“DAI, CAZZO!” - LA PELLICOLA “SUBUMANA” (COPY STEFANO DISEGNI) DE “I SOLITI IDIOTI”, OLTRE A RIEMPIRE LE SALE E INCASSARE SECCHIATE DI EURO, HA AVUTO IL MERITO DI RISVEGLIARE DAL COMA PROFONDO I RE SALOMONE DELLA CINE-CRITICA - NELLE BORSETTATE TRA PIERA DETASSIS E IL VALSECCHI, NEL BOTTA E RISPOSTA A MEZZO ‘CORRIERE’ TRA GRASSO E MEREGHETTI, L’UNICA COSA CERTA È CHE LE RECENSIONI SONO DIVENTATE UN REGOLAMENTO DI CONTI - BIGGIO E MANDELLI SE NE FREGANO: SBARCANO A TEATRO E PREPARANO IL SEQUEL DEL FILM…

1 - SCORRETTI, VOLGARI, IRRIVERENTI
Pier Paolo Mocci per "Il Messaggero"

Scorretti, volgari, irriverenti e al limite (forse superato) della blasfemia, al punto di programmare la tappa romana del tour teatrale proprio l'8 dicembre, festa dell'Immacolata. Una data che, forse, potrebbe inibirli e costringerli a tagliare il loro cavallo di battaglia, tra le scene madri del film: l'immagine di Gesù Cristo che scende dal crocefisso e che si materializza in uno scatenato ballerino da discoteca. Sono «I soliti idioti», il cafone Ruggero e l'inetto figlio Gianluca, un fenomeno da oltre 10 milioni di euro rastrellati al botteghino e qualche milione di contatti su YouTube per le gag passate in questi anni su Mtv (a febbraio andrà in onda la quarta stagione).

Nel frattempo le grevi gesta di Francesco Mandelli e Fabrizio Bigio riempiono i teatri. Al motto di «Dai c..zo!» si registrano sold out un po' ovunque (domani tappa a Perugia, sabato Firenze, mercoledì Latina) per approdare a Roma appunto tra sette giorni esatti, all'Atlantico Live. Non curanti delle critiche, Mandelli e Biggio promettono fuochi d'artificio, assicurando di cambiare show ogni sera. «Ovvio che la struttura è la stessa - racconta Francesco - ma finora non c'è stato uno spettacolo uguale all'altro. Una volta usiamo alcuni personaggi, la sera dopo aggiungiamo monologhi o giochiamo col pubblico».

Insomma, «I soliti idioti - Live» è un evento popolato da facce buffe e spesso patetiche, da Niccolò e Gigetto a Giampietro e Marialuce «gli Immoralisti», ai due preti attenti al marketing passando per Sebastiano e la Postina, fino alla coppia gay Fabio & Fabio. «La volgarità fa parte del nostro marchio di fabbrica - prosegue Mandelli - prendere o lasciare. Siamo così, le critiche le avevamo messe in conto, ma siamo sereni perché non è un prodotto per educande.

Ognuno da noi si prende ciò che vuole, senza scomodare la sociologia». Il fenomeno «I soliti idioti» del resto è solo all'inizio del suo lungo iter multimediale. Pietro Valsecchi, il produttore del film, li ha messi sotto contratto, per almeno altri 2 film per il grande schermo. «Stiamo già scrivendo il sequel che dovrebbe uscire il prossimo anno. Poi ci saranno un libro con le gag inedite e le nuove puntate che andranno in onda su Mtv. E tanti altri progetti che stiamo valutando, web compreso». Senza però tirare troppo la corda. «Andremo avanti finché avremo qualcosa da raccontare - assicurano entrambi - ci fermeremo un attimo prima che il pubblico possa stancarsi di noi».


2 - IL FILM PIÙ STUPIDO È L'UNICO CHE SVEGLIA I CRITICI IN BAMBOLA
Pedro Armocida per "il Giornale"

Ma allora, alla fine, se è un «non film» (Piera Detassis su Ciak ), «una fotografia che angoscia lo spettatore (Paolo Di Stefano su Il Corriere della Sera ), «solo marketing» (Michele Anselmi su Il Riformista ), «uno specchio che rimanda al vuoto» (Concita De Gregorio su La Repubblica ), «male costruito e banalmente interpretato » (Gianni Rondolino su La Stampa ),«nipote delle commedie del ventennio fascista» (Emiliano Morreale su Il Sole 24 Ore ), insomma ciarpame, perché I soliti idioti è il film dell'anno di cui non si smette di parlare?

Anche ora che la fenomenale commedia interpretata dalla coppia Biggio& Mandelli è a fine corsa nelle sale cinematografiche (dove in meno di quattro settimane ha totalizzato più di 10 milioni e mezzo di euro al botteghino facendo felice Pietro Valsecchi che produce e Medusa che distribuisce), la battaglia sul film si tinge di colori ancora più accessi. Così Piera Detassis, direttore del mensile di cinema Ciak , nel numero in edicola verga un editoriale che non lascia scampo: «In sala trionfa I soliti idioti eppure qui non è arrivata una sola mail a commento. Voi che di solito parlate di tutto, inveite su tutto, non una parola».

Com'è possibile? Semplicemente perché, «come accade anche per i Cinepanettoni, non interessa i lettori di Ciak, innamorati del cinema, cioè di altro». E poi un fuoco di fila contro il film diretto da Enrico Lando. Dapprima con le staffilate di Paolo Mereghetti che- peraltro sbagliando il cognome del regista - si scaglia contro «la giustificazione colta, il rimando cinefilo» per spiegare l'idiota comicità, e poi con l'affondo finale di Stefano Disegni.

Al celebre vignettista dell'ultima pagina del magazine il film ha fatto così schifo che non gli è venuto neanche un disegno e allora ha scritto un' apocalittica lettera a mano: «Ieri ho visto I soliti idioti. Una roba da subumani interpretata, si fa per dire, da due tizi con due facce anonime come un condominio di periferia... Ora pare che questo insulto alla dignità del paese e all'intelligenza dello spettatore stia incassando palate di quattrini... Se davvero questa roba piace alle nuove generazioni, l'Italia non ha futuro».

Naturalmente le motivazioni di Ciak sono anche un po' più prosaiche per via di alcune invettive pronunciate da Valsecchi in una recente intervista a Il fatto quotidiano. Il produttore se l'è presa con la Detassis rea di non aver inserito I soliti idioti al festival di Roma da lei diretto: «È una simpatica ragazza che viaggia ampiamente al di sopra delle proprie possibilità e della vita ha capito poco. Una miracolata, come tanti, troppi altri».

Parole quantomeno ineleganti ma Valsecchi, si sa, è fatto così, quello che pensa dice.
Ma ciò che sembrerebbe confinato a sterili conflitti personali assume contorni più generali perché disegna anche una mappa delle varie forze in campo. Così giustamente Dagospia si domanda se la rubrica «sprezzante» di Mereghetti, critico anche del Corriere della Sera, non possa essere letta anche come «una risposta ad Aldo Grasso» che sul quotidiano milanese aveva difeso l'omonima serie televisiva di Mtv da cui il film è tratta.

Valsecchi peraltro ammira il critico televisivo del Corriere , tanto da avergli intitolato una sezione del sito della sua casa di produzione Taodue: «Le critiche di A. Grasso». Naturalmente positive. E Dagospia attraverso Marco Giusti è un fan della prima ora dell'operazione di Valsecchi.

Si tratta di un giro vorticoso di amicizie e di «bande» critiche come non si assisteva da anni. Con Mariarosa Mancuso su Il Foglio (uno dei pochi critici positivi del film insieme a Gianni Canova) a citare, e male, Michele Anselmi che le ha risposto per le rime con una lettera su Dagospia .

E poi ancora Piera Detassis che prende in giro alcuni «spiegoni sociologici, assai fighetti e sopraffini» (che ce l'abbia proprio con Canova che ha parlato di una commedia «in stile Risi che inaugura l'estetica "newbrow"»?). Insomma gli (in)soliti idioti Biggio& Mandelli (che, intanto, se la godono in attesa del cd, dvd, del sequel, dello spettacolo teatrale...), piaccia o no, hanno compiuto un miracolo, anzi due: ravvivando le sale cinematografiche ma soprattutto la critica italiana. Che prima, se non era scomparsa, quantomeno non si sentiva bene.

 

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