LA S-COPERTA DI “LINUS” - I 50 ANNI DEL MENSILE A FUMETTI NATO NEL 1965 E DIVENUTO, NEGLI ANNI '70, RIVISTA DI CONTESTAZIONE E MILITANZA - FINO ALLA CRISI DEGLI ANNI OTTANTA E ALLA TEMPORANEA CHIUSURA DEL 2013

Gianfranco De Turris per “il Giornale”

 

linus primo numero linus primo numero

«Che bella età la mezza età...» canticchiava l'indimenticabile Marcello Marchesi, ma si era negli anni '60 ante «contestazione» e la situazione poteva effettivamente apparire rosea. Oggi le cose sono alquanto diverse, purtroppo, ma che una testata raggiunga il mezzo secolo è certamente un traguardo importante, tanto più se si tratta di una testata del tutto atipica come Linus, l'unico mensile a fumetti rimasto in vita dall'epoca in cui di riviste di questo genere ce n'erano tante, cioè gli anni '70 e '80 del secolo scorso, una vera «età d'oro», poi travolta da mille problemi editoriali.

 

Linus dunque è giunta sino al 2015 ed è molto diversa dalle sue origini, allorché fu una vera novità e incise sul costume e sulla cultura. Le origini di Linus, o meglio del modo in cui Linus affrontava il fumetto, sono in Apocalittici e integrati di Umberto Eco che nel 1964 analizzò la cultura popolare svelandola al colto e all'inclita sinistra impegnata, facendo capire che pasolinianamente «tutto è politica» sviscerando il fumetto, la canzonetta, la pubblicità. Insomma, spiegando che anche queste cose di bassa lega erano importanti.

 

vignetta brambilla da linusvignetta brambilla da linus

Giovanni Gandini pubblicò Linus (dal nome di uno dei personaggi dei Peanuts di Charles Schulz) nell'aprile 1965 e lo tennero a battesimo Elio Vittorini, Vittorio Spinazzola e Oreste del Buono. Era un mensile all'epoca del tutto inedito che univa fumetti e cultura e in cui nomi importanti non si vergognavano di scrivere, nuovo e accettabilissimo, adatto a ogni tipo di lettore, che apriva orizzonti sul fumetto americano e non solo, satirico, intellettuale e di avventura. Pur se blandamente di sinistra, non imponeva in modo pressante il punto di vista dei suoi critici di punta. Pensate un po', ci scrissi anche io pubblicando interviste a Forest, l'autore di Barbarella e a quel matto di Jacovitti.

 

elio vittorinielio vittorini

Poi però esplose la «contestazione» e piano piano le cose cambiarono. Anche in Linus entrò la politica, o meglio l'ideologia, sia nei commenti sia nelle scelte editoriali, irritando i lettori che non erano certamente di sinistra. Restava una rivista significativa e diffusa, ma era diventata militante. Dimostrava nell'ambito del fumetto d'autore e avventuroso come potesse funzionare una certa egemonia, se la si sapeva ben usare, per condizionare il pubblico e indirizzarlo.

 

Tanto per far capire la situazione a quelli che non li hanno vissuti, erano gli anni della guerra del Vietnam e della opposizione all'intervento americano, erano gli anni in cui era di moda il maoismo e l'esimio professor Eco, sempre lui, si fece valido sponsor di un libro dal titolo che è tutto un programma: I fumetti di Mao (Laterza, 1971). Insomma, il clima culturale era questo e bastano alcuni esempi per far capire come allora Linus da rivista intelligente rivolta a tutti divenne sempre più militante, seguendo l'onda della «contestazione» nata in America.

 

oreste del buono oreste del buono

Al Capp, l'autore di Li'l Abner, ospite d'onore al primo Salone Internazionale dei Comics di Bordighera proprio nel 1965, osannato nei primi numeri, diviene all'improvviso un «qualunquista» quando inizia a prendere pesantemente in giro i pacifisti e gli intellettuali di sinistra come la cantante Joan Baez (aprile 1967); nel pubblicare le storie a fumetti dedicate ai Berretti Verdi, le truppe antiguerriglia USA in Vietnam, la rivista ne prende le distanze considerandole una denuncia dei metodi dell'imperialismo, il che non era vero, e parteggiando per gli avversari (agosto 1967); la pubblicazione di Little Orphan Annie, famoso e lacrimoso fumetto di Harold Gray, è l'occasione per una sparata contro l'America tradizionalista e conservatrice; la rivista censura ben sei strisce di Li'l Abner in cui si satireggiava Bob Kennedy (ucciso nel giugno 1968) perché ritenute «stridenti» e «discutibili» (ottobre 1968)...

 

oreste del buono e pasolini oreste del buono e pasolini

Ma il sintomo esplicito della decisione di schierarsi apertamente, al di là dei fumetti che pubblicava, fu la creazione a Linus dell'inserto Sommario Libreria (maggio 1969) dove si parlava di cronaca politica, cultura e libri: i collaboratori senza il paravento del fumetto entravano a gamba tesa nell'agone e parlavano liberamente recensendo libri e riviste dei contestatori e della sinistra estrema.

 

Ovviamente nulla impediva di farlo, ma Linus a cinque anni dalla nascita non era più la rivista degli esordi, non era più «leggera», ma «fiancheggiatrice». Per circa un decennio fu una specie di quinta colonna della sinistra contestatrice. Poi le acque si chetarono, i toni si smorzarono, pur restando una intonazione «progressista», sino al punto da indurre Oreste del Buono, che si autodefiniva un «fasciocomunista» ben prima di Antonio Pennacchi, a chiedere al sottoscritto di collaborare alla rivista per portarvi idee diverse.

 

Iniziai nell'aprile 1981 su Linus e nel gennaio 1982 su Alteralter, e conclusi rispettivamente nel luglio 1983 e nell'agosto-settembre 1983. Una straordinaria esperienza poi insabbiatasi per decisione della redazione, forse accortasi di stare osando troppo, come ho raccontato in dettaglio nel mio libretto Camerata Linus (1986).

LJUBA RIZZOLI ANGELO RIZZOLILJUBA RIZZOLI ANGELO RIZZOLI

 

Mi invitò a scrivere OdB, ma poco dopo diede le dimissioni da direttore appena esploso lo «scandalo P2» che coinvolse Angelo Rizzoli. Lo sostituì il caporedattore Fulvia Serra la quale mai impose nulla né censurò nulla, aprendo ai punti di vista e alle idee di uno come me che interpretava i fumetti, la fantascienza e il fantastico in modo eterodosso. Ero una mosca bianca, anzi una mosca nera, che portava scandalo e scompiglio. In un convegno antifascista a Cuneo nel novembre 1982 un docente ultracomunista denunciò la mia pericolosità accusandomi di plagiare i giovani lettori di Linus!

 

L'aspetto veramente importante di quella collaborazione fu che feci accettare su Alteralter una rubrica, «La Biblioteca di Babele», in cui venivano presentati racconti fantastici inediti di autori italiani noti o esordienti da me selezionati, dando spazio a una narrativa all'epoca ancora boicottata. Insomma, per un certo periodo di magra Linus fu anche il vessillifero del fantastico italiano. Un altro dei tanti suoi meriti questo, fra alti e bassi, come ovviamente può accadere, che però non tutti oggi amano ricordare.

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