emma dante

“IL MONDO HA PRESO UNA DERIVA SCONVOLGENTE, L’OMICIDIO DI ALEX PRETTI RICORDA I NAZISTI CHE UCCIDEVANO GLI EBREI” – PARLA EMMA DANTE, LA REGISTA PIÙ ENGAGÉ DEL TEATRO ITALIANO: “SIAMO TUTTI IN PERICOLO" (ASPETTA CHE ORA CE LO SEGNIAMO) - POI DA' VOCE AL FEMMINISMO CHE ENTRO LE RUGGE: "ESSERE DONNA È ANCORA UNA MINORAZIONE. LE DONNE VENGONO PIÙ FACILMENTE DIMENTICATE. SE PENSIAMO A UN GRANDE SCRITTORE DEL NOVECENTO I NOMI SONO QUELLI DI PASOLINI, DI MORAVIA. PENSO INVECE CHE LA PIÙ GRANDE SIA ELSA MORANTE. TUTTI RICORDANO IL NOBEL A DARIO FO, NESSUNO QUELLO A GRAZIA DELEDDA…”

Estratto dell’articolo di Laura Zangarini per www.corriere.it

 

emma dante

«Ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane (…). Il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza sono gli elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro», e per questo suo lavoro Emma Dante, 58 anni, regista e autrice palermitana, è il Leone d’Oro alla carriera 2026 della Biennale Teatro di Venezia diretta da Willem Dafoe.

 

Al 54esimo Festival Internazionale del Teatro (Venezia, 7-21 giugno) debutterà in prima assoluta il suo I fantasmi di Basile. […]

 

emma dante

La famiglia è un tema centrale del suo lavoro. Perché?

«Mi interessa indagare dentro quel piccolo nucleo di cui la società è un’amplificazione. È al suo interno che vengono dettate regole, che si costruisce un’etica. Dove purtroppo si creano anche legami morbosi, dinamiche di sopraffazione, violenze. Mi ha colpito il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno: il femminicidio di Federica Torzullo e le sue conseguenze sembrano una tragedia greca, avrebbe potuto scriverla Euripide».

  

Un’altra caratteristica del suo teatro è l’uso del dialetto.

«Per me è una lingua madre, la lingua dell’infanzia, quella “vastasa”, maleducata, come si direbbe da me. È quella che si parla in casa, in famiglia, il luogo dei segreti. Ecco, per me il dialetto è la lingua dei segreti, piena di scrigni, incomprensibile».[…]

 

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[…] Violenza contro le donne. Emarginazione. Non accettazione della diversità. Discriminazione. Disuguaglianza dei diritti. Temi che costellano il suo teatro. Cosa è cambiato da quando ha iniziato il suo percorso artistico?

«Niente. Sono solo cambiate le parole con cui nominiamo le cose. Intanto il mondo ha preso una deriva sconvolgente, le immagini dell’omicidio di Alex Pretti a Minneapolis, un uomo disarmato, da parte della polizia dell’Ice, ricordano quelle dei nazisti che uccidevano gli ebrei. Siamo tutti in pericolo.

 

Ed essere donna è ancora una minorazione: le donne vengono più facilmente dimenticate. Se pensiamo a un grande scrittore del Novecento i nomi sono quelli di Pasolini, di Moravia. Penso invece che la più grande sia Elsa Morante. Tutti ricordano il Nobel a Dario Fo, nessuno quello a Grazia Deledda».

 

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Lei lavora tanto anche nel cinema e nell’opera. Progetti futuri?

«Ho fatto solo tre film e direi che qui mi fermo: il sistema e le modalità del cinema non fanno per me, ci vuole troppa forza per sostenere opere non di cassetta. Per quanto riguarda l’opera, a breve metterò in scena Manon Lescaut di Puccini a Lione, mentre a maggio debutterà all’Opera di Roma Tancredi di Rossini. Questi sono i miei appuntamenti con la musica che è parte integrante e necessaria della mia storia di artista. A teatro affronterò invece due testi di Pirandello, I giganti della montagna e i Sei personaggi».  […]

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