È “QUIP” LA FESTA? - IL GENIETTO DI FACEBOOK E GOOGLE CHE VUOLE FARE LE SCARPE AL DINOSAURO “MICROSOFT OFFICE”

1. CON L'APP QUIP SI SCRIVE MEGLIO SUL TELEFONINO
Da "Italia Oggi"

Un'app di nuovo tipo per scrivere su smartphone e tablet che utilizza i sistemi operativi iOs di Apple e Android di Google.

Con Quip, l'applicazione, gratuita per i privati, sviluppata dall'omonima società californiana, il testo si adatta alle dimensioni dello schermo e il documento può essere condiviso, in diretta, con amici e colleghi.

Non solo. L'app permette di scrivere anche se l'utente non è connesso a internet.

«Sul metrò la mattina la connessione a internet spesso non funziona. Ma io posso continuare a scrivere», spiega Bret Taylor. «In seguito il mio documento è archiviato nel cloud quando la connessione è ristabilita».

Ex direttore tecnico di Facebook, oltre che ideatore di Google Maps, il 33enne Taylor ha fondato Quip nel settembre dello scorso anno, insieme a Kevin Gibbs, ex di Google, dove ha ideato Google App Engine.

«Come Microsoft, che trent'anni fa ha concepito Word, e Google, che dieci anni fa ha beneficiato dell'esplosione di Internet, noi vogliamo creare nuovi software per le nuove piattaforme mobili», osserva Taylor.

Quip, che entro fine anno conterà una ventina di dipendenti, punta a lanciare altre applicazioni per la messaggistica e le presentazioni, che dovranno fare concorrenza a Office di Microsoft.

La maggioranza del capitale della società californiana è controllata da Gibbs e Taylor, il quale aveva venduto nel 2009 la sua precedente impresa a Facebook per 50 milioni di dollari.


2. QUIP SBARCA IN EUROPA, INTERVISTA AL FONDATORE
Lorenzo Longhitano per "Wired.it"

Tieni a mente il nome Quip: se le cose vanno bene, potrebbe diventare il futuro del word processing. E considerando che in quest'ambito di cambiamenti significativi non ce ne sono praticamente stati dal 1984 a oggi, il fatto è rilevante. Il progetto è nato dall'unione delle forze di Bret Taylor, ex cto di Facebook, e di Kevin Gibbs, ex Google, con l'obiettivo di semplificare al massimo l'interfaccia per scrivere su dispositivi mobile, per concentrarsi al massimo sull' aspetto collaborativo.

Il tutto viene realizzato con l'ausilio di una chat in tempo reale e di tante funzioni delle quali abbiamo parlato al momento del lancio negli Usa; chi l'ha provato ne è rimasto entusiasta. E la scorsa settimana, quando il servizio è sbarcato anche in alcuni paesi Europei tra i quali l'Italia, abbiamo fatto due chiacchiere con il fondatore Bret Taylor.

Come avete scelto il nome?

Cercavamo un nome che fosse semplice, breve e informale, perché volevamo rompere con la tradizione dei vecchi word processor e pensavamo che questi ultimi avessero nomi troppo noiosi, che riflettevano il loro animo poco user friendly. Quip in inglese significa commento intelligente, ficcante e, dato che si tratta di uno strumento collaborativo con vocazione al social networking, ci è sembrato perfetto.

Come sta andando il progetto?

L'attenzione che abbiamo ricevuto ha superato le nostre aspettative. Personalmente mi ero già dedicato a prodotti orientati agli utenti, come Google Maps e Facebook, ma questo è il primo strumento di produttività sul quale lavoro, non sapevo quanta attenzione avrebbe attirato. C'è molto interesse sui cambiamenti di abitudini della gente nella transizione da pc al mobile, perché è un passaggio universale e molto rapido. In tanti si chiedono quando potranno finalmente usare smartphone e tablet per creare contenuti, anziché solo per fruirne. Il nostro prodotto rende possibile proprio questo, e lo fa passando per strade finora rimaste intentate: ecco come mi spiego l'attenzione ricevuta.

Quanti iscritti avete?

È ancora presto per dare dei numeri. Ma lo faremo in futuro.

Quali sono le funzioni che gli utenti della prima ora vi chiedono più spesso di migliorare?

Ce ne sono un paio ai primi posti al momento, entrambe strettamente legate alla natura collaborativa dell'app. La prima è la possibilità di evidenziare contenuti nei documenti, per fare in modo che ciò che un utente ritiene importante sia subito chiaro anche agli altri. La seconda è la possibilità di impostare con più precisione le notifiche; al momento, chiunque metta mano a un documento condiviso invia una notifica ai collaboratori, ma, per chi lavora su progetti multipli e condivisi con un gran numero di utenti, il numero di notifiche smistate dall'app può diventare alto e stressante.

Faremo in modo che siano filtrabili e gestibili meglio. Poi ci richiedono scorciatoie da tastiera, aggiustamenti qua e là e tante altre piccole cose. Siamo in continua evoluzione.

A proposito di aggiungere funzionalità, al momento Quip è un'app per il word processing. Pensi che il progetto possa crescere fino ad abbracciare altri ambiti della produttività, in modo simile alle suite classiche come Microsoft Office?

È esattamente quello lo scopo della nostra compagnia. Nel corso dell'anno prossimo, in realtà, ci concentreremo sul word processor, perché vogliamo davvero che sia rifinito alla perfezione grazie al feedback degli utenti e all'esperienza che stiamo già facendo. Ma una volta giunti a uno stato maturo passeremo allo sviluppo di altri prodotti. Puntiamo a espanderci fino a diventare una suite vera e propria: esattamente come con gli editor testuali, pensiamo che fogli di calcolo e strumenti di produttività in generale debbano evolversi con il passaggio al mobile.

Oltre alla web app e a Quip per iOs già disponibili, è in arrivo anche una versione per Android. Contate di sbarcare anche su piattaforme meno diffuse come Windows Phone e Blackberry Os?

Non abbiamo piani a riguardo per ora: magari avremo fortuna e in futuro potremo permetterci un team più numeroso, ma al momento siamo una compagnia da dodici persone e dobbiamo gestire le nostre risorse al meglio. Il web, iOs e Android erano la scelta obbligata in quanto si tratta delle piattaforme più diffuse sulle quali potessimo concentrarci.

I mezzi di comunicazione si stanno occupando molto di voi, alcuni arrivano a dire che porrete fine all'era del word processing così come lo conosciamo. Ma è davvero questo lo scopo di Quip, o puntate più a una pacifica convivenza?

Non penso che il word processing tradizionale sparirà, piuttosto penso che rispetto a 30 anni fa il mobile e Internet abbiano sbloccato possibilità uniche: i documenti stessi possono trasformarsi da mezzi passivi a strumenti di comunicazione attivi. Prima ogni tipo di documento si produceva, si stampava e si fruiva, ora la gente sta iniziando ad aspettarsi dalla maggior parte di essi la possibilità di interagirci in modo collaborativo.

Ma, seppure sia in diminuzione, ci sarà sempre bisogno di editor di testo classici, adatti alla creazione di contenuti impaginati con precisione. Noi al contrario privilegeremo l'immediatezza: la complessità su un touchscreen rischia di uccidere li prodotto. Anzi, crediamo fermamente che la facilità d'uso sia uno dei vantaggi chiave che abbiamo sulla concorrenza.

Se tutto va come sperate, a che punto sarete fra 5 anni?

Senza entrare troppo nei dettagli, il nostro sogno è di definire il modo in cui i documenti vengono prodotti e utilizzati su questi dispositivi, vogliamo essere lo standard di riferimento per quel che riguarda la produttività su tablet e smartphone. E ci concentreremo sul mobile perché è esattamente lì che pensiamo di avere l'opportunità e lo spazio per fare qualcosa di grande.

 

 

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