A 94 ANNI È MORTO PETE SEEGER, IL PADRE FOLK DI TUTTI I BOB DYLAN E SPRINGSTEEN – “COMUNISTA CON LA C MINUSCOLA”, SCRISSE “WE SHALL OVERCOME”, INNO DEGLI ANNI ’60

Marco Giusti per Dagospia

L'ultimo Grammy, per il miglior disco recitato, glielo aveva soffiato Stephen Colbert pochi giorni fa. Ma Pete Seeger, che ha cantato e suonato il suo banjo a cinque corde tutta la vita, e noi lo abbiamo ascoltato per tutta la nostra, imparando a memoria le sue canzoni più celebri "Where Have All The Flowers Gone?", "Turn! Turn! Turn!", "We Shall Overcome", non deve essersela presa troppo. Il 22 febbraio avrebbe vinto il Woody Guthrie Prize e, certo, l'incontro, l'amicizia e la musica di Woody Guthrie gli cambiarono la vita quando era poco più che ventenne.

Non ci sarà, purtroppo, visto che è scomparso questa notte a 94 anni dopo una vita interamente dedicata alla musica, all'impegno politico, all'impegno ecologico. E alla famiglia. La sua adorata moglie Toshi se ne è andata l'anno scorso, pochi giorni prima di potere celebrare con lui 70 anni di matrimonio, in gran parte vissuto a Beacon, sulle rive dell'Hudson. Si erano sposati nel 1943, in piena guerra.

Non esiste al mondo una figura come Pete Seeger, un musicista-attivista-filologo che abbia attraversato un secolo di storia americana rimanendo sempre dalla parte dei più deboli, delle lotte civili, senza perdere l'ispirazione, la coerenza morale, la voglia di dire la sua sulla politica e i mali del proprio paese. E' contro la guerra in Vietnam negli anni '60 e si vede censurare la sua "Waist Deep In The Big Muddy" in tv e contro Bush e la guerra in Iraq trent'anni dopo.

Tutti le royalties di "We Shall Overcome", che divenne l'inno anni '60 di tutte le lotti civili americani, finiranno per il fondo di sovvenzione delle cause degli afro-americane, quelle di "Wimoweah", che non solo sarà un successo fin dagli anni '50, ma verrà clamorosamente plagiato dalla Disney per "Il re leone", andranno al suo sconosciuto autore sudafricano. Finisce in galera come comunista nel 1961 e nel 2011 lo troviamo in corteo per Occupy Wall Street come un ragazzino dalla barba bianca.

E' a fianco di Martin Luther King a Washington a marciare e a cantare "We Shall Overcome" e a fianco di Obama per il suo primo giorno da presidente a Washington a cantare con Bruce Springsteen "This Land Is Your Land" di Woody Guthrie. Niente e nessuno avrebbe potuto fermare Pete Seeger. E' il primo a lanciare una campagna ecologica contro l'inquinamento dei fiumi, come il suo Hudson River, già dai primi anni '50 e continuerà la lotta per sessant'anni.

Si rifiuta di cantare in uno spot pubblicitario per il tabacco assieme al suo gruppo storico, i Weavers e lascia il gruppo. E' comunista, anche se si è sempre dichiarato "comunista con la c minuscola", e per questo finisce indagato dall'FBI, insieme a Lee Hays e ai Weavers molto presto. Li costringeranno a lasciare le tv, le radio, a scindere il contratto con la Decca quando erano al massimo della loro popolarità con successi internazionali come "If I Had a Hammer", "Tzena Tzena Tzena", "Wimoweah".

Pete Seeger seguiterà a cantare nei campus, nei locali, per la strada come faceva assieme a Woody Guthrie e poi con gli Almanac Singers, il primo gruppo che aveva fondato nel 1940 assieme a Millard Lampbell, Pete Hawes e Lee Hays, che poi, nel 1948, si trasformerà nei Weavers assieme allo stesso Hays, Fred Hellerman e Ronnie Gilbert.

Se il maccartismo riuscirà a smembrarli, Pete Seeger troverà altre strade che porteranno poi alla grande rivoluzione musicale e civile degli anni '60. Scrive attivamente su "Sing Out", la prima grande rivista di musica folk americana. Diventa una star del Greenwich Village ispirando decine di cantanti. Non perdete l'occasione di ripassare la scena musicale del tempo nel meraviglioso film dei Cohen che esce la prossima settimana, "A proposito di Davis", che recupera proprio la musica e i personaggi del Village di quel periodo.

Nel 1959 fonda e porta avanti il festival folk di Newport, dove si riuniranno i grandi cantanti folk e blues del tempo, da Joan Baez a Mississipi John Hurt, da Donovan allo stesso Bob Dylan che lascerà tutti di stucco elettrificando il suo gruppo. E fu allora che Pete Seeger si armò di un'ascia e cercò di spezzare un cavo elettrico.

Per rimediare all'oltraggio, come si disse allora, o solo perché, come spiegò anni dopo lo stesso Seeger, il suono dava troppa noia al vecchio Charles Seeger, suo padre e celebre musicologo, che aveva un apparecchio acustico e l'effetto della band di Dylan gli stava facendo scoppiare le orecchie?

Certo, la svolta rock di Bob Dylan non piacque molto né ai puristi della musica folk né agli attivisti che avrebbero voluto sentirlo cantare per tutta la vita canzoni contro la guerra in Vietnam e più dolci melodie. In qualche modo la figura di Seeger sembrò allora invecchiata rispetto a quella più dirompente di Bob Dylan. Nel bellissimo documentario di Martin Scorsese su Dylan c'è però la ricostruzione dell'intera vicenda, che rimette le cose in chiaro. Pete Seeger era troppo intelligente per non capire le ragioni di Dylan e per non capire che la rivoluzione folk avrebbe portato naturalmente a altre contaminazioni.

Visto che lui stesso aveva teorizzato e teorizzerà per tutta la vita l'idea che la musica è tutta un plagio e frutto di ogni possibile contaminazione. Ricordo che rimanemmo incantati quando lo vedemmo cantare in "Alice's Restaurant" di Arthur Penn nel 1969 accanto a Arlo Guthrie di fronte a un finto Woody malato. Ne avremmo voluto di più. Insieme a Arlo, Pete Seeger canterà per molti anni in una serie di grandi concerti. E lo ritrovammo alla fine del bellissimo e sfortunato film di Otto Preminger "Dimmi che mi ami Junie Moon", 1970, cantare la canzone dei titoli di coda, "Old Devil Time" in mezzo ai boschi col banjo in mano.

Da allora, mentre la scena folk, seguendo Dylan, si elettrificava sempre di più, Pete Seeger rimase fedele alla sua musica e alla sua lotta ecologica. Cantò in giro per il mondo, andò a Cuba, ritirò premi. Fu Bruce Springsteen a dargli nuova vita con le sue "Seeger Sessions", due dischi e una serie di concerti nati dalle canzoni che proprio Pete Seeger aveva raccolto.

E per i suoi 90 anni, al Madison Square Garden, Bruce Spingsteen fu tra gli ospiti principali, accanto a Joan Baez, Ani di Franco, Roger McGuin e tanti altri. Di anno in anno la voce di Pete Seeger si era sempre più affievolita, anche se il suo banjo era ancora in gran forma, ma si esibì lo stesso. Se cercate su You Tube troverete tanti suoi interventi, anche recentissimi. Il mondo era cambiato, forse, ma Pete Seeger non sarebbe mai cambiato.

 

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