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GIU’ DALLA SCALA! LA PRIMA E’ CON “L’ANDREA CHÉNIER" DI MARTONE, CHAILLY E LA STAR ANNA NETREBKO – IN CARTELLONE ANCHE NINO FRASSICA E "L'ARCHEO" AIDA PER FESTEGGIARE I 95 ANNI DI ZEFFIRELLI - MATTIOLI: “15 TITOLI, LA PROSSIMA STAGIONE SARA’ MOLTO RICCA. TANTA ROBA, COME DIREBBERO I GGGIOVANI, CHE ALL’OPERA NON CI VANNO” - VIDEO

 

Alberto Mattioli per la Stampa

 

scalascala

Tanta roba, come direbbero i gggiovani, che però all' opera non ci vanno. Presentata in pompa magna dal terzetto Beppe Sala, Alexander Pereira e Riccardo Chailly, rispettivamente sindaco, sovrintendente e direttore musicale, la prossima stagione della Scala è molto ricca: 15 titoli, tanti (e non troppi come pensa qualche consigliere d' amministrazione). Più o meno, sono quelli già trapelati dalle segrete stanze.

 

Roba anche buona? Qui il giudizio è più sfumato. L' Andrea Chénier inaugurale Chailly-Martone riporta all' onor del mondo il cosiddetto «verismo» (oltre a Giordano, c' è anche Zandonai, una ghiotta Francesca da Rimini Luisi-Pountney).

 

anna netrebkoanna netrebko

Cantano Anna Netrebko e consorte Yusif Eyvazov, più Luca Salsi, una sicurezza. Curioso che per fare un cast di Chénier si parta da lei e non da lui; più curioso ancora che Chailly ci tenga a precisare che quella del tenore «è stata una scelta spontanea». Come dire, non l' ha imposto la moglie.

 

L' altra produzione di Chailly è un Don Pasquale con la regia di Davide Livermore. Tornano due direttori che la Scala deve tenersi stretti, Michele Mariotti per l' Orphée di Gluck, versione francese per tenore, nel caso Florez, e Daniel Harding per il meraviglioso Fierrabras di Schubert, purtroppo con la regia di Peter Stein.

 

nino frassicanino frassica

Attesa per le nuove produzioni del Pirata di Bellini, che manca dai tempi della Callas, con Sonya Yoncheva nella parte che fu di Lei, dell' Ernani di Verdi con cast notevole ma scelta bizzarra di regia e direttore e del Fledermaus di Johann Strauss diretto da Zubin Mehta. Ha suscitato sensazione il fatto che Nino Frassica faccia Frosch, almeno fra chi non sa che è una parte parlata che nei teatri austrotedeschi si dà sempre ai comici.

 

Poi, alcune riprese inutili (ancora il Simone di Tiezzi e l' archeo Aida di Zeffirelli?), altre con motivi d' interesse (il Fidelio della Warner, perché lo dirige Chung), altre meritorie (l' Elektra di Chéreau). Il Mozart è La finta giardiniera importata da Glyndebourne e György Kurtág ha finalmente finito di scrivere Fin de partie che andrà quindi in prima mondiale alla Scala, essendosi sfilata Salisburgo dalla coproduzione. Ai ragazzi dell' Accademia tocca l' Alì Babà di Cherubini, scelta strana per dei giovani, oltretutto in italiano.

 

Bella la stagione di concerti, con molto Mahler e la Messa per Rossini voluta da Verdi, notevoli le ospitate (Dresda con Thielemann, Vienna con Mehta, la Radio bavarese con Jansons e Rotterdam con Nézet-Séguin). Sulle voci, da segnalare l' onnipresenza di Krassimira Stoyanova, il ritorno in recital degli arcidivinissimi Anna Caterina Antonacci e Jonas Kaufmann, il debutto di Brenda Rae (canta l' Exsultate, jubilate al concerto di Natale), che in Italia naturalmente nessuno sa chi sia. Infine, da segnalare qualche punzecchiatura fra Sala e Pereira (il sindaco: «Possiamo fare anche meglio e di più»; il sovrintendente: «Si può sempre fare meglio») e i titoli dei prossimi 7 dicembre: Les Vêpres siciliennes nel '18 e Tosca (pare) nel '19.

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