biot tricarico

“OGGI LA VERA MINACCIA SONO GLI HACKER INFORMATICI, SONO LEGATI AI RUSSI E RUBANO SEGRETI LETALI. E NOI SIAMO IN RITARDO NELLE DIFESE” - IL GENERALE DINO TRICARICO, EX CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'AERONAUTICA, È CONVINTO CHE IL CASO WALTER BIOT NON RAPPRESENTI L’INSIDIA PIU’ GRAVE PER LE NOSTRE ISTITUZIONI - SI TRATTAVA DI SEGRETI DI PULCINELLA. NON FACCIAMO LE MAMMOLETTE, GLI AGENTI RUSSI FANNO SEMPLICEMENTE IL LORO LAVORO ALL'INTERNO DEL GRANDE GIOCO DELLO SPIONAGGIO”

Gian Micalessin per “il Giornale”

 

walter biot

«Considerare di estrema gravità il furto di documenti messo a segno da quell'ufficiale di Marina è come guardare al dito quando la vera luna è oggi lo spionaggio informatico». Il generale Dino Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica e Presidente di Icsa, una Fondazione considerata l'anello di collegamento tra servizi segreti, istituzioni e aziende italiane, è convinto che il caso del capitano di Fregata Walter Biot, per quanto sensazionale perché avvenuto in piena flagranza di reato, non rappresenti la minaccia più grave per le nostre istituzioni.

 

«Oggi la vera insidia persistente e quotidiana capace di spaziare dalla criminalità comune allo spionaggio - spiega Tricarico a Il Giornale - è la sottrazione di dati. Non a caso gli analisti americani la catalogano come Advances Persistent Threat ovvero Minaccia avanzata e persistente e puntano il dito su tre gruppi di hackers collegati allo stato russo e catalogati proprio in base al codice Atp».

hacker russi

 

Ci faccia capire

«L'Atp 29 è accusato di aver trafugato, l'anno scorso, i dati di aziende canadesi, inglesi e statunitensi impegnate nella ricerca sui vaccini anti Covid. Il gruppo Turla è considerato un'estensione dell'Fsb, l'ex Kgb. L'Atp 28 - detto anche Sofasil - ha un raggio d'azione e penetrazione vastissimo che va dai media alle Ong, dalle organizzazioni religiose alla difesa militare. I pirati informatici hanno oggi accesso a segreti di ben più ampio spessore rispetto a quelli trafugati da Biot».

dino tricarico

 

Dunque come cataloga il caso Biot?

«Hanno individuato un soggetto fragile largamente vulnerabile e ci hanno lavorato per vedere se un giorno non potesse trasformarsi in qualcosa di più utile per loro e di più dannoso per lo Stato italiano. Probabilmente se potessimo vedere i documenti al centro dello scambio ci accorgeremmo che si trattava di segreti di Pulcinella. Ma il nostro controspionaggio ha fatto un lavoro eccezionale».

 

I russi hanno messo nel mirino l'Italia.

«Non facciamo le mammolette, gli agenti russi fanno semplicemente il loro lavoro all'interno del grande gioco dello spionaggio. Sono qui per aver informazioni da fonte aperta, ma anche compiendo reati di questo tipo Del resto noi li copriamo con garanzie funzionali che sono in fondo il riconoscimento del loro lavoro».

 

Cosa deve farci veramente paura?

hacker russi

«I gruppi come l'Atp 28 e 29 o il Turla oltre ad acquisire informazioni riservate possono mettere a segno veri e propri attacchi allo Stato colpendo infrastrutture critiche. E qui danziamo veramente sull'orlo di un baratro. L'episodio del capitano di Fregata è una goccia nel mare se paragonato alla devastante pericolosità di quegli attacchi. Ma su quel fronte c'è ancora bisogno di tanto impegno».

 

Siamo impreparati?

WALTER BIOT

«Siamo in ritardo. Il governo deve accelerare la creazione di difese adeguate rispetto al pericolo cibernetico. L'adeguamento normativo è iniziato con il governo Gentiloni, ma ad oggi - come spiega una relazione al Parlamento della nostra Fondazione - abbiamo di fronte una realtà molto disordinata. Disponiamo di società altamente professionali pronte a lavorare per tutelare la sicurezza dello Stato che però non trovano una sponda istituzionale o industriale - come potrebbe essere Finmeccanica o Leonardo - per far nascere un brand italiano e garantire al nostro paese una corazza capace di difenderci dalla crescente minaccia informatica».

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