angela finocchiaro

“FARE 'ZELIG' E’ STATA UN’ANGOSCIA TOTALE” – VITA, OPERE E ANSIE DI ANGELA FINOCCHIARO: "GINO E MICHELE SONO DELLE MACCHINE DA GUERRA. A "ZELIG" CI SONO DELLE REGOLE MICIDIALI. OGNI UN-DUE-TRE DEVE ESSERCI IL BOATO DELLA RISATA. CI HO PROVATO A FARE IL CABARET MA NON SONO SOPRAVVISSUTA - NON SOPPORTO CHE LE ATTRICI VENGANO PAGATE MENO DEI COLLEGHI MASCHI - QUANDO HO RECITATO CON MASTROIANNI E SORDI NON RIUSCIVO A DIRE UNA PAROLA. ALBERTONE MI HA PORTATO ANCHE FUORI A CENA. AVRÀ PENSATO: MA CHE PALLA…” - VIDEO

 

Chiara Maffioletti per il “Corriere della Sera”

 

È successo tra il liceo e l'università.

angela finocchiaro 44

«Era come se in quel periodo cercassi qualcosa, senza sapere bene cosa fosse. Avevo capito che ero in una turbolenza, ma non realizzavo come sarebbe finita». Con una planata, piuttosto dolce, su un palcoscenico. La carriera di Angela Finocchiaro è iniziata così e ancora oggi, dopo decine di spettacoli a teatro, film e serie tv; dopo programmi di successo, premi e riconoscimenti, negli occhi azzurrissimi e birichini dell'attrice sembra esserci lo stesso stupore di chi si ritrova in un posto in cui finalmente si riconosce, pur non avendo pianificato di andarci.

 

Torniamo agli inizi...

«Nel mio peregrinare sono finita nella scuola di mimo di Grock. Non era quello che pensavo di voler fare: stavo solo cercando qualcosa che mi suscitasse dell'interesse. Penso che a farmi fermare sia stato l'aver trovato un gruppo di persone con cui stavo bene... dopo un po' i miei insegnanti mi hanno chiesto di fare una piccolissima parte e ricordo di aver pensato poco prima di entrare in scena: adesso me ne vado».

 

Agitata?

«Era più panico. Mi ripetevo: ma chi me lo ha fatto fare. Invece sono rimasta. Non immaginavo di costruire una carriera, andavo avanti passo dopo passo per qualche cosa che mi muoveva intimamente. E contemporaneamente iniziavo la facoltà di Medicina».

angela finocchiaro 44

 

Si immaginava medico?

«Ma no, è una scelta che non è durata niente, infatti sono passata subito a Psicologia. Ma, anche lì, ho capito presto che il teatro mi piaceva di più. Ero entrata a far parte del Teatro del Sole: si facevano spettacoli nelle scuole tutti i giorni e tutti facevano tutto, compreso montare le luci o guidare il pulmino. Ci ho lavorato quattro anni ed è stata una grande formazione.

 

Ma non ero ancora nell'ottica di dire: è il mio lavoro. Lo è diventato semplicemente perché lo facevo sempre, organizzando laboratori, training, facendo improvvisazione. Era verso la fine degli anni Settanta e a Milano c'era un movimento importantissimo che favoriva la nascita di gruppi di questo genere. Avevi la sensazione di poter comunicare quello che volevi».

 

Quindi, in quegli anni, ha finalmente trovato la sua dimensione?

«In realtà no: uscita dal Teatro del Sole con altri due attori abbiamo fondato un nostro gruppo, da cui pure poi me ne sono andata. Mi sentivo sempre un cane sciolto e alla fine i gruppi mi stavano stretti, pur essendo le mie radici. Avevo bisogno del mio spazio di libertà: costruivo io i progetti in cui volevo lavorare senza dover aspettare una telefonata».

ANGELA FINOCCHIARO

 

I suoi genitori come avevano vissuto la scelta di lasciare Medicina per il palcoscenico?

«Intorno ai miei 18 anni loro si stavano separando e io ho approfittato di quella situazione per entrare in un varco altrimenti difficilissimo. C'era il luogo comune che fosse un salto nel buio lavorare nello spettacolo, senza contare che bisognava laurearsi... ma entrare anche timidamente nel teatro mi ha dato la possibilità di prendere un'accelerazione che da sola non avrei avuto. Così sono riuscita a tirarmi fuori dal bozzolo e a liberarmi anche da una certa educazione che arrivava da mia mamma, fortemente legata alla fatica, al rispetto del suo uomo...».

 

Si considera una femminista?

«Sono una donna e in quanto tale mi sembrerebbe stranissimo non pensare di esserlo. Se sei una donna come minimo sei femminista».

 

ANGELA FINOCCHIARO 12

Invece non sono poche le donne che cedono a retaggi maschilisti, non crede?

«Sì, vero. Forse ho incontrato nel mio percorso persone piuttosto illuminate in questo senso, ma siamo ancora al palo con la storia del salario: io sicuramente sono pagata meno dei maschi con cui condivido lo stesso ruolo. Succede soprattutto succede nel cinema».

 

Dove anche i ruoli per le donne sono molto meno e, di base, più stereotipati.

«Sì, anche quel lato è molto faticoso».

 

Non ha voglia di scrivere lei qualcosa?

«No. Mi piace collaborare. Con Nichetti abbiamo scritto un soggetto, una sceneggiatura, vediamo cosa si riesce a fare».

 

Maurizio Nichetti è un suo grande amico?

«Da sempre. Lui è una figura importantissima: era uno degli insegnanti della scuola di Grock ed è stato il primo a farmi capire che avevo dei tempi comici. Me lo ha proprio detto lui, portandomi poi nel suo primo film, Ratataplan, che fu un successo stellare. Siamo rimasti molto legati. Poi abbiamo fatto insieme la serie Mammamia! dove i miei figli erano proprio i miei figli...».

 

ANGELA FINOCCHIARO 3

Davvero?

«Sì, non lo volevo fare e loro erano piccoli: avevano 3 e 5 anni. Ma Maurizio, che li conosceva da sempre, è stato così coinvolgente che loro si sono divertiti da morire: ne sono felicissima».

 

Cosa fanno oggi i suoi figli? Loro non lavorano nello spettacolo?

Occhiata di divertita disperazione . «Una ha scelto scenografia e l'altro regia, ma non ho fatto niente per indirizzarli... penso che oggi sia un ambiente ancora più difficile ma allo stesso tempo mi sembra di essere come i miei genitori: non sei nato nella complessità di adesso e ti annichilisce. Quindi sto zitta: sono appassionati, facciano la loro strada con fiducia e io mi tengo la mia gocciolina di sudore e non la mostro»

 

Ha lasciato Milano per vivere in campagna.

«Sì, è successo una trentina di anni fa. Adesso si sono trasferiti a Milano i miei figli, città che adorano come me: quando me ne sono andata, negli anni Novanta, mi pareva un po' flessa e io mi ero rintanata. Ora è di nuovo bella bella. Allora avevo voglia di cambiare, così ho preso la palla al balzo di fidanzarmi con un toscano e mi sono spostata lì. Ma tutti i miei medici li ho tenuti e Milano e quando devo andarci prendo il treno».

 

E, nel mentre, anche il toscano è rimasto...

angela finocchiaro SORDI

«All'inizio lavoravamo assieme, lui curava gli allestimenti degli spettacoli. Finché i bimbi non andavano a scuola li abbiamo sempre portati con noi: volevo sapessero devo erano la mamma e il papà quando non erano con loro. Non parliamo esageratamente del lavoro, in famiglia, e non so dire che genitori siamo stati, anche se di recente abbiamo avuto una soffiata: un amico ci ha detto che nostro figlio si è detto felicissimo della sua mamma e del suo papà... che da allora sta ancora piangendo».

 

Come ricorda gli anni a «Zelig»?

ANGELA FINOCCHIARO E CLAUDIO BISIO

«Per me è stata un'angoscia totale. Mi sono divertita nell'attimo in cui riuscivo a farlo, ma ci sono delle regole micidiali - ride -. Cioè, ogni un-due-tre deve esserci il boato della risata. Io non ho quell'indole, quindi questa cosa mi metteva sempre un'ansia bestiale. In teatro arrivi alla risata con tempi diversi e, soprattutto, non sai mai se davvero qualcosa farà ridere: mi piace scoprirlo con il pubblico.

 

Invece lì ci sono Gino e Michele, che sono miei amici del cuore e che mi hanno dato quell'opportunità, ma che sono anche di una perfidia... sono delle macchine da guerra. Diciamo che ci ho provato a fare il cabaret ma non sono sopravvissuta. Credo che anche loro avranno pensato: poverina, la facciamo venire ma non è proprio il suo...».

 

È stata una delle colonne della «Tv delle ragazze». Dramma anche lì?

«Ecco, lì era diverso, ti costruivi gli sketch... ci doveva essere una chiusa comica ma non era come essere in una sorta di Colosseo, inteso come anfiteatro, in cui devi andare e se poi non viene giù è un problema».

Elio Angela Finocchiaro

 

Prima che arrivasse lo spettacolo sapeva di essere simpatica?

«Non particolarmente. Ero timidissima, alle feste facevo tappezzeria. Avevo i capelli che sembrava avessero preso la scossa, magra magra, il naso lungo. Questo lavoro è stata una terapia».

 

Per la timidezza?

«Anche. Poi mi sono legata moltissimo a tante persone con cui sono cresciuta, tra cui Silvio Orlando, Claudio Bisio, Diego Abatantuono o Christian De Sica, con cui sto girando un film».

 

Un sacco di amici, altro che fare da tappezzeria alle feste...

ci vuole un gran fisico angela finocchiaro giovanni storti

«Beh, ho lavorato anche con Alberto Sordi e Marcello Mastroianni ma ero totalmente implosa al loro cospetto. Ero giovane: non avevo paura del lavoro, piuttosto dei momenti fuori scena, in cui dovevo chiacchierare a tu per tu con loro. Erano entrambi di una gentilezza... una volta la troupe aveva festeggiato il mio compleanno e Mastroianni si era unito a farmi gli auguri.

 

Bene, io potevo morire, evaporavo, scomparivo, non gustavo per niente il momento... che carattere orrendo ho. Lui in questa serie che giravamo, A che punto è la notte , entrava e usciva dal suo personaggio con una semplicità e una facilita che ti chiedevi: ma da dove arriva?».

 

E con Sordi? Andò meglio?

«Macché. Avevamo girato un film ed eravamo andati anche a Los Angeles assieme. Lui, gentilissimo, mi aveva perfino portata fuori ma non sono fiera per niente di come ho gestito quell'invito: non parlavo. Avrà pensato: ma che palla».

 

Potrebbe essere un lato da sfruttare: vorrebbe mettersi alla prova in più ruoli drammatici?

ci vuole un gran fisico angela finocchiaro

«A teatro no, non ho molta voglia di andare a scorticarmi nell'anima tutte le sere, per mesi. Non ce la faccio. Al cinema invece penso sia bello trovare registi che allarghino la tua coscienza, che ti mettano in difficoltà facendoti fare cose diverse. La bestia nel cuore per me è stato un passaggio, Cristina Comencini mi ha tolto anche delle paure con quel film, dandomi una scossetta. Poi non sempre è possibile, nel senso che non sempre hai modo di uscire dalla tua confort zone. Ogni tanto mi pongo la domanda: ma faccio sempre gli stessi ruoli?».

 

E la risposta?

ci vuole un gran fisico angela finocchiaro

«Non so, ma so che a volte me lo chiedo. Detto questo, la libertà di scelta è una cosa meravigliosa ma ci sono dei momenti della vita in cui non l'ho potuta esercitare. La mia fortuna però è una: ogni volta, anche con i progetti più piccoli, finisco per innamorarmi di quello che faccio».

angela finocchiaro ci vuole un gran fisico

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…