1- ESCE IL FILM AMERICANO DI PAOLO SORRENTINO E FINALMENTE SAPREMO SE HANNO RAGIONE I GIORNALISTI ITALIANI CHE URLANO AL CAPOLAVORO, O QUELLI STRANIERI CHE LO HANNO SBATACCHIATO: “E’ SGRADEVOLE DA ABBRACCIARE CRITICAMENTE O COMMERCIALMENTE”; “UN TACCHINO CHE SI CREDE UN PAVONE”; “SE LARS VON TRIER È PERSONA NON GRATA PER CANNES, SORRENTINO LO DOVREBBE ESSERE PER IL CINEMA” 2- ALLE PRESE CON L’AMERICA, SORRENTINO, DA BRAVO PROVINCIALE, CADE NEL TRAPPOLONE DEL ROAD MOVIE, COME ERA GIÀ ACCADUTO AD ALBERTO SORDI, OLTRE CHE A ANTONIONI E WENDERS. CI AGGIUNGE PURE L’OLOCAUSTO E LA CACCIA AL NAZISTA 3- DETTO QUESTO, NON FOSSE CHE PER LE SEQUENZE A DUBLINO E PER I DIALOGHI TRA UN AFFASCINANTE SEAN PENN E UNA GRANDE FRANCES MCDORMAND, “CE SE PO’ STA”. SOPRATTUTTO DA UN PUNTO DI VISTA ITALIANO, AVERCENE DI AUTORI COME SORRENTINO

Marco Giusti per Dagospia

Preparatevi. Esce "This Must Be The Place" il film americano di Paolo Sorrentino e finalmente sapremo se hanno ragione i giornalisti italiani che urlano al capolavoro, perfino Malcom Pagani che si lancia in un'operazione di curziomaltesismo per il suo ritorno a "Il Fatto" (e lascia "L'Espresso" con un'intervista a Smaila, ma non poteva fare l'inverso?) o quelli stranieri che, in verità, e ci dispiace contraddire Natalia Aspesi, non lo hanno trattato troppo bene.

"E' sgradevole da abbracciare criticamente o commercialmente", scrive Todd McCarthy su "The Hollywood Reporter", "Un tacchino che si crede un pavone", "Se Lars Von Trier è persona non grata per Cannes, Sorrentino lo dovrebbe essere per il cinema", scrive il più cattivo di tutti, Serge Kaganski su "Les Inrock", che descrive come "ignominia estetica, storica e politica" tutta la parte legata all'Olocausto.

Meno cattivo Olivier Séguret su "Libération", che lo trova però "un oggetto indefinibile, divertente e vuoto, molto ordinato nella sua forma e goffo nei significati storici a cui si riferisce". Peter Bradshaw, su "The Guardian", che pure considera il regista uno dei maestri del cinema contemporaneo, si domanda "come sarebbe stato il film se semplicemente avesse trattato del confronto di Sean Penn con i suoi fantasmi personali".

Molto più realisticamente, un amico, dopo la proiezione di Cannes, mi ha dato il giudizio più equilibrato: "Ce se po' sta". Nel senso che, sì, non è del tutto riuscito, ma avrebbe fatto la sua figura in tutti festival. In pratica, soprattutto da un punto di vista italiano, avercene di Sorrentino.

Detto questo, già a Cannes era apparso abbastanza chiaro che il film soffre non poco la sua parte di road movie con il vecchio rocker Cheyenne che va a caccia di nazisti in un'America wendersiana. Anche perché il road movie arriva dopo una prima parte davvero divertente e ben costruita con Cheyenne, uno Sean Penn esagerato ma affascinante nella sua ricostruzione delle macerie del rock, che in quel di Dublino va a fare la spesa, parla con i giovani amici, gioca a pelota nella piscina vuota con la moglie Jane, una grande Frances McDormand.

E' vero, se Sorrentino avesse tentato di fare tutto il film su questi personaggi scoppiati e stravaganti a Dublino, sarebbe stato un gran piacere per tutti. Invece, non si sa bene perché, a un certo punto si scopre che il vecchio padre ebreo di Cheyenne è morto a New York. Cheyenne parte e inizia il suo viaggio, prima verso l'America, poi dentro l'America, alla guida di una grossa Hummer alla ricerca del vecchio nazista che il padre tanto aveva cercato.

Francamente non si sentiva il bisogno di questo viaggio nella storia, ma se Sorrentino e il suo sceneggiatore, Umberto Contarello, lo hanno ideato, ci sarà un motivo valido per farlo. E' vero, durante il viaggio ci sono delle buone trovate di regia, la grande sequenza del concerto di David Byrne con la scenografia che si muove, l'incontro con il vecchio Harry Dean Stanton, già protagonista di "Paris Texas" di Wenders (un omaggio?, no, Sorrentino a Cannes ha detto che non ci aveva proprio pensato...), ma il finale col vecchio nazista è un po' imbarazzante, senza arrivare alle offese che gli lancia "LesInrock" ("...il megapoint Godwin della stupidità e dell'oscenità...").

Alla fine, come hanno scritto un po' in molti, è un film un po' indefinibile, difficile da amare completamente, anche se il mascherone di Sean Penn, un miscuglio di Robert Smith dei Cure, di ‘Edward Mani di Forbici' (lo ho scritto Todd McCarthy) e del Cipolla strafatto da "Mamma mia come sto!?" (questo lo scrivo io), è divertentissimo e commovente, e Sorrentino si divide coraggiosamente tra voglia di rock e voglia di cinema.

Purtroppo, alle prese con l'America, Sorrentino e Contarello, da bravi provinciali cadono nella trappolone del road movie, come era già accaduto a Alberto Sordi e Rodolfo Sonego, oltre che a Antonioni e Wenders. Ci aggiungono pure l'Olocausto e la caccia al nazista. Magari avevano solo bisogno di un pretesto per far muovere il loro personaggio, ma scomodare la storia, la tragedia del Novecento, forse, non è giusto per un personaggio così sospeso nei fumi del rock come Cheyenne. Detto questo, non fosse che per le sequenze a Dublino e per i dialoghi tra Sean Penn e Frances McDormand, ‘'ce se po' sta''. Anche largamente

 

Il grande Marco Giusti - Copyright PizziThis Must Be The Place - Sean Penn SEAN PENN FRANCES MCDORMAND THIS MUST BE THE PLACE this must be the place sean penn paolo sorrentino ddtv DAVID BYRNEthis must be the place sean penn paolo sorrentino xzni SEAN PENN SUL SET DI THIS MUST BE THE PLACE SEAN PENN E PAOLO SORRENTINO SUL SET MALCOM PAGANI Wim Wenders

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…