irene ghergo

COGITO GHERGO SUM (VE LA DO' IO LA TV) - “’NON È LA RAI’ È L’ULTIMO FORMAT RIVOLUZIONARIO REALIZZATO IN ITALIA - DAGOSPIA MI CHIAMA ''FINOCCHIA''? LA GAYAGGINE NON SI BATTE. IO HO INFARCITO LA TIVÙ DI GAY MA OGGI SI STA ESAGERANDO” - VITA, OPERA E MIRACOLI DI IRENE GHERGO

Francesco Canino per http://www.panorama.it

 

IRENE GHERGO E GIANNI BONCOMPAGNIIRENE GHERGO E GIANNI BONCOMPAGNI

Se non fosse che iconico è l’aggettivo più abusato degli ultimi anni da blogger e giornalisti, verrebbe voglia di scriverlo senza paura di scadere nell’ordinario: Irene Ghergo è la più iconica delle autrici televisive italiane.

 

Dal sodalizio con Gianni Boncompagni al legame professionale con Piero Chiambretti, passando per Non è la Rai, le domeniche con Maurizio Costanzo e due Miss Italia con Simona Ventura, in trent’anni e più di carriera ha messo assieme esperienze e aneddoti da poterci scrivere almeno un paio di libri.

ENRICO LUCHERINI - IRENE GHERGO - SIMONA VENTURAENRICO LUCHERINI - IRENE GHERGO - SIMONA VENTURA

 

Potente (sussurrano in molti), “finocchia” (sostiene Roberto D’Agostino), seduttiva (diceva Carmelo Bene), anti mondana e viziata (dice di sé), ha accettato l’intervista a Panorama.it a una condizione: “Non farò le pagelle, perché so quanto sono permalosi quelli della tivù”. E allora cominciamo.

 

Irene, togliamoci subito una curiosità: in tivù vanno avanti i talentuosi o i ruffiani?

Una buona dose di ruffianeria spesso fa una carriera, discreta ma con evidenti limiti. In generale a tutti piace essere adulati. Io sono attratta in maniera sistematica dagli antipatici, perciò gli adulatori dopo un po’ mi annoiano.

 

Ma quanto sei stata adulata?

CHIAMBRETTI - IRENE GHERGO - DIEGO DELLA VALLECHIAMBRETTI - IRENE GHERGO - DIEGO DELLA VALLE

Abbastanza. Nella vita privata più che nel lavoro. Questo è un ambiente strano: un giorno sei sul piedistallo, quello dopo ti prendi sonori ceffoni. Ma le sberle vanno messe in conto, sennò meglio starsene a casa a fare il punto croce.

 

Quanto a sberle, sul lavoro ne hai più date o ricevute?

Ne ho più date. Ma dovrei fare due conti.

 

Una piuttosto sonora, te la rifilò metaforicamente Biagio Agnes quando lavoravi con Boncompagni a una fortunatissima Domenica In. Cosa accadde?

IRENE GHERGO E ALFONSO SIGNORINIIRENE GHERGO E ALFONSO SIGNORINI

Di preciso non si è mai capito. Quando metti la testa fuori e cominci ad avere un po’ di successo, è un attimo che comincino a circolare malignità. Agnes non mi spiegò mai cosa accadde, ma fece in modo che io e Gianni non lavorassimo più assieme nonostante realizzassimo ottimi ascolti: fu una dolorosa ingiustizia. A riesumarmi fu Pippo Baudo.

 

A proposito, gli hanno affidato la prossima Domenica In. Come se la caverà?

Pippo non l’ho chiamato per i suoi 80 anni, ma gli ho telefonato dopo questa investitura. Farà bene perché è un gran professionista. La questione anagrafica? Una scemenza inaudita. Dire come andrà è impossibile: oggi ci vuole una dose sconsiderata di fortuna, non ci sono più i mezzi di un tempo, non c’è più la possibilità di sperimentare. È molto complicato fare tivù.

 

GIANNI BONCOMPAGNI - MARISA LAURITO - IRENE GHERGOGIANNI BONCOMPAGNI - MARISA LAURITO - IRENE GHERGO

Poi si scontrerà con la corazzata D’Urso, che sul fronte degli ascolti spesso domina.

Lei funziona perché non ha paura di sporcarsi le mani. Quanto alla tirannia dello share, diffido di quelli che “non si vive di soli ascolti”: poi li vedi lì in ansia fino ai dati Auditel delle 10 del mattino. Boncompagni voleva fare un programma dal titolo Bassi ascolti ed io avrei adorato farlo: purtroppo il progetto non si è mai concretizzato.

 

Oggi però i grandi ascolti sono un miraggio, con la proposta televisiva più frastagliata che mai.

irene ghergoirene ghergo

Oggi bisogna bilanciare puntando su un’immagine molto forte, come fanno alcuni talent e certi scafatissimi conduttori. Che poi, a pensarci, è quello che capitava a Non è la Rai: noi non facevamo mai ascolti alti, ma il programma aveva un’immagine fortissima, tanto che in poco tempo è diventato un fenomeno. Panorama e L’Espresso gli dedicavano le copertine, al bar se ne parlava manco fosse la finale di Sanremo.

 

A distanza di 25 anni dalla prima puntata, ancora resiste nell’immaginario collettivo. Qual è il segreto?

Perché è stato l’ultimo vero format rivoluzionario realizzato in Italia. Era totalmente originale, spiazzante, fuori da ogni cardine, lontano dal già visto con quelle piccole dive di periferia che diventavano star.

 

irene ghergo e urbano cairoirene ghergo e urbano cairo

All’epoca ti definirono una kapò, perché si diceva che sfoggiassi una certa autorità con le ragazze.

Bisognava fare così: Dio solo sa cosa succedeva fuori dagli studi, al Palatino. Poi imposi una rivoluzione nel look: via gioielli e paillettes, trucco essenziale perché volevo qualcosa di fresco e moderno. Io giocavo di sottrazione, loro in piena adolescenza mi detestavano perché avrebbero voluto addobbarsi come Moira. Anche la stampa mi odiava perché non prestavamo il fianco: eravamo inflessibili, nessuno poteva entrare.

AMBRA ANGIOLINI E GIANNI BONCOMPAGNIAMBRA ANGIOLINI E GIANNI BONCOMPAGNI

 

I social oggi adorerebbero o massacrerebbero Non è la Rai?

Sarebbe molto amato. Ma non credo sia ripetibile, perché è stato qualcosa di unico.

 

Lo rifaresti?

Io un tentativo negli anni l’avrei fatto, ma non si è mai concretizzata l’opportunità, purtroppo.

 

Aldo Grasso continuerebbe ad accusarvi di spingere sul “lolitismo virtuale”.

gianni boncompagni ambra angiolinigianni boncompagni ambra angiolini

(ride). Macché, ci ha massacrato a lungo poi quando l’ho conosciuto mi ha regalato un suo libro: “A Irene Ghergo, un mito”, scrisse nella dedica.

 

Il sodalizio televisivo Boncompagni-Ghergo è stato fortunato come pochi altri.

La fortunata sono stata soprattutto io. Ho imparato da Gianni quel poco che so, con una scuola completamente anomala: è stato un privilegio lavorare con un rivoluzionario come lui. Si lavora senza copione, solo con scalette articolate: solo i conduttori con talento vero riuscivano a stargli dietro.

 

A proposito, non credi che oggi talento sia una delle parole più abusate in tivù?

LE RAGAZZE DI NON E LA RAILE RAGAZZE DI NON E LA RAI

Assolutamente sì. Volevo fare un programma e chiamarlo No talent: guardare alla personalità più che al talento, era un progetto carino e giovanilistico che poteva avere un discreto successo. Oggi tutti si riempiono la bocca con la parola talento, poi si va avanti ottimizzando quello che c’è.

 

I più talentuosi che hai incontrato sul tuo cammino televisivo?

Da Boncompagni a Costanzo fino a Chiambretti. Sono stata maledettamente fortunata.

 

barbara palombelli barbara palombelli

Il ricordo più bello del periodo in cui hai lavorato con Maurizio Costanzo?

Ogni riunione era un divertimento. “L’ospite non può venire? Togliete la sedia”, diceva a quelli che avevano fatto la nottata per le sostituire l’ospite di punta.

 

Hai lavorato anche con Carlo Freccero. Non è un po’ sprecato nel cda Rai?

Lui è un altro genio. Dovrebbe fare l’autore o dirige una rete. Forse per miopia, le sue doti non vengono sfruttate. Peccato.

 

Con Maria De Filippi hai firmato Il ballo delle debuttanti, nel 2009.

Maria è di un altro pianeta, vola sopra le teste di tutti per le capacità straordinarie che ha. Non è imitabile e provoca travasi di bile perché trasforma in oro tutto ciò che tocca. La guardi e pensi: ma come fa? Perché per condurre tutti quei programmi ci vuole una carica psico-fisica fuori dall’ordinario e contrariamente a molti, non ti dà mai l’aria di una stressata, sconvolta. Ha delle energie soprannaturali.

maurizio costanzo  2maurizio costanzo 2

 

Poi c’è Simona Ventura. Come sono state le due edizioni di Miss Italia con lei?

Ci siamo divertiti come matti. Lavoravo con Peppi Nocera, che è una mia creatura, lo scorso anno è venuto anche Enrico Lucherini e devo dire che ho adorato fare le selezioni. Con Simona si è creato un rapporto felice e siamo diventate amiche: lei ha l’ottimismo nel dna, dà una grande carica al gruppo con cui lavora, cosa non scontata in quest’ambiente.

 

Quanti personaggi hai lanciato nella tua carriera?

Diciamo che ne ho parecchi sulla coscienza. Barbara Palombelli fu una delle prime: mi era piaciuta perché aveva un’aria da Biancaneve ma faceva domande ficcanti. La portai da Gianni e le affidammo una rubrica a Domenica In. Oggi la considero una delle più brave. Poi ingaggiammo Sandro Mayer, un grande: fu una piccola rivoluzione perché all’epoca i giornalisti non venivano ancora chiamati nei programmi d’intrattenimento.

 

Come dimenticare poi il mitologico Roberto D’Agostino?

Talentuoso, imprevedibile, politicamente scorretto. Acchiappò al volo quella chance, si dimostrò adatto. Lo adoro, siamo grandi amici.

maria de filippi bikinimaria de filippi bikini

 

Su Dagospia ti ha definito finocchia.

Nel privato e nel pubblico ho condiviso la mia vita con dei gay straordinari. La gayaggine non si batte, certi presunti maschi dovrebbero imparare da loro. Io poi ho infarcito la tivù di gay e sono stata molto imitata: oggi si sta esagerando, a questo punto giocherei di sottrazione.

 

In tivù esiste una lobby gay?

Ma quale lobby gay? Fesserie. E se c’è, io non me ne sono resa conto. Di certo è meglio averli come amici che come nemici.

 

Irene Ghergo è meglio averla come amica o nemica?

simona ventura maria de filippisimona ventura maria de filippi

Sono molto diretta e impulsiva. Se una persona non mi piace lo mostro in modo evidente, certo volte esagerando. Non mi piace l’ipocrisia, dote assai diffusa in tivù.

 

Si narra di uno scontro colossale tra te e Giancarlo Magalli.

Da Boncompagni-Magalli si passò a Boncompagni-Ghergo e non la prese bene. Oggi siamo andati oltre.

 

Ad Alfonso Signorini dicesti: “Farò di te una star”. Ci sei riuscita?

L’ho conosciuto durante una cena e intuii delle grandi potenzialità. “Farò di te una star”, gli dissi congedandolo. Lui se ne andò incredulo. Chiambretti era titubante: “In video non ce la farà”. Sostituì all’ultimo minuto D’Agostino a Chiambretti C'è e funzionò.

 

Hai lanciato anche Antonello Piroso, uno dei giornalisti più bravi in circolazione ma incomprensibilmente senza un programma da anni.

antonello pirosoantonello piroso

Antonello è uno davvero bravo. Certe carriere spesso vengono interrotte dal carattere e penso che nel suo caso sia così, sennò non si spiega, viste le indubbie capacità.

 

Con Luca Telese invece i rapporti furono molto meno idilliaci. Che successe?

È stata una cosa sofferta. Lo conobbi durante una colazione con Maria Luisa Agnese, mi sembrò sveglio. Lo arruolammo come collaboratore ai testi ma chi ha il fuoco da video non si adatta e scattano dinamiche polemiche. Lui puntava alla luce rossa, era evidente, e ha raggiunto i suoi obiettivi.

luca teleseluca telese

 

I tuoi impegni per la prossima stagione televisiva?

Continuerò a lavorare con Piero Chiambretti, come ho fatto nelle ultime stagioni con Grand Hotel Chiambretti. Il nuovo progetto non è ancora definito ma ci ragioneremo a breve. Sono contenta perché Piero è uno dei più bravi su piazza.

 

Nuovi format nel cassetto?

Per carità. Come dice sempre Boncompagni, le idee sono solo quelle che si realizzano, il resto si può cestinare. Ho delle cose in testa, qualcuna l’ho anche scritta, ma mi guardo bene dal rivelarne i dettagli perché c’è sempre chi è pronto a copiare. Che poi, sapessero almeno copiare bene.

 

 

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