1. LA DURA REALTA’ DI RENZI SECONDO B.: “SENZA DI NOI NON VA DA NESSUNA PARTE” 2. IL BONUS DA 80 EURO IN BUSTA PAGA È STATO UNA MANCETTA ELETTORALE E BASTA, MA ADESSO BISOGNA DECIDERE SE CONFERMARLO ANCHE PER IL 2015. E QUI VIENE IL BELLO, PERCHÉ PER FARLO SERVIREBBERO 10 MILIARDI CHE PERÒ NON SI SA COME TROVARE. ANZI, NE SERVIREBBERO ALMENO 20 GIÀ SOLO PER CORREGGERE I CONTI DEL 2014 3. RENZIE HA DI FRONTE A SÉ UN OSTACOLO CHE NON PUÒ AGGIRARE. DOVRÀ FARE DELLE SCELTE ANCHE DOLOROSE CHE GLI FARANNO PERDERE PUNTI NEI SONDAGGI. SE PERÒ PENSA DAVVERO A UN GOVERNO DI LEGISLATURA HA TUTTO IL TEMPO PER RISANARE I CONTI. SE INVECE HA IN TESTA SOLO DI ANDARE A ELEZIONI ANTICIPATE IL PRIMA POSSIBILE, PUÒ BENISSIMO CONTINUARE CON I BLUFF COME QUELLO DEGLI 80 EURO. TANTO AI CONTI CI PENSA POI QUELLO DOPO. NELLA SPERANZA CHE NON CE LO SCELGANO ALTRI, QUELLO CHE ARRIVA DOPO

Colin Ward (Special Guest: Pippo il Patriota) per Dagospia

 

1. IL COSTO DELLE FURBATE

san silvio berlusconi con renzisan silvio berlusconi con renzi

Bisogna riconoscere che ci è stato infiocchettato a dovere, il famoso bonus da 80 euro in busta paga. Inaugurato, caso strano, per il mese di maggio, con una corsa contro il tempo mai vista, elettoralmente ha pagato bene, per il premier Renzie. Proprio a fine maggio, alle Europee, il suo Pd ha preso il 40% e ha messo segno un risultato che il resto dei socialisti europei ha guardato con invidia.

berlusconi renzi grazie amoreberlusconi renzi grazie amore

 

Poi arrivano i dati economici e si scopre il prezzo dei sogni e delle mosse elettorali: il bonus non ha dato alcuna scossa ai consumi e non ha avuto alcun effetto sulla ripresa del Pil, che non c’è stata. Non lo dice solo la Confcommercio, con la quale ieri Pittibimbo ha polemizzato come un bambino sorpreso con le dita nella marmellata, ma lo dicono le cifre dell’Istat.

 

berlusconi renziberlusconi renzi

Il bonus è stato una mancetta elettorale e basta, ma adesso bisogna decidere se confermarlo anche per il 2015. E qui viene il bello, perché per farlo servirebbero 10 miliardi che però non si sa come trovare. Anzi, secondo molto osservatori ne servirebbero almeno 20 già solo per correggere i conti del 2014.

 

Renzie ha di fronte a sé un ostacolo che non può aggirare o superare con la solita tattica dell’accelerare a tavoletta. E’ l’ostacolo dei conti pubblici e degli impegni europei. Dovrà fare delle scelte anche dolorose e che gli faranno perdere qualche punto negli amati sondaggi.

 

confcommercio logoconfcommercio logo

Se però pensa davvero a un governo di legislatura ha tutto il tempo per risanare i conti e recuperare popolarità. Se invece ha in testa solo di andare a elezioni anticipate il prima possibile, può benissimo continuare con i bluff come quello degli 80 euro. Tanto ai conti ci pensa poi quello dopo. Nella speranza che non ce lo scelgano altri, quello che arriva dopo.

 

2. NON FA SOSTA LA SUPPOSTA

giancarlo padoan giancarlo padoan

“La ripresa non c’è, l’Italia arretra”, titola in prima il Corriere, mentre tra poche ore l’Istat diffonderà i dati ufficiali sul Pil del secondo trimestre. Dentro, “L’attesa di Palazzo Chigi: meno 0,1% nel trimestre. Renzi: sono consapevole che mi metteranno in croce ma la direzione non cambia”. “Il vertice con Padoan: piano anti-manovra correttiva” (p. 5).

Anche Repubblica racconta lo scontro di Renzi con i negozianti sugli 80 euro “invisibili” e scodella un pezzo che racconta “la cronaca di un flop, ma il governo ci crede ancora: ‘Il beneficio ci sarà” (p. 4).

 

RENZI E PADOAN RENZI E PADOAN

L’idea è che tre mesi sono pochi per giudicare. Sarà, ma intanto il giornale super-renziano mette in campo un bel diversivo e ci regala due paginate sugli “sprechi negli acquisti: ecco gli enti sotto accusa dal Viminale alle università. Lettera di Cottarelli e Cantone. Richieste di chiarimenti alle prime 200 amministrazioni pubbliche. Perugia, record di spese. Aeronautica militare, un contratto al mese” (pp. 2-3).

 

Siim Kallas (a sinistra) con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ieri a BruxellesSiim Kallas (a sinistra) con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ieri a Bruxelles

Si corre ai ripari e il Messaggero titola a tutta prima, “Effetto Pil, tagli alle detrazioni. Il governo corre ai ripari: sconti fiscali nel mirino. Via XX Settembre potrebbe alzare il deficit. Male le entrate, nel primo semestre calo dello 0,8%”. Dentro, “Il premier prepara la battaglia sul debito con l’Europa. L’obiettivo è presentarsi a Bruxelles con le riforme fatte” (p. 2).  

 

Il ministro Padoan fiuta l’aria velenosa ed esce dal guscio con un’intervistona al Sole 24 Ore (“L’economia italiana peggiora, la velocità delle riforme è tutto”) nella quale garantisce che resteremo sotto il tetto del 3% nel rapporto deficit-pil, assicura che non ci sarà nessuna manovra correttiva e promette una nuova spinta alle privatizzazioni (p. 3). In concreto, poca roba. Ma si capisce, il suo scopo era solo quello di tranquillizzare un po’.

 

3. PRESTO, RIFORME!

il pupazzone di matteo renzi protesta a bruxelles durante il g setteil pupazzone di matteo renzi protesta a bruxelles durante il g sette

Non influiranno sul Pil, non commuovono Bruxelles, ma “le riforme vanno fatte” e quindi riforme siano. Corriere: “Brivido sul voto segreto. Ma il Senato va. Scarto minimo sull’amnistia: decisiva l’assenza di tre dissidenti. Sì alla fiducia sulla Pa” (p. 6). Ma tutta l’attenzione si sposta sulla legge elettorale, vera passione dei partiti: “Renzi-Berlusconi, il giorno del vertice per siglare il nuovo patto del Nazareno. I due leader vogliono blindare la legge elettorale. I timori dei centristi. Al tavolo anche Letta, Verdini, Guerini e Lotti. ieri il faccia a faccia tra Alfano e il premier” (Corriere, p. 7).

 

bruno vespa si fa un selfie con alfano bruno vespa si fa un selfie con alfano

Repubblica riporta un virgolettato dell’ex Cavaliere: “Senza di noi non vanno da nessuna parte” (p. 6). Difficile dargli torto.

 

Lettura ancora più ecumenica sulla Stampa: “Italicum, il patto si allarga ad Alfano. Soprannominato ‘il patto del Bar’ dalle iniziali dei tre leader” (p. 6). Il Messaggero invece non dà nulla per fatto: “Alfano vuole entrare nel patto del Nazareno. Il premier media, ma non c’è l’accordo di Fi. Il presidente del consiglio tiene a mantenere un asse privilegiato con Silvio. I timori Ncd per una riforma che di fatto imporrebbe l’alleanza con gli azzurri” (p. 6).

 

ANGELINO ALFANOANGELINO ALFANO

Poi passa il Giornale di Berlusconi Paolo e sgancia una bombetta sul’odiato Alfano: “Il Nord in fuga da Alfano: cresce la voglia di Forza Italia. Scoppia il caso Lombardia, i dubbi sul leader: ‘E’ meridionale, non sfonda tra gli imprenditori’. E Lupi sogna un centrodestra unito per scalare Milano” (p. 6).  

 

Lupi sogna di fare il sindaco di Milano e di lasciare il partito in mano ad Alfano, solo che Angelino non sa dove portarlo e il Cavaliere lo aspetta sulla porta di Arcore con il sorriso da caimano.

 

4. GIUSTIZIA À LA CARTE

ANDREA ORLANDO MATTEO RENZIANDREA ORLANDO MATTEO RENZI

Non c’è ancora un testo, ma solo ballon d’essai sulle “linee guida” di una riforma che il ministro Orlando sta preparando con somma cautela. Non sarà scritto nel Patto del Nazareno, ma è difficile che Renzie voglia mettere davvero mano a una profonda riforma della giustizia, tema sul quale Berlusconi ha sempre le antenne dritte.

 

Ma tant’è. I giornali fanno il gioco del furbo guardasigilli e si esercitano su una ridda di ipotesi. Oggi tocca alla prescrizione, noto killer di processi ai colletti bianchi: “Giustizia, il progetto del governo per allungare i tempi di prescrizione. Nuovi calcoli sugli anni. E un periodo di sospensione dopo le condanne” (Corriere, p. 2).

 

Nordio Ingroia Capotosti Nordio Ingroia Capotosti

Intanto il magistrato Carlo Nordio, toga di centrodestra, suggerisce di colpire le carriere dei magistrati che sbagliano: “Le carriere sono l’unico deterrente. Le pene pecuniarie sono inutili perché siamo tutti assicurati” (Corriere, p. 2).

 

Su Repubblica, gli altri temi: “Responsabilità dei giudici, Orlando apre all’Anm” (e ti pareva). E “Primi sì sul falso in bilancio” (p. 10). Di questo passo, quando arriverà il testo della riforma, ci sembrerà che l’abbiano già approvato.

 

5. L’AMICO AMERIKANO CONSIGLIA

previti nordio jannuzzipreviti nordio jannuzzi

“Europa, fai muro contro Putin”. Il consiglio amichevole arriva dal segretario di Stato Usa John Kerry, intervistato dalla Stampa, che chiede compattezza sulle sanzioni a Mosca. Poi, ecco il passaggio fondamentale sul sostegno a Renzi, con l’elenco delle cose da fare: “Noi sosteniamo gli sforzi dell’Italia per potenziare la crescita, attraverso riforme strutturali difficili ma necessarie, come quella della pubblica amministrazione, la spesa statale e i mercati del lavoro” (Stampa, p. 3). Cavolo, a Washington studiano anche la riforma Madia. Chissà che cosa ci hanno capito.

 

6. SCIABOLETTA SCHEDA TUTTI?

SCAJOLA ARRESTATO jpegSCAJOLA ARRESTATO jpeg

L’ex ministro Scajola va a giudizio immediato a Reggio Calabria con Lady Matacena e intanto si torna a parlare del suo mitologico archivio segreto. Lo fa Repubblica con una paginata: “Scajola, l’archivio segreto era dentro i muri. Gli hard disk e le chiavette con documenti riservati sono stati ritrovati nelle nicchie nascoste dietro ai quadri nella villa di Imperia.

 

“Vi tengo in pugno’, la passione di Claudio per le vite degli altri. Conserva tutto da quando era sindaco. E dopo il passaggio al Viminale e al Copaco le sue cartelle si sono arricchite ancora” (p. 19). Invece, come politico, di Scajola resterà ben poco negli archivi e nella memoria del Paese.  

 

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7. IL CONTROPIEDE DI TELEFONICA

“Ribaltone in Telecom. Telefonica verso l’uscita, apre la porta a Vivendi. Alierta offre l’8,3% ai francesi per conquistare Gvt in Brasile. Crollo del 4,6% del titolo. Patuano pronto a resistere”. Repubblica osserva anche che “continua l’avanzata di Bollorè”, perché “Vivendi potrebbe con un modesto esborso rilevare le quote degli altri soci Telco e salire al 16%” (p. 24).

 

Il Messaggero parla di un “Patuano spiazzato in Sud America” (p. 14), mentre il Fatto torna indietro di una settimana con l’incontro tra Bollorè e Pier Silvio Berlusconi e spara: “Telecom Italia colpita e affondata, con la regia di B.. Accolto trionfalmente dal governo Letta, il colosso spagnolo in nove mesi ridimensiona un pericoloso concorrente e consegna il controllo dei telefoni italiani alle aziende alleate di Mediaset” (p. 11).

 

ELKANN E MARCHIONNE ELKANN E MARCHIONNE

8. LINGOTTI IN FUGA (A COSA SERVONO I GIORNALI)

Nubi minacciose sulla fusione Fiat-Chrysler. Repubblica le tratta così: “Le voci su recessi-boom e rischi per la fusione affondano Fiat in Borsa. Il titolo arriva a perdere il 7% e poi chiude a -3,1%. Ma il Lingotto smentisce tutto: rumors senza fondamento” (p. 26).

 

Poi passa il Corriere della Sera e se la cava alla grande: “La Borsa specula sul recesso, cade Fiat. Torino: voci, nessuno ha chiesto il rimborso” (p. 27). Che cattiva, la Borsa che specula. A volte è proprio un posto di speculatori.

 

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