TALK SCIO’! - FRECCERO: “NON SI DOVREBBE PIÙ “PARLARE PER PARLARE”. IL TALK CREA FALSI NEMICI, FALSI OBIETTIVI’’ - “LA CENTRALITA’ DELL’INCHIESTA” A SERVIZIO PUBBLICO

Emmanuele Lentini per ‘Il Fatto Quotidiano'

"I talk show non escono mai fuori dal recinto del pensiero unico. La puntata speciale di Servizio Pubblico è stata un'altra cosa. Ha svelato che lo Stato, nella Terra dei fuochi, è stato prima complice, poi negligente e infine ingiusto". Carlo Freccero pronuncia queste frasi con entusiasmo.

Domenica sera "ho assistito a qualcosa di nuovo". "Inferno atomico" per l'ex direttore di Rai2 e Rai4 è più simile a un processo che a un talk: c'è l'inchiesta, di Sandro Ruotolo e Dina Lauricella, e c'è il dibattimento, con il confronto in studio tra Carmine Schiavone e due giovani mamme, che hanno visto morire i propri figli ammalati di tumore. Per Freccero si è parlato di "fatti". Si è evitato il frequente cortocircuito, discutere di opinioni. "Questa è la via per fare un talk che funzioni. Non c'erano le solite figure ridicole, c'erano protagonisti".

Cos'altro c'era di diverso?
La centralità dell'inchiesta, che è la forza di questo programma. Nei vari talk il filmato, l'inchiesta, è un decimo del totale, qui siamo sui sette/decimi. Poi c'è stato il confronto in studio tra i testimoni, che hanno raccontato le loro esperienze. C'erano vittime e carnefice. I protagonisti erano pochi, ma molto definiti. Il confronto era teatrale, un colpo di scena, che crea tensione. Questi non sono gli elementi dei talk show tradizionali.

Quindi non era un talk?
Non proprio. Io lo definirei uno spin off di Servizio Pubblico, un tentativo di cambiare. Non c'erano politici in studio e non si parlava di opinioni, ma si discuteva sui dati di fatto. Il pubblico ha avuto tutti gli elementi per farsela lui, un'opinione. Ha raccontato quello che non si può raccontare nei talk: il "fuori campo" del Palazzo.

I talk fioriscono durante la crisi della Prima Repubblica. C'è in corso un'altra crisi, ma questi programmi ora stentano.
C'è una crisi di sistema e non si dovrebbe più "parlare per parlare". Io credo che siamo arrivati a un punto importante, ma molti talk show rimangono dell'idea che questo sistema è il migliore possibile.

Come mai cambiano i "contenitori" e i nomi, ma non la formula di questi programmi?
Perché molti restano fedeli al pensiero unico. Di fronte a questo sistema che non funziona, i programmi tv sono frequentati da leader che dialogano o si battono per conquistare l'elettorato non per risolvere i problemi. E il ruolo del talk è alimentare questo dialogo. Oggi fare teoria è difficile, è considerato novecentesco, da nullafacenti. Tutto è sostituito dalla retorica del fare. All'interno del perimetro neoliberista, non si possono creare cambiamenti.

Ma la generazione dei quarantenni imperversa in tv. Non è un cambiamento?
Nell'ottica di un rinnovamento della classe dirigente, vengono messi alla prova nuovi concorrenti. Ma non cambia molto. È il sistema stesso che organizza le false opposizioni attraverso i talk. La protesta, l'impegno sul territorio, la divisione in buoni e cattivi, l'identificazione di capri espiatori hanno la funzione, voluta o inconscia, di mantenere lo status quo. Si vede il male nel dettaglio, ma si tiene lontano lo sguardo dal nocciolo del problema, il pensiero unico, il neoliberismo.

È una visione catastrofica.
Per chi fa tv oggi le alternative sono poche. Se le cose non vanno bene la colpa è di una serie di problemi che il giornalismo televisivo indica come la matrice del male. Crea falsi nemici, falsi obiettivi. Il sistema ottiene la collaborazione delle sue vittime. Parlare di "casta", di corruzione, di evasione fiscale, di "politica del fare", è come cercare di svuotare l'oceano con un cucchiaino. Parlare di questi temi non risolve i nostri problemi. Eppure tutti questi sono i temi dei talk show.

Lei ha definito la puntata di domenica di Servizio Pubblico uno "spin off di Servizio Pubblico". Ma cosa ci può essere dopo?
Si può lavorare su questa base. Faccio notare una cosa: le puntate dei talk che hanno avuto successo si basano su scoop, dichiarazioni esplosive, ma non basta. Il racconto deve funzionare. E deve partire dal "documento", in questo caso il reportage dalla Terra dei fuochi.

Perché ci sono pochi tentativi di cambiare i format?
L'ho già detto, servirebbe sperimentare, fare teoria. Ma chi lo fa viene visto come un nullafacente. E poi non è funzionale al pensiero unico.

 

Intervento di Carlo Freccero Carlo Freccero e Camilla Nesbit Antonio Di Bella direttore di Raitre MIchele Santoro Lucia Annunziata e Carlo Freccero cf f c dc e f aeeee a BACIO TRA BERLUSCONI E FLORIS

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