2016cannes cannes

LA CANNES DEI GIUSTI - ''MA' ROSA'' È UN FILM QUASI PERFETTO SUL MONDO DEGLI SPACCIATORI FILIPPINI - ''VOIR DU PAYS'' È SORPRENDENTE, INTELLIGENTE E ATTUALE. IN ITALIA NON LO AVREBBERO MAI PRODOTTO (PER FORTUNA È ARRIVATA KIM KARDASHIAN...)

Marco Giusti per Dagospia

 

kim kardashian atterra a canneskim kardashian atterra a cannes

Cannes. Settimo giorno. Per fortuna è arrivata Kim Kardashian con tanto di foto da Dolce Vita con 3,4K retweet e 19K di cuoricini mentre i brasiliani di Aquarius hanno clamorosamente protestato sul tappeto rosso e in sala grande per il tentativo di golpe in Brasile. Accolto piuttosto bene, e giustamente perché è un ritorno alle sue opere maggiori, il nuovo film del filippino Brillante Mendoza presentato in concorso, Ma’ Rosa.

 

ma rosa ma rosa

Interamente girato a agosto, il mese delle piogge, a Malauyoung, sobborgo pezzentissimo di Manila, dove tutti camminano in ciabatte, è una storia di miserie e infamità tra disperati in un posto dove può esserci solo corruzione e infelicità. La protagonista, Rosa, detta Mamma Rosa, Jaclyn Jose, capofamiglia di tre figli totalmente dipendenti da lei e di un marito rammollito e superpippato steso sul divano, ha una specie di negozietto dove fa piccolo smercio di shabod, droga in cristalli che va forte tra i filippini. Un giorno un gruppo di poliziotti si carica lei e l’inutile marito Nestor, Julio Diaz, perché qualche infame ha fatto la soffiata.

brillante mendozabrillante mendoza

 

L’infame è un certo Bong-Bong, lo ha fatto per far uscire di prigione il fratello maggiore. Visto che neanche lei ha i soldi per pagare i poliziotti corrotti per uscire, Ma’ Rosa si vende il suo fornitore di droga, certo Jomari, che viene acchiappato e menato di brutto. Jomari viene depredato subito di roba e soldi, 100 mila pesos, ma ne servono altri 100 mila se vuole uscire. Per i venditori di droga, nelle Filippine, c’è il carcere a vita. La moglie, poveraccia, ne può procurare solo altri 50 mila. Così la polizia si rifa su Ma’ Rosa.

ma rosama rosa

 

Deve trovare lei o la sua famiglia i 50 mila per fare uscire tutti. Ci penseranno i tre figli della donna, uno si venderà il televisore, la ragazza andrà a chiederli a una zia antipatica, zia Tilde, il più caruccio si venderà a un omosessuale piuttosto laido. Ma non sembra la prima volta né che la cosa lo sconvolga più di tanto.

 

Costruito benissimo nella sua catena di ricatti e soffiate, il film mostra una città sommersa di pioggia e di rifiuti dove sia Ma’ Rosa che la macchina a mano di Brillante Mendoza non stanno mai fermi, ma dominano il territorio. Non c’è nessun tipo di salvezza possibile, nessuna via d’uscita alla miseria e al giro infernale di soldi provocato dalla corruzione. Film quasi perfetto.

ma rosama rosa

 

Devo dire che è davvero sorprendente, intelligente e attuale anche il francese Voir du pays delle sorelle Delphine e Muriel Coilin, che ci avevano già dato il notevole 17 filles, passato a Un Certain Regard. Anche qui si parte dalla realtà di tutti i giorni. Un gruppo di giovani soldati e soldatesse francesi che se la sono vista brutta in Afghanistan, passano un breve periodo per elaborare e superare lo stress in quel di Cipro, l’ dove finisce l’Europa e inizia la Turchia.

 

voir   du  paysvoir du pays

Ma la tensione fra il piccolo gruppo, soprattutto fra le ragazze e i ragazzi, non si allentano affatto e rancori, razzismi e machismi verranno presto a galla. Le due ragazze protagoniste, Aurore e Marine, interpretate da Ariane Labed e Soko, vengono dalla Bretagna, dalla cittadina di Lorient, dove o fai il soldato o ti sposi un soldato. Andare militare è anche una fuga dalla realtà quotidiana.

 

Ma in Afghanistan hanno visto in faccia la morte e tre dei loro compagni sono morti. Dapprima i soldati ricostruiscono con un visore in 3D la loro missione, poi si confrontano fra di loro e con la gente del posto. Aurore cede alla corte di Christos, Andreas Konstantinou, per alleggerire la tensione che c’è tra i militari, ma la cosa finirà per imbestialire i soldati maschi. Non sarà una vacanza.

voir   du paysvoir du pays

 

voir du  paysvoir du paysvoir du paysvoir du pays

Le sorelle Coulin mettono in scena una storia difficile che nessun produttore italiano, credo, produrrebbe e che non è proprio una pagina edificante per il proprio paese. Diretto con grande attenzione e interpretato con partecipazione e sofferenza dalle ragazze, Voir du pays dimostra, assieme ai film di Maruon Ade e di Andrea Arnold, quanto il cinema al femminile sia vivo e interessante e si stia facendo largo nei paesi europei. Uno dei migliori film francesi visti a Cannes. 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?