chromebit - il pc di google in usb

SFIDA A CHI CE L’HA PIÙ PICCOLO (IL PC) - GOOGLE STA PER METTERE IN VENDITA UN COMPUTER COMPRESSO IN UNA CHIAVETTA: PER USARLO BASTERÀ COLLEGARE LA USB A UNO SCHERMO - COSTO? 100 DOLLARI

Valerio Venturi per il “Fatto quotidiano”

 

Chromebit - Il pc di Google in usb  Chromebit - Il pc di Google in usb

Il cielo in una stanza ci sta? Di sicuro la tecnologia permette, e già da un po’, di creare oggetti tecnologici multifunzione in spazi minimi. Per esempio: un pc in una usb-pen si può fare. Per gli alberi al posto delle pareti e via dicendo, per dirla con Gino Paoli, ci vuole ancora tempo. O fantasia.

 

La novità è che Google sta per commercializzare un suo Chrome-pc, prodotto da Asus in una pennetta tascabile multicolore grossa meno di un dito. Stiamo parlando della Chromebit, disponibile a breve a meno di 100 dollari. E pensare che in origine i cervelli elettronici occupavano uffici per fare calcoli minimi. Con la Chromebit, diavoleria con os by BigG, le funzioni base sono garantite.

 

Chromebit - Il pc di Google in usb Chromebit - Il pc di Google in usb

Le caratteristiche – 2 giga di ram, 16 gb di memoria, bluetooth 4.0, usb 2.0, wifi 802.11, processore quad core – sono soddisfacenti, visto il prezzo. Ovviamente serve una tv o un altro schermo a cui collegarla e non è roba per professionisti . Ma per le grandi masse potrebbe andare. Niente di nuovo: già nel 2011, certi norvegesi proponevano l’usb-pc dual core Cotton Candy. L’informatizzazione massiva passa anche da qui: prodotti a basso costo, sistemi e oggetti facili da usare.

 

Il computer, spesso sostituito da uno smartphone o da un tablet – quelli base sono più economici, quelli evoluti provano a fare i pc, grazie a Asus, Lenovo e Acer – sarà un accessorio anche di altri aggeggi che fanno parte del nostro panorama domestico. Le televisioni, naturalmente, sempre più smart: sul mercato si riverseranno schermi prestazionali e capaci di offrire un’esperienza paragonabile a quella che si ha utilizzando devices connessi in rete.

 

Sony, che tra l’altro rilancia il suo walkman come lettore musicale portatile hi-fi, mostra l’Android Tv (basta un economico dongle da prendere in rete, per farsela da sé, ma questa è super definita); Samsung punta sul suo sistema operativo Ti-zen, e altri lo fanno ancora più strano, scegliendo l’os di Firefox. Ma parlavamo di computer. In vista nuovi processori, connettori, memorie. I pesci grossi che fanno?

Chromebit - Il pc di Google in usbChromebit - Il pc di Google in usb

 

Se Mountain View, che offre os, app e servizi, propone hardware innovativi, i concorrenti non stanno a guardare. Microsoft ha annunciato Windows 10 (e il 9? Mah…), ma lavora anche ai nuovi tablet Surface e a smartphone che se la vedranno anche con Kodak, che si mette a fare telefonini; Apple rinnova la gamma, facendo come già accaduto scelte radicali (il portatile con unica porta usb multifunzione e cose così); poi come si sa lancia l’i-watch: diventerà un must-have, riuscendo laddove gli orologi android hanno fallito (non son diventati di massa)?

 

GoogleGoogle

Ci sono quindi i wereable device, la tecnologia indossabile. Per provare la realtà virtuale o aumentata tocca agli Oculus di Facebook, mentre Sony realizza Morfeo e i competitor ci provano con alternative. Per altri scopi, tra gli indossabili a scopo specifico promossi da una miriade di start up si parla di XMetrics, dell’ultratrentenne Andrea Rinaldo: promette di aiutare i nuotatori e altri sportivi a monitorare le performance in modo nuovo, con un oggetto di gomma da mettere in testa. L’emotiv insight brainware, presentato al Ces 2015, colpisce invece perché trasforma le onde cerebrali in comandi. …Ma ce n’è un mondo.

 

Ancora: le stampanti 3d, più a buon costo, che cercano di farsi largo tra professionisti e tra consumer (la mod-t costa sui 200 euro), promettendo rese migliori, con più materiali; i droni, disponibili da un po’ ma sempre più cool; le action-cam, già di uso più interpretabile; la gtar, chitarra con led che vi dice che tasti schiacciare, per i pigri. Tanta roba, troppa. Si capirà a Natale che cosa avrà funzionato; mentre aspetteremo l’anno che verrà, affidandoci ancora una volta alle visioni dei tecno-guru, evangelisti del nuovo con interesse per i fatturati.

 

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