigi in questi giorni è l'epitome.

Si devono infatti tenere in piedi (o resuscitare) superstiti marchi storici dal potenziale economico ancora rilevante; con manager che poco o nulla conoscono del passato intellettuale di quelle case e del mestiere (tanto meno, da quelle postazioni privilegiate, di ciò che li circonda); con stilisti in quantità spericolate e, questo è il punto, holding verticistiche, com'è naturale che sia, attente solo al reddito: magari senza aver mai avuto nulla a che fare con l'argomento Stile se non di sguincio, come puro investimento. Né vanno tralasciati nel panorama nuovi mestieri fortemente invasivi quali quello di "prosseneta editor in chief", ormai consulente di tutto e a prezzi esosissimi.

Il risultato? Sotto gli occhi di chiunque. Sulla stampa e in rete. Dal momento che se un'incongrua cosa di Moda fa ridere, guai a credersi in errore per un proprio limite. Se qualcosa definito "sublime!" fa ridere, fa ridere e basta (questa è una regola aurea del mestiere). E niente potrà strapparlo al suo destino di ridicolo e di grottesco.

Una scarpa in testa? Certo, fa ridere: ma non se trasfigurata in un geniale capriccio, nel contesto di una storia stilistica come quella inventata dalla coltissima Elsa Schiaparelli e in quel particolare tempo estetico. Anche un fiocco eccessivo potrebbe far ridere, in sé: ma non se sotto la direzione di Christian Dior, come grande esercizio di Stile e in una determinata prospettiva di strategico, tempistico revival. Diversamente, non si è che nel comico. Una volta che, superata la calca, si è tornati ad aspettare la propria vettura fuori da quell'atelier. Nel reale.

Purtroppo, il problema è ormai per tutti solo quello di occupare comunque caselle tragicamente vuote di talento. Purché la stampa parli: pungolata da contratti pubblicitari vincolanti e senza discernimento. E dunque, quale che sia la scempiaggine, via allo sdilinquimento di fronte a cose davvero solo esilaranti; e neppure garantite dai botteghini milionari di Checco Zalone.

Persino il terribile "Rullo Compressore" Suzy Menkes ha scelto ormai l'apatia (in senso etimologico) diplomatica: e per carpirle un giudizio che sia uno, lei che non si perdeva un errore a distanze siderali, c'è da strizzare le sue righe fino all'esegesi comparata. Giacché nessuno ora può più osare una parola oltre quel predeterminato recinto da coltivare. E il ridicolo, persino il tragico, tracimano. Con tanti acuminati tablet letterati e puntigliosi pronti a parodiare una critica qualunque pur di contentare committenze talora anche generose e conquistarsi la sudata postazione di seconda fila. Perché l'importante è resistere, qualunque cosa accada: tanto, via uno, di certo arriverà il prossimo.

Per fortuna c'è Lady Gaga. E una generazione pronta ad apprezzare con il porno-chic tutta quella colata di vecchie ovvietà e patetici didascalismi. Tenuti in piedi - forse proprio perché stimati decrepiti dagli stessi autori - con giovanilismi estenuati quasi si fosse in un campus.

Ma così l'Alta Moda a cosa serve, e a chi?, se non a far gongolare l'insuperabile Kaiser Lagerfeld? Nonostante, appunto, preoccupati argomenti regressivi e ringiovanenti fino al prepuberale, con una Chanel ancora una volta senza confronto. La sola cosa attendibile in un mare di niente.

 

 

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