1. ESCE “THE INTERVIEW” E LA COREA DEL NORD REAGISCE PARAGONANDO OBAMA A UNA SCIMMIA: “È LUI CHE HA FORZATO LA SONY A DISTRIBUIRE IL FILM” SULL’OMICIDIO DI KIM JONG-UN 2. SE VOLETE VEDERE IL SUPREMO LEADER CHE SI CAGA ADDOSSO IN MONDOVISIONE E JAMES FRANCO CHE SI ANNUSA IL PISELLO PER CAPIRE CHI SI È SCOPATO LA NOTTE PRIMA, POTETE FARE COME IL MILIONE DI PERSONE CHE LO HA SCARICATO (ILLEGALMENTE) NELLE PRIME 24 ORE 3. MA ALLA FINE LA COMMEDIA CHE HA MOBILITATO OBAMA, L’FBI E LA CIA, PRENDE DI MIRA TANTO IL REGIME NORDCOREANO QUANTO L’AMERICA E LE SUE MIRE DI “DEMOCRATIZZAZIONE” 4. E IL VERO OBIETTIVO SONO GLI SHOW COME QUELLO CONDOTTO DAL PROTAGONISTA, CHE SOLLETICANO IL PUBBLICO ALLA RICERCA DI RIVELAZIONI SULLA VITA SESSUALE 5. LA TRASH-TV CHE METTE A NUDO LE DEBOLEZZE DI KIM OTTIENE QUELLO CHE GUERRE, SPIONAGGIO, BOMBE ED EMBARGHI NON HANNO MAI OTTENUTO: IL CAMBIO DI REGIME

1. TOTÒ E PEPPINO A PYONGYANG: TRE SCENE CHIAVE (UNA QUASI CULT)

Matteo Persivale per il “Corriere della Sera

 

il finto kim jong un in the interviewil finto kim jong un in the interview

«The Interview», in 112 minuti, offre una serie di gag più o meno riuscite, più o meno di cattivo gusto: c’è quella dell’incipit nel quale un’impassibile bambina nordcoreana, sul palco di una parata militare a Pyongyang, canta senza accompagnamento davanti a una folla oceanica una terrificante canzoncina anti-americana. In un crescendo di invettive politiche e maledizioni culminanti in «possano le vostre donne essere violentate dalle belve della giungla».

 

C’è quella — volgarissima ma destinata a diventare un cult tra gli universitari americani più inclini alla goliardia — di James Franco che descrive all’amico Seth Rogen, con allegra dovizia di particolari, gli atti sessuali compiuti alla festa della notte prima — senza sapere che sulla porta ci sono due agenti della Cia (per rompere il ghiaccio, allora, Franco offrirà loro della cocaina). Ma le scene che restano impresse del film sono tre: i tre momenti chiave.

 

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La prima scena: all’impresentabile coppia Franco-Rogen (che fa sembrare Totò e Peppino due modelli di efficienza) viene spiegato, al quartier generale della Cia, come procedere con l’assassinio di Kim Jong-un (basterà una stretta di mano: nel palmo Franco deve tenere del veleno, la ricina resa già celebre nella cultura pop dal protagonista del telefilm «Breaking Bad»). Ovviamente, quando si tratta di simulare davanti agli agenti riuniti l’attacco al dittatore nordcoreano, Franco sbaglia fantozzianamente, rischiando di avvelenare se stesso.

 

Il secondo momento è l’intervista: doveva essere leggera e agiografica, ma Franco chiede a tradimento a Kim Jong-un «perché non dà da mangiare al suo popolo?», domanda che irrita il leader al punto da sparare in pieno petto all’intervistatore (che aveva sotto la camicia un giubbetto antiproiettile).

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Il terzo momento: la morte di Kim Jong-un. Che finisce centrato da un missile sparato dai due americani contro il suo elicottero, morendo dilaniato dalle fiamme, al rallentatore, con il cranio che esplode in modo insolitamente horror per una commedia: patriottica-trash, ma pur sempre commedia.

 

 

2. QUEL CINEPANETTONE CONTRO PYONGYANG CHE IN REALTÀ DERIDE LA CULTURA DA TALK SHOW

Vittorio Zucconi per “la Repubblica

 

sony hack the interview 4sony hack the interview 4

Soltanto il mistero della stupidità politica e della permalosità censoria dei despoti può spiegare la guerra di hacker scoppiata attorno a “The Interview”, il film che ha indignato Putin, ha offeso Kim Jong-un, ha mobilitato l’Fbi, ha turbato Obama e che lascia, in chi come me lo ha dovuto vedere, una voglia pazzesca di rivedere “La corazzata Potemkin” in compagnia di Fantozzi.

 

Giudicare criticamente il film di Seth Rogan e di Evan Goldberg, i due autori, sceneggiatori, produttori canadesi che hanno travolto la Sony in un gorgo di spionaggio e di ricatti in Rete mai visto prima e che ha fatto parlare di “guerra”, è inutile. Il copione è infantile. Praticamente “Vacanze a Pyongyang”.

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Come abbiano potuto questi 58 minuti di gag scatenare l’offensiva dei topi della Rete, apparentemente, ma non necessariamente nordcoreani, per difendere l’onore di Kim il Terzo, il paffuto e già naturalmente ridicolo satrapo di Pyongyang, rimane razionalmente oscuro.

 

Lo è ancora di più dopo avere sofferto la visione del film che ha incassato nelle 300 sale indipendenti dove si è proiettato a Natale, la modesta somma di 1 milione di dollari. Lontana dai 44 milioni spesi per produrlo, a cominciare dai dieci pagati a Rogan e Goldberg, la coppia che si affermò sceneggiando, insieme con Sasha “Borat” Cohen, la serie televisiva di “Da Ali G Show”. Lontanissima dai 14 milioni rastrellati da Angelina Jolie con il suo “Unbroken”.

 

james franco e seth rogen in the interviewjames franco e seth rogen in the interview

La descrizione e la satira dell’erede del “Regno dell’Eremita” non dicono nulla che centinaia di reportage, thriller, servizi tv, propaganda e inchieste non abbiano già detto, dalla sua ben nota passione per il peggior ciarpame prodotto da Hollwyood alla frutta e verdura di gesso nei supermercati creati per abbagliare i pochi visitatori stranieri. Le Nazioni Unite collocano all’85% della popolazione gli abitanti al di sotto del livello minimo di alimentazione, mentre il regime, che dipende dagli aiuti internazionali per nutrire i sudditi, spende 1 miliardo e mezzo di dollari all’anno per l’arsenale nucleare e centinaia di milioni per il lusso del “Supremo Leader”.

 

kim jong un brucia nel film the interview con seth rogen e james francokim jong un brucia nel film the interview con seth rogen e james franco

È vero, come sa chiunque di noi abbia lavorato e scritto in nazioni dominate da despoti, che le dittature sopportano meglio le accuse di atrocità e di malgoverno anziché la prese in giro, essendo destituite di ogni senso dell’umorismo o dell’ironia. Ma che cosa aggiunga o tolga questo “Panettone a Pyongyang” alla narrativa sulla famiglia che da 60 anni tiranneggia la Corea del Nord, resta oscuro anche a chi pazientemente attenda la fine e l’inevitabile carbonizzazione di Kim dopo un duello fra carri armati, elicotteri e missili balistici de- di un James Bond sotto l’effetto dello Lsd.

 

Se c’è un obbiettivo ferocemente, e magistralmente centrato da “The Interview” questo non è lo sciagurato lager asiatico, ma è quello che nel titolo stesso si intravede.

james franco in the interviewjames franco in the interview

Il ridicolo è in quegli show televisivi come quello condotto e prodotto dai due protagonisti, che vanno alla ricerca dell’audience e dello share solleticando e sollecitando il peggio nel pubblico, sempre alla ricerca di fondamentali rivelazioni sulla vita sessuale, le debolezze, i pettegolezzi dei “famosi”. Senza neppure volerlo, il conduttore di questi talk show purtroppo ormai ubiqui, provoca la caduta del tiranno e la rivoluzione democratica non smascherando le nefandezze dell’ultima isola del Socialismo Reale nel mondo, ma mettendo a nudo nell’intervista la debolezza, l’umanità, le vergogne di Kim.

 

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La satira vera è su di noi e contro di noi, contro la sempre più squallida industria dell’audience e dei click a ogni costo, molto più che sul bambolotto di Pyongyang. È sul neo giornalismo televisivo da tabloid e da gossip. Che alla fine, suprema e feroce ironia, ottiene quello che guerre, neocon, spionaggio, bombe, reggimenti ed embarghi, non hanno mai ottenuto: il cambio di regime e l’esportazione della democrazia. Semplicemente grazie alla scoperta che anche i Supremi Leader vanno al gabinetto.

 

 

3. LA COREA DEL NORD CRITICA IL FILM “THE INTERVIEW” PARAGONA IL PRESIDENTE OBAMA A UNA SCIMMIA

Da www.lastampa.it

 

La Corea del Nord ha criticato aspramente l’uscita del film satirico «The Interview», uscito ieri nelle sale Usa facendo il pienone, in una nota in cui il presidente, Barack Obama, viene paragonato a una “scimmia nella giungla” per la sua “sconsideratezza”. 

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In una nota - citata da Bbc - la Commissione nazionale di difesa (Ndc) accusa gli Stati Uniti per un film che viene definito «disonesto e reazionario che ferisce la dignità della guida suprema della Repubblica democratica popolare di Corea e istiga il terrorismo».

 

Il comunicato di Pyongyang accusa inoltre Washington di aver privato la Corea del Nord delle sue connessioni internet all’inizio della settimana e di aver «collegato, senza fondamento, l’attacco di pirati informatici contro la Sony Pictures Entertainment alla Corea del Nord». La Corea del Nord ha negato di essere l’autrice delle minacce online ricevute dalla Sony attraverso un cyberattacco - che inizialmente hanno indotto la compagnia produttrice a ritirare dai cinema il film “The Interview”, fortemente satirico nei confronti del leader Kim Jong-un dai cinema -, ma le ha definite una «azione sacrosanta».

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Quanto a Obama, viene additato da Pyongyang come «il vero colpevole per aver forzato la Sony a distribuire la pellicola indiscriminatamente», con un paragone dal sapore razzista: «Obama diventa sempre sconsiderato in parole e azioni come una scimmia nella foresta tropicale». 

 

 

4. “THE INTERVIEW”? PRENDE IN GIRO PIÙ GLI USA CHE LA NORD COREA

Francesco Semprini per “La Stampa

 

(...)

 

REAZIONI CONTRASTANTI

Le prime reazioni sono controverse, per alcuni si tratta di un «eccesso di parodia». Per altri ricorda show tipo «South Park» o film demenziali, che ne fanno una sorta di «cinepanettone» americano. Non mancano gli apprezzamenti, specie per i sostenitori della «libertà di satira», ma gli stessi si chiedono se la parodia sia più sul regime nordcoreano o sugli Stati Uniti, e sulle sue mire di democratizzazione del Pianeta.

 

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L’interrogativo ricorrente è se una produzione del genere dovesse creare tanto clamore. Obama, nel criticare il ritiro del film da parte della Sony, forse intendeva proprio questo. Per i più critici il tutto si è tradotto in una monumentale campagna promozionale per un film che difficilmente sarebbe durato nelle sale.

 

ESORDIO MILIONARIO

Nonostante sia uscito in poco più di 300 cinema Usa, invece dei 2000 inizialmente previsti, nel giorno di Natale il film ha incassato quasi un milione di dollari, e nel week-end potrebbe raggiungere i due milioni. I veri guadagni arriveranno però da noleggio e vendita online, attraverso Google Play, YouTube Movies, Microsoft’s Xbox Video e un sito chiamato www.seetheinterview.com. Da segnalare, inoltre, che «The Interview» nelle prime 24 ore di diffusione è stato scaricato illegalmente 750 mila volte - secondo la Cnn - con una perdita potenziale di almeno tre milioni di dollari.

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