vittorio storaro

UN GENIO STO-RARO - VITA, PASSIONI E SEGRETI DEL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA, TRE PREMI OSCAR - DA "ULTIMO TANGO" AD ''APOCALYPSE NOW'': ''BRANDO ERA IRRICONOSCIBILE, LITIGO' CON COPPOLA SUL PERSONAGGIO DI KURTZ. FU L'AVVENTURA PIÙ PERICOLOSA E MAGNIFICA DELLA MIA VITA''

Malcom Pagani e Fabrizio Corallo per ''il Fatto Quotidiano''

 

vittorio storarovittorio storaro

Ultimo tango a Parigi, Novecento, Apocalypse Now. L’ultimo imperatore, Reds, L’uccello dalle piume di cristallo. Vittorio Storaro ha collocato negli scaffali tutti i ciak dei viaggi a cui ha partecipato tranne uno: “Quello de Il conformista di Bertolucci lo requisì Francis Ford Coppola. Venne a cena. Io non c’ero e convinse mia moglie ‘Mi sono fatto stampare la mia copia personale in 16 mm, non puoi negarmelo’. Lei non glielo negò e al di là del feticismo, per quello che ho vissuto con lui, va benissimo così”.

 

Con tre Oscar per la fotografia e il prossimo film di Woody Allen già pronto: “Ci scriviamo quasi tutti i giorni”, il figlio del proiezionista della Lux che vide il paradiso del cinema in calzoni corti: “Ero un po’ come il ragazzino del film di Tornatore, papà mi lasciava solo in cabina con qualche raccomandazione ‘se la fiammella della lampadina si scalda troppo, chiamami’” non ha smesso di cercare. “Ho sempre scavato dentro di me senza accontentarmi e continuo a farlo: se non evolvi, diventi la fotocopia di te stesso, se ti senti arrivato, sei finito. Come dice Alfonso Arau ‘se ti metti sul piedistallo è inevitabile che i piccioni ti caghino in testa’”. A giugno gli anni saranno 76: “E io mi ricordo ancora di quando vidi Chaplin per la prima volta”.

vittorio storaro oscarvittorio storaro oscar

 

Al cinema?

 

Nel giardinetto di casa in una sera d’estate. Mio padre arrivò con un enorme marchingegno sul tettuccio della macchina e un barattolo di vernice: “Divertivi- disse a me a mio fratello, sporcatevi e poi pitturate quella parete”. Ubbidimmo. E poi, con il buio, vedemmo l’omino.

 

Ricorda il film?

 

Scoprii tempo dopo che era uno spezzone di City Lights. Quella sera alzai gli occhi oltre lo schermo improvvisato e vidi la gente affacciata ai balconi sotto una grande luna.

 

vittorio storaro francis ford coppolavittorio storaro francis ford coppola

Pensava di diventare quel che è diventato?

 

Fu un esame di ammissione alla Scuola media a cambiare il quadro. 5 in storia, 4 in italiano, 3 in geografia, 2 in matematica. Respinto.

 

Oggi la chiamano maestro.

 

Ieri ero il peggiore tra gli allievi. Dovetti ripiegare su una scuola tecnica e fu la mia fortuna. Sostanzialmente studiavo fotografia. E mi piaceva.

 

A casa erano contenti?

 

vittorio storaro e (a sinistra) bernardo bertoluccivittorio storaro e (a sinistra) bernardo bertolucci

Papà, un uomo che sapeva essere anche molto duro, proiettava le preoccupazioni economiche sui figli. Era stato chiaro: studiare non era una priorità. Avremmo dovuto lavorare presto perché in famiglia non avevamo una lira. A casa, per dire, c’era una sola stanza da letto e io dormivo in cucina ai piedi della branda di mio fratello.

 

Quindi cominciò a lavorare?

 

Da garzone in un negozio di fotografia per 3.000 lire alla settimana e il paradosso è che dovetti iniziare a lavorare per poter continuare a studiare. La mattina in aula, al Duca D’Aosta. Il pomeriggio a pulire bacinelle, a stampare, a ritoccare le foto dei morti.

 

Sente di essere stato più bravo o più fortunato?

 

vittorio storaro   vittorio storaro

Se non avessi avuto fortuna avrei potuto continuare a ritoccare le foto dei cari estinti per tutta la vita. Me ne resi conto e provai  per due volte a entrare al Centro Sperimentale, la seconda a 18 anni, ma non avevo l’età. Il segretario si sorbì la mia storia dei miei sacrifici e ebbe un moto di compassione: “C’è la possibilità di una deroga. Ci provi, ma sappia che ci sono tre posti in palio su 500 domande e se dovesse arrivare a pari merito con qualcuno la escluderebbero”.

 

Lei ci provò.

 

vittorio  storaro   vittorio storaro

A forza di scremare rimaniamo in 27. Arriva il giorno dell’esame. Il mio cognome inizia con la S e viene sorteggiata la lettera B. Mi interrogano sul crinale del pranzo. Stremati. Affamati. Con l’occhio sull’orologio. Non ce la facevano più. Lo capisco, entro, rispondo alla prima domanda e non mi fermo più. Tremavo perché ero sicuro che alla seconda avrei fatto scena muta.

 

Gliela fecero?

 

Mi cacciarono: “Storaro, lei ha studiato, abbiamo capito, basta, basta”. Vinco il bando e mi danno 30.000 lire al mese, una cifra enorme per l'epoca, solo per continuare a studiare.

vittorio   storarovittorio storaro

 

 

Il primo grande successo della sua vita è Il conformista.

 

La scena del ballo tra Sandrelli e Trintignant, una scena in cui la luce dialogava con l’ombra, nasceva da un cortometraggio di 35 minuti che avevo fatto nel 1959 al Centro Sperimentale. L’attore era Marco Bellocchio.

 

Come a dire che non si dimentica niente?

vittorio   storaro   vittorio storaro

 

Come a dire che una scuola non è formata solo dai professori, ma anche dagli allievi. Al centro, in quel primo anno, finite le lezioni restavamo a discutere e a sperimentare.

 

La primissima esperienza?

 

Come uditore su Le sorprese dell’amore di Luigi Comencini. Avevo bisogno di vedere come era fatto un set. Pulivo le cassette, portavo gli chassis, preparavo i provini nella camera oscura. Carlo Carlini, il direttore della fotografia mi disse: “Perché non rimani qui con noi per il prossimo film? Che torni a fare al Centro?”. Rifiutai. Dovevo migliorarmi. Finire il secondo anno di studi e prepararmi bene. Credo di averlo fatto.

 

Carlini la richiamò?

 

Subito. Mi fece conoscere Marco Scarpelli, un mito, uno che si metteva il sigaro in bocca e illuminava l’anima sua e quella di tutti i teatri di Cinecittà. Gli feci da assistente e poi incoraggiato dallo stesso Scarpelli ‘Vai tu che ne sai molto più di me’ passai alla macchina per la prima volta ne Il Mantenuto diretto da Tognazzi.

 

 

redsreds

Poco dopo, nel 69, arrivò Franco Rossi per Giovinezza, giovinezza.

 

Per me Franco Rossi era quello che aveva lavorato in Smog con Ted McCord, l’uomo che aveva donato la fotografia, quella fotografia rivoluzionaria, a La Valle dell’Eden. Mi sembrava incredibile che volesse me, ma lui fu subito gentile. Mi chiamava ‘Vittorino’: “Amerei fare dei provini, legga la sceneggiatura. Vedrà che è interessante. Mi aiuti a trovare idee sul piano della visione, sul senso di trasformazione che vive l’Italia del 1935, sull’Odissea incombente.

 

novecento di bernardo bertoluccinovecento di bernardo bertolucci

Mi industrio, parliamo delle possibilità che il volto si veda in penombra per restituire il senso dell’identità in via di cambiamento dei giovani fascisti e Rossi sembra perfettamente d’accordo. Il giorno dopo, sul set, ferma le riprese e manda tutto all’aria: “Basta, non vedo niente, voglio che sia tutto chiaro, tutto illuminato!”. Rimango di merda e vado dall’elettricista: “Mettigli una padelletta di luce davanti al volto dell’attore e poi fai tu, domani non vengo”.

 

Si licenziò?

 

Si rivelò un uomo di spirito: “Non c’è nessun bisogno di andarsene Vittorino, lei faccia tutto quello che vuole, se c’è un momento in cui non ci capiamo e io ho bisogno di vedere un’altra luce in scena le strattono il braccio, senza fermare niente e nessuno”. Ho fatto tanti film importanti, Giovinezza, giovinezza è stato tra i più belli della mia vita. Sul set, a due giorni dalla fine delle riprese, piansi a dirotto. ‘Ti rendi conto - dissi all’aiuto regista Nello Vanin singhiozzando- “Tra poco quest’emozione non ci sarà più”. E lui: “Non puoi proseguire a suonare la stessa nota per tutta la vita”.

 

Lei ha suonato le più diverse.

 

ladyhawkladyhawk

Ho lavorato per comporre immagini che credo in fondo sia la funzione del cinema.

 

Alle sue spalle c’è una copia miniaturizzata di Caravaggio. Vocazione di San Matteo.

 

Ho studiato il quadro di un genio che con un solo segno cambia le arti figurative mondiali. La luce e l’ombra, il bianco e il nero, il passato e il futuro, l’umanità e la divinità. Prima di capire che in Vocazione di San Matteo il raggio di sole che entra dalla finestra non illumina assolutamente nulla c’è voluto tempo. Il tempo di imparare che, anche al cinema, le cose non sono mai come sembrano, ma come tu vuoi che siano rappresentate. O suggerite, come fa Bertolucci, un regista che anche grazie agli studi psicanalitici non mette mai in scena tutto ciò che è reale e concreto, ma lascia spazio all’elaborazione individuale di ognuno e alla parte onirica. Tutto è simbolico, Bernardo scrive con la macchina da presa.

 

E lei?

 

dick tracy dick tracy

Io faccio lo stesso con la luce e con l’ombra. Delineo lo spazio, do un ritmo all’immagine. Ci siamo ispirati a vicenda io e Bernardo, anche per questo siamo andati d’accordo per 35 anni.

 

Che ricordi ha di Ultimo tango?

 

Una grande libertà d’azione. Brando costruì il personaggio giorno dopo giorno lavorando alla sceneggiatura con Bertolucci. Bernardo voleva che la macchina seguisse Marlon ovunque: “È sciolto, può andare dappertutto e lo stesso può fare Maria Schneider”. Praticamente braccavamo due animali in gabbia.

 

apocalypse nowapocalypse now

Quanto era diverso il Brando che incontrò sul set di Apocalypse Now?

 

Un altro uomo. Arrivò sul set a due terzi del film. Era irriconoscibile. Appesantito. Stanco. In un attimo rividi il fermo immagine di Paul in Ultimo tango. Non poteva essere la stessa persona. Rimasi scioccato. Parlammo in francese e poco dopo iniziarono i problemi tra lui e Francis.

 

Brando litigò con Coppola?

 

apocalypse now apocalypse now

Non erano d’accordo sulla visione di Walter Kurtz, sul senso del personaggio, sulla sua fine. Non erano d’accordo su niente. Per Francis, Kurtz era la mela marcia che dice la verità e cioè che la guerra è un orrore. Io sapevo che Kurtz andava presentato quasi alla maniera del Tarzan di Burne Hogarth. Il meno realistico possibile. Quasi un fumetto.

 

Su quest’aspetto Coppola era d’accordo con lei?

 

Avevamo viaggiato per 27 ore fino all’Australia. Lì, in albergo, con Francis sdraiato per terra a

causa della scoliosi, avevamo discusso della visione simbolica di Kurtz. Prima di partire Coppola mi aveva messo in mano Cuore di tenebra di Conrad. Lo lessi per tutto il viaggio annotando idee e suggerimenti. Con Coppola, nonostante all’inizio non volessi fare il film, ero d’accordo su tutto.

 

addio fratello crudeleaddio fratello crudele

Perché non voleva fare il film?

 

Non volevo mancare di rispetto a Gordon Willis, direttore della fotografia de Il Padrino, di Tutti gli uomini del presidente e di tantissimi film di Woody Allen. Francis mi rassicurava: “Non è il suo stagno, non è adatto, non ha nessuna intenzione di girare nella giungla”. Ma io chiesi un incontro con Willis perché volevo sentirmelo dire da lui. Quando accadde, mi calai in Apocalypse Now.

 

Fu dura?

 

L’avventura più pericolosa e magnifica della mia vita. La giungla australiana non ci convinse. C’erano pochi asiatici e così ci trasferimmo nelle Filippine. Francis voleva fare un film durissimo, ma rifiutava l’approccio documentarista poi inseguito da Oliver Stone. Ci voleva lo spettacolo. Ci volevano le ballerine e la perdizione.

 

Nella prima scena, dopo la cavalcata delle Valchirie, con il villaggio distrutto si sente una voce rassicurante: “Vi vogliamo bene, siamo qui per aiutarvi”. Il contrasto tra i bambini della scuola che fuggivano e chi aveva bombardato era molto più efficace della banale esposizione di una tesi. Ai tempi va ricordato, la visione americana del Vietnam si limitava alla propaganda di Berretti Verdi

 

vittorio storaro     vittorio storaro

Prima ha detto direttore della fotografia, in realtà lei ha sempre rifiutato la definizione.

 

 

Non mi piaceva la parola direttore. Il cinema è come un’orchestra. È un’opera collettiva, non un’opera singola. Ci sono i solisti. Lo scenografo, il costumista, il montatore e però c’è un solo regista che li guida. Non posso fare come voglio: posso esprimere la mia creatività, la mia idea e le mie concezioni in un campo in cui so che ce ne sono altre e una persona sola che le unisce. Ho combattuto a lungo per far cambiare la dicitura ‘direttore della fotografia’ ai premi per il David di Donatello. Preferivo ‘autore della fotografia’. Alla fine mi hanno dato ragione.

 

Con Coppola, Beatty e Bertolucci lei ha vinto 3 Oscar.

 

Dopo il primo, a 40 anni, non uscii di casa per mesi. Ero svuotato. Era come se per capire dove stavo andando, dovessi prima sapere da dove venivo. Fermarsi fu utile.

 

Fu facile?

 

Per niente. Accettai anche un film in Francia, ma mentre tornavo a Roma capii che non avrei potuto farlo. “Perché sei triste?” mi chiese l’amico con cui viaggiavo. “Perché non ho avuto nessuna idea nuova, mi sono appoggiato su quelle che conoscevo già”. Per scuotersi serve una scossa. Anche inattesa. Sul  set di Apocalypse, per esempio, Brando entrò nella parte quando non se lo aspettava nessuno.

vittorio  storarovittorio storaro

 

Ce lo racconta?

 

Dovevamo girare una delle scene più difficili del film. Quella in cui si incontrano cacciatore e preda, Sheen e Brando e Marlon dà vita al suo storico monologo. Purtroppo Marlon era bloccato da giorni in un mutismo immobile e un po’ rancoroso. Coppola meditava di fermare le riprese. Lo trovai in cima a una torretta, sotto la pioggia, sdraiato e zuppo con la moglie a suo fianco. “Non ce la faccio più con le parole” disse.

 

“Ti prego, fammici parlare” risposi. Volevo tentare di spiegare a Marlon cosa avevo in mente. Francis acconsentì. “Io ti do solo un’indicazione con la luce- dissi a Brando-quando la vedi con la coda dell’occhio puoi iniziare a muoverti liberamente”.

 

Nacque una delle scene più importanti del cinema contemporaneo.

 

Facemmo le prove e dopo, al momento di girare vidi un altro Brando. Alto, non più ingobbito, totalmente rasato. Sembrava un gigante. Metteva paura. Andò in scena. E fu geniale.

GIROMETTI E STORARO GIROMETTI E STORARO

 

Sono stati film letterari.

 

Era come ritrovare il Faulkner che Camillo Bazzoni mi consigliava di alternare a Pavese nelle letture giovanili.

 

Con Bertolucci siamo rimasti amici?

 

A Bernardo devo molto se non tutto. Con lui ho viaggiato e condiviso tutto. A un certo punto rischiammo di perderci. Per sua stessa ammissione si sentiva onnipotente e ogni onnipotenza crea delle corti più o meno spontanee. Io a corte non volevo stare e mi defilai. Con il tempo abbiamo discusso, ci siamo dati torto e ragione, abbiamo fatto pace e siamo tornati a lavorare insieme e a volerci molto bene perché Bertolucci è una persona di un’umanità incredibile.

 

Era anche colpa sua?

VITTORIO STORARO VITTORIO STORARO

 

Non credo ma può darsi. Ho i miei difetti. Sono suscettibile, timido, anche molto permaloso. 

 

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...