SILENZIO, PARLA BRADBURY! IL GENIO DELLA FANTASCIENZA FA A PEZZI INTELLO’ E POLITICAMENTE CORRETTO: “3 DELLE MIE FIGLIE VIOLENTATE E RAPINATE DA NERI. SEMMAI RIUSCIRÒ A TROVARE QUEI BASTARDI, LI AMMAZZERÒ"

Adriano Scianca per “Libero quotidiano”

 

BRADBURYBRADBURY

«Se un domani diventassi sindaco mi basterebbe una notte, accidenti, per pianificare, cambiare, costruire e migliorare!». È un vero peccato che a scendere in campo per davvero Ray Bradbury non ci abbia mai pensato seriamente. O forse in fondo è un bene, perché il tempo dedicato alla città sarebbe stato sottratto al mondo, il cui immaginario ha avuto bisogno di un Bradbury fino all’ultimo giorno impegnato nella cosa che meglio gli riusciva: scrivere. Romanzi, racconti, qualche saggio. E anche tante interviste.

 

Dodici di queste sono oggi raccolte nel volume Siamo noi i marziani. Interviste (1948-2010) (a cura di Gianfranco de Turris e Tania Di Bernardo, Bietti, pp. 292, euro 20). Il libro è un condensato di giudizi irriverenti su tutto e su tutti. Ci sono i suoi eroi, tutti decisamente pop: da Walt Disney («Un genio»; «mi piacerebbe che fosse sindaco di Los Angeles») al fondatore di Playboy Hugh Hefner («È uno dei più grandi rivoluzionari del sesso»).

 

Per le categorie della società civile generalmente tenute in gran conto, invece, c’è solo disprezzo, siano giornalisti («I giornali sono il boccone di traverso della nostra epoca») o intellettuali («Non appena si diventa intellettuali si comincia a mentire»). Molte delle conversazioni vertono ovviamente sullo scrivere: come e perché farlo, perché dedicarsi alla fantascienza ecc.. Ma sono soprattutto i giudizi sulla realtà politica e sociale a stupire.

 

BRADBURY COVER LIBROBRADBURY COVER LIBRO

Che Bradbury fosse tendenzialmente un conservatore si sapeva, ma la prosa tagliente con cui vengono liquidati mostri sacri del pensiero dominante non può che stupire. I russi, spiega, «erano l’impero del male - su questo punto, Reagan aveva assolutamente ragione». I pompieri che bruciano i libri? Vi si può vedere in filigrana ogni dittatura di destra o di sinistra, ma, sollecitato su un accostamento al Ku Klux Klan, Bradbury replica: «Anche la sinistra vorrebbe bruciare alcuni libri, ma non lo fa. Non glielo permettiamo».

 

Il sindaco di Los Angeles, poi, «è un grosso idiota», anche perché invece di pensare a rendere più funzionale la città «vuole costruire un monumento per gli immigrati, asettico, enorme e inutile». Meglio non parlargli di gender o cose simili: «Esistono due razze di persone: gli uomini e le donne. Poco importa ciò che le femministe vogliono farci credere».

 

Da qui anche gli sberleffi a quei collettivi femministi che protestavano per lo scarso protagonismo delle donne nelle Cronache marziane. In tutto il libro c’è un disprezzo malcelato per la cultura snob, intellettualistica: «Il romanzo di New York - quello dell’intellettuale ebreo semiomosessuale di quarantanove anni - non è credibile.

Bradbury Bradbury

 

Ecco qual è l’argomento di un tipico romanzo newyorkese di oggi: un uomo che compie quarantacinque anni, intellettuale, pieno di sé e del suo QI. Il suo problema è: divorzierà? Andrà a vivere con la sua amante o con il ragazzo in fondo al corridoio? Ma, soprattutto, è ebreo, il che gli crea dei problemi; oppure è di colore, e questo gliene crea ancora di più».

 

Bradbury Bradbury

Impressionante l'attualità di alcune pagine di Fahrenheit 451 sulla frammentazione della società in tante minoranze arroganti ed esclusiviste: Bradbury sa di aver «previsto l'avvento del politicamente corretto con quarantatré anni di anticipo». Ma femministe o comunità etniche, per lui, possono anche andare a quel paese: «Che siate maggioranza o minoranza, piantatela! Che tutti quelli che vogliono dirmi cosa devo scrivere vadano al diavolo! La loro società si frammenta in sottosezioni di minoranze che, in effetti, bruciano libri, proibendone la lettura».

 

Bradbury Bradbury

Figurarsi come avrà reagito uno così alle rivolte etniche di Los Angeles del 1992: «Tre delle mie figlie sono state violentate e rapinate da uomini di colore, per cui anch’io nutro dei pregiudizi. E, semmai riuscirò a trovare quei bastardi, li ammazzerò». La sua ostilità a questo genere di dinamiche sociali sfocia in parentesi radicalmente reazionarie: «Non approvo nessuna rivolta - in nessun luogo, mai». Se avesse conosciuto la Boldrini, sicuramente ne avrebbe fatto una regina cattiva di qualche impero marziano...

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