IL “FINE VITA” ALL’ITALIANA È LANCIARSI DAL BALCONE - IL FIGLIO DI LIZZANI: “VOLEVA MORIRE INSIEME A MIA MADRE MA ERA ESASPERATO”

Ester Palma per il "Corriere della Sera"

«Mio padre e mia madre erano sposati da oltre 60 anni e avrebbero voluto morire insieme. Lo dicevano sempre, come Romeo e Giulietta. E invece...». Il lieve sorriso di Francesco Lizzani si spegne all'improvviso e diventa malinconia, un raggio di sole penetra a fatica fra le persiane accostate del salotto della casa di suo padre Carlo, il regista di Cronache di poveri amanti e Achtung! Banditi! che sabato pomeriggio si è suicidato a 91 anni, gettandosi dalla finestra dalla sua camera da letto, nel quartiere Prati, Roma centro.

«A caldo, subito dopo, ho parlato di eutanasia, sì, e della possibilità di scegliere come andarsene - spiega -. Perché con mio padre ne avevamo parlato molte volte, lui sosteneva anche finanziariamente iniziative come quelle dell'Associazione Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. È assurdo che nel nostro Paese questa possibilità sia negata. È un proibizionismo insensato».

Che per Francesco, saggista, documentarista e docente, ha paradossalmente un effetto opposto: «Ma certo, perché magari se sai di poterlo fare come e quando vuoi, in tranquillità e dignità, non lo fai, o aspetti un po' e forse ci puoi anche ripensare. Ecco, a mio padre avrei potuto dire: "Dai, papà, prendiamoci ancora un caffè e parliamone insieme"».

Nel salotto di casa Lizzani, seduto sul divano, Nanni Moretti, in visita alla famiglia, annuisce in silenzio, mentre Francesco prosegue: «Era lucidissimo, gli leggevo i compiti di filosofia dei miei allievi e lui correggeva errori linguistici che nemmeno io avevo notato. Magari poi aveva qualche vuoto di memoria sugli avvenimenti recenti, ma aveva progetti, idee, cose che avrebbe voluto fare».

Come il film con Al Pacino tratto dal romanzo di Giulio Andreotti Operazione Appia antica , su politica e intercettazioni negli anni Quaranta: un progetto che il regista romano aveva nel cassetto da oltre 15 anni, ma che sembrava finalmente vicino alla realizzazione. Negli ultimi sei mesi però Lizzani si sentiva debole, stanco, sopraffatto dall'età: «Non era malato, niente in particolare se non gli anni che pesavano - racconta ancora il figlio -. Usciva poco, quasi non si reggeva più in piedi, era stato ricoverato in ospedale un paio di volte. E l'impotenza fisica, sentire il suo corpo senza più forze contro un cervello che funzionava ancora benissimo, lo esasperava».

Tanto da avere parlato varie volte di farla finita: «La disponibilità giuridica del fine vita era stato il tema di tanti nostri discorsi, sia in senso generale che per quanto lo riguardava personalmente. Era, come me, indignato che in casi come quello di Piergiorgio Welby o Eluana Englaro, i familiari fossero stati definiti assassini, con una violenza che io definirei pornografica, oscena, se si pensa che tali accuse sono rivolte a persone che hanno sofferto, moltissimo, per anni.

Certo, mio padre avrebbe potuto andare all'estero, in uno dei Paesi, come l'Olanda, in cui queste pratiche sono legali, ma credo lo spaventasse la difficoltà pratica di muoversi, di viaggiare, nelle sue condizioni. Senza contare che sarebbe stata anche una soluzione molto onerosa. E penso che la sensazione di essere impotente rispetto a questa decisione, impossibilitato a uscire di scena come avrebbe voluto, lo abbia esasperato, giorno dopo giorno».

Secondo i figli però la sua è stata una decisione lucida e premeditata, non il buio di un momento: «No, assolutamente. Lui ha pensato a tutto, scegliendo esattamente il momento in cui sapeva che la badante che assisteva lui e mia madre sarebbe stata distratta. E ha dovuto anche calcolare il modo, visto che davanti alla finestra c'è un condizionatore che poteva ostacolarlo e lo spazio del cortile era molto angusto: per un uomo con le sue difficoltà di movimento non era facile fare quello che ha fatto, ma ci è riuscito perché evidentemente lo aveva meditato da tempo».

Anche il biglietto che ha lasciato, è indice, per il figlio, della lucidità mentale del regista negli ultimi momenti della sua esistenza terrena: «Ha scritto "Ho staccato la chiave", era nel suo stile, anche se la calligrafia era un po' frettolosa. E mi dispiace tanto che non sia morto in un altro modo, magari su un set, di colpo. Sono certo che era quella la fine che avrebbe scelto».

 

 

lizzani lizzani con la moglie hsGetImage lizzani hsGetImage il figlio di lizzani hsGetImage

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