c era una volta il west 2

GO WEST…ERN!  IL CRITICO MAURO GERVASINI SCEGLIE I CENTO FILM PIÙ BELLI DI UNO DEI GENERI PIÙ ICONICI DELLA STORIA DEL CINEMA - "C’ERA UNA VOLTA IL WEST" PER GERVASINI NON È IL MIGLIOR FILM DI SERGIO LEONE, E NEANCHE FRA I MIGLIORI DEL GENERE, MA VIENE INSERITO NELLA CLASSIFICA PERCHÉ IL SUO VALORE È UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTO - DUE DIAMANTI: I SETTE MINUTI DELLA CORSA DI DANIEL DAY-LEWIS E DEGLI URONI, FINO ALLA MORTE DI MAGUA, NEL SOTTOFINALE DI "L’ULTIMO DEI MOHICANI". E "UOMINI E COBRA"…

Estratto dell'articolo di Luigi Mascheroni per il Giornale

 

C ERA UNA VOLTA IL WEST

Il western, in fondo, è il cinema come si faceva una volta. CinemaScope maestoso, dialettica uomo-natura, un universo da cui le donne sono bandite, ma quando entrano in scena bisogna togliersi lo Stetson in segno di rispetto, Barber shop, la vendetta come spietato Rasoio di Occam che risolve in un lampo di Colt ogni problema, ranch, imperi, la Frontiera, i nativi americani, bande di fuorilegge, Monument Valley e caratteristi monumentali, sceriffi, eroi solitari (dietro i quali c’è sempre una comunità...) e zero retorica, troppo ingombrante da portarsi dietro nella bisaccia.

 

Ecco forse perché è un cinema che non è mai piaciuto molto al pubblico femminile, e oggi forse neanche più ai ragazzi (sì, certo, i due western di Quentin Tarantino forse hanno recuperato al genere qualche spettatore della Netflix generation...).

 

C ERA UNA VOLTA IL WEST 2

La grandezza del cinema consacrato al mito del West americano è indiscutibile. Ciò che invece si può dibattere è quali film costituiscano il canone western.

 

Ci prova, proponendo un elenco ragionato dei cento migliori western di tutti i tempi e i Paesi, il libro La collina degli stivali, curato da Mauro Gervasini e pubblicato come primo numero dei «Quaderni di Film Tv» che raccoglie le schede critiche del “Best of the best of the West” (l’orribile calembour è nostro) di una fra le più autorevoli riviste di cinema in Italia.

 

c era una volta sergio leone (12)

Comunque, al di là dell’opinabilità della lista, occorre dire che Mauro Gervasini, direttore storico di Film Tv («La collina degli stivali», che nella lingua del West indica il camposanto, era il titolo di una sua seguitissima rubrica), critico e selezionatore della Mostra del cinema di Venezia, è un cultore assoluto del genere, e occorse fidarsi. Cento film, cento schede- una colonnina di riassunto e una di analisi - più dieci titoli outsider (opere apparentemente marginali, ma imperdibili, una per tutte: il film francese Sole rosso di Terence Young, del ’72, con Charles Bronson, Ursula Andress e Toshiro Mifune, che uscì in sala contemporaneamente a Giù la testa di Sergio Leone ma incassò molto di più).

(...)

Uno. L’elenco proposto da La collina degli stivali non è una classifica in ordine di «qualità»; ma un elenco alfabetico, da A sud-ovest di Sonora di Sidney J.

 

Furie del 1966 a Winchester ’73, primo dei cinque western diretti da Anthony Mann con James Stewart protagonista. Due. A volte il giudizio sulla bellezza del film, in termini assoluti, è sacrificato in nome della sua importanza all’interno della storia del western: ad esempio C’era una volta il West per Gervasini non è il miglior film di Sergio Leone, e neanche fra i migliori del genere, ma lo inserisce fra i Most wanted perché il suo valore è appunto universalmente riconosciuto.

gervasini cover

 

Tre. Non c’è neppure bisogno di cominciare col giochino del «chi c’è - chi non c’è», «Io avrei messo questo...», «Ma perché non c’è quest’altro...». Gervasini per noi è la Cassazione in materia, e i film selezionati bastano e stra-avanzano (la vera domanda semmai è: «Chi li ha visti tutti e cento?»).

 

Film che (ri)vedremmo volentieri: I cancelli del cielo, il più grande disastro economico della storia del cinema, regia di Michael Cimino, anno 1980, troupe di 600 persone, 220 ore di girato (!), versione uncut di 216 minuti, resa dei conti definitiva con il sogno americano; Un dollaro d’onore di Howard Hawks, 1959, il film dal copione perfetto (e il dollaro gettato nella sputacchiera è il primo lontanissimo ricordo cinematografico di chi scrive, visione televisiva con papà, metà anni Settanta); Quel treno per Yuma, di Delmer Daves, 1957 con Glenn Ford e Van Heflin (alla faccia del remake), anche solo per ascoltare ancora 3:10 To Yuma cantata da Frankie Laine.

 

 

L ULTIMO DEI MOHICANI 19

Film che non abbiamo mai visto e vorremmo vedere su consiglio imperioso di Gervasini: Quaranta pistole di Samuel Fuller, 1957, che inizia con un’inquadratura interno-esterno di 3 minuti e 16 secondi, tutta in dolly, quando ancora non erano arrivati i droni e la loro miseria visiva («Dopo aver visto Quaranta pistole- scrive Gervasini- osi guarda un Melville o è meglio stare al buio»); La tortura della freccia di Samuel Fuller, 1957, non fosse altro perché l’eroe è un sudista, e la parte sbagliata della storia è sempre letterariamente e cinematograficamente la più interessante; e Il grande silenzio di Sergio Corbucci (a proposito: avete mai notato che i migliori registi italiani di western hanno lo stesso nome di battesimo: Leone, Sollima e Corbucci?), anno 1968, girato sulle Dolomiti e con spettacolare finale in cui trionfano i cattivi (olè!).

 

uomini e cobra

Per il resto, dovendo rubare dall’enorme tesoro del cinema western due diamanti, sceglieremmo: i sette minuti della corsa di Daniel Day-Lewis e degli Uroni, fino alla morte di Magua, nel sottofinale di L’ultimo dei Mohicani, e non solo per la colonna sonora di Trevor Jones e Randy Edelman. E il sottinteso del film Uomini e cobra (1970), applicabile a quasi tutto il cinema western. E cioè che tra gli uomini e il cobra è sempre meglio fidarsi di chi striscia.

 

 

Ultimi Dagoreport

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...