carlo verdone antonio albanese l abbiamo fatta grossa

IL CINEMA DEI GIUSTI - ''AH FAGOTTONA! SEMO IN DUE, SE FAMO 'NA TRIPLA??''. TORNA CARLO VERDONE, IN COPPIA CON ALBANESE. ''L'ABBIAMO FATTA GROSSA'' È UN FILM UN BEL PO' PIÙ ANTICO RISPETTO A CHECCO ZALONE, MA SOLO LUI SA METTERE IN UN FILM 50-60 CARATTERISTI, ALCUNI GRANDIOSI, CON CUI SCAMBIARE BATTUTE

Marco Giusti per Dagospia

 

carlo verdone  antonio albanese l abbiamo fatta grossacarlo verdone antonio albanese l abbiamo fatta grossa

L’abbiamo fatta grossa di Carlo Verdone

 

“A fagottona! Semo in due, se famo na tripla??!!”. Bene. Torna Carlo Verdone. In coppia con Antonio Albanese. Ma in un film suo, tutto girato a Roma, anzi nella Roma umbertina, quasi tutto in esterni, spesso mai visti, come i quartieri di Monteverde, Castrense, Aurelio, Trionfale o al caffè Tevere, proprio sul Lungotevere vicino a Ponte Marconi, dove muore Accattone. Diciamo subito che questo L’abbiamo fatta grossa, diretto da Carlo Verdone, che lo ha scritto assieme a Pasquale Plastino e a Massimo Gaudioso, è di molto superiore al suo ultimo film, Sotto una buona stella, troppo chiuso.

 

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In questo caso, già vedere Carlo nervoso, isterico, muoversi per le strade e le case di Roma, alla ricerca di un gatto scomparso o di uscire dalla trappola dove si è messo insieme a Albanese, ci mette allegria. E’ quasi quello, anzi, il film da seguire. Le mille battute, probabilmente neanche scritte, che fa con un cast estremamente ricco di volti di attori sconosciuti o poco noti che si muovono con lui per le strade di Roma.

 

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Al punto che anche la cantante lirica Anna Kasjan, che interpreta Lena, la barista formosa che si fidanza con lui, sembra un’attrice che ha trovato chissà come, quando sappiamo che invece è un vero soprano georgiano che Verdone ha incontrato sul set della “Cenerentola” rossiniana al Regio di Torino. E si sente chiamare “fagottona” da du’ coatti romani.

 

Ma è grandiosa anche la vecchia zia un po’ rincojonita che vive con Verdone, interpretata da Virginia Da Brescia, che sogna ogni notte che il defunto marito ci provi e lo rimprovera con un geniale “E’ finito ’o tiempo de ffa ammore”. O un’altra vecchietta, del tutto sconosciuta, che festeggia i suoi 88 anni mentre Verdone precipita nella sua torta di compleanno alla ricerca di un gattone rosso.

 

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Certo, rispetto ai tempi e alla velocità degli sketch e delle battute di Quo Vado di Nunziante e Zalone, diciamo che questo è un film un bel po’ più antico. O più adatto a un pubblico meno giovane, per dire così. Ma Nunziante e Zalone non hanno la stessa grazia che ha Verdone nel mettere in scena le piccole gag di tutti i giorni, di cercare tutte le 50-60 facce giuste che vediamo qui e ricercano costantemente una chiusa a effetto che finisce per essere un gioco divertente ma un po’ televisivo.

 

Almeno Carlo si sforza, dopo tanti grandi film comici, di giocarsi un’ambientazione più colta e meno effettistica o meno banale di quella che vediamo di solito al cinema. La storia segue i canoni dei vecchi Buddy Buddy anni ’70. Due personaggi, che non si conoscono, del tutto diversi, fanno un percorso grazie a un meccanismo narrativo, in questo caso uno sbaglio dell’investigatore privato Verdone che porta un marito che si sente tradito, Albanese, a un appuntamento che nulla c’entra con lui e a prendere una valigetta piena di soldi e non di vecchie foto compromettenti.

 

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Alla fine di questo percorso, che avrà una strada propria e porterà i due personaggi di fronte a una serie di situazioni comiche, i due diventeranno amici, cioè una vera coppia. Antonio Albanese, che con Cetto La Qualunque aveva raggiunto grandi incassi negli anni passati, ha la grazia di piegarsi al gioco del Buddy Buddy e al funzionamento della coppia comica con Verdone. Affida soprattutto al proprio corpo tutta la sua forza comica, mentre Verdone gioca più con battute e espressioni.

 

E’ una coppia nuova, che si deve trovare. Nelle scene con la vecchia zia, a tavola, Verdone e Albanese sono perfetti. Altrove meno. Ma è sempre un divertimento di classe e di grande livello e un gioco rispettoso delle singole comicità che si mettono sul piatto. Non è facilissimo, anche perché Verdone raramente ha provato il gioco di coppia con altri comici, pensiamo a I due carabinieri o al suo Dieci chili in dieci giorni.

 

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Stavolta ci prova con grande rispetto per la comicità di Albanese e in gran parte il gioco di coppia funziona. Anche se, credo, le parti migliori del film vadano trovate fra quei 50-60 caratteristi che Verdone ha piazzato ovunque nelle strade di Roma. In sala da giovedì.

VERDONE ALBANESEVERDONE ALBANESE

 

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